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Mons. Staglianò al V Convegno delle Chiese di Calabria

Si è concluso il 10 Ottobre il V Convegno delle chiese di Calabria. Ad aprire il convegno mercoledì 7 ci ha pensato il cardinale Camillo Ruini, presidente del Comitato per il progetto culturale della Cei. La quattro giorni ecclesiale si è svolta nell’affascinante cornice di Le Castella. Il tema principale dell’evento è stato “Comunione è speranza. Il dono e gli impegni delle Chiese calabresi per testimoniare il Risorto nel nostro tempo”. Tra i tanti presenti anche gli amministratori politici comunali e provinciali. A fare gli onori di casa è stato il nostro vescovo, Monsignor Antonio Staglianò, nativo di Isola Capo Rizzuto ed ex parroco di Le Castella: “Tutta l’esistenza della Chiesa – esordisce Staglianò-  è plasmata dalla comunione e nella verità della comunione si gioca moltissimo, se non tutto, della credibilità della Chiesa.  “Lasciamo ai sociologi il compito proprio di offrirci un panorama e una interpretazione della condizione dell’umano nelle nostre società, opulente e secolarizzate. In ordine alla fede – continua Staglianò – e all’esperienza ecclesiale dobbiamo notare che alcune dinamiche sociali e alcune tendenze culturali, piuttosto diffuse anche in Calabria, hanno effetti nocivi e sfavorevoli per tutto ciò che è vita comunitaria della persona”. Staglianò conclude col pensiero di essere comunità: “vivendo la comunione ecclesiale “non è un optional” ma il modo “concreto e vero con il quale si diventa santi”. 

Proprio in questi giorni di convegno un lutto familiare ha sconvolto la famiglia Staglianò e il nostro amato Vescovo alla quale vanno le più sentite condoglianze per l’improvvisa perdita del fratello Giuseppe. Tutta Isola Capo Rizzuto è in lutto per la scomparsa dell’appuntato scelto Giuseppe Staglianò, fratello di Monsignor Antonio Staglianò. Pino, com’era chiamato da tutti in paese, si è spento nelle prime ore del mattino di giovedì 8 ottobre, se n’è andato all’improvviso, un infarto se lo è portato via. Pino aveva solo 47 anni e tanta gioia di vivere, lascia a questo mondo la moglie Marcella e due figli, Ilaria 18 anni e Gregorio 20. La messa è stata presieduta dal vescovo di Crotone, Monsignor Graziani, insieme al parroco di Isola Don Edoardo. Circa quattro mila le persone presenti davanti al Duomo di Isola per i funerali, era conosciuto e amato da tutti in paese. Tra le tante persone ovviamente non poteva mancare un nutrito gruppo di membri dell’Arma in rigorosa divisa, oltre alla Polizia di Stato, la Guardia di Finanza e il corpo dei vigili. Tante le presenze illustri anche dal mondo ecclesiastico con una rappresentativa delegazione del clero netino. Tutto si è svolto sulle note de “Il Silenzio”. Molte lacrime hanno accompagnato la santa messa, proclamata all’aperto per far sì che tutti potessero partecipare. 

Toccanti soprattutto le parole di Monsignor Staglianò che ricorda cosi il fratello: “Pino era un ragazzo straordinario, viveva per la sua famiglia ed era orgoglioso di far parte dell’Arma dei Carabinieri. La morte è il peggior nemico dell’uomo – continua Don Tonino – dovremmo renderci conto che la morte fa parte della vita, ma il dolore è troppo per farsene una ragione”. Uno Staglianò con gli occhi lucidi e una voce quasi tremante ricorda la sera prima della sua scomparsa: “Quella sera è venuto al convegno, era entusiasta di fare la foto col Cardinale Ruini, lo visto per la prima volta in cravatta ed era bello. Ho già nostalgia di te, di tutte quelle cose che non abbiamo fatto, di tutti gli inviati che mi hai fatto e che purtroppo spesso ero costretto a rifiutare per motivi ministeriali. Ora non ci sei più, e te ne sei andato proprio ora che io ero qui da te, forse il destino ha voluto ciò, sono contento di averti potuto vedere felice la sera prima”.


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Il 20 ottobre XXV di sacerdozio del nostro Vescovo

La consulta delle aggregazioni laicali in occasione dell’anno sacerdotale indetto dal Papa, organizza un Convegno per riflettere sul sacerdozio nella felice  ricorrenza del XXV anniversario sacerdotale di S.E. Mons. Antonio Staglianò. Il convegno avrà come tema: “Sacerdozio comune e sacerdozio ministeriale”. Il programma si articolerà in tre sere a partire dal 18 ottobre. Si concluderà il 20 alle ore 18 con la solenne concelebrazione eucaristica presieduta dal nostro vescovo nella chiesa cattedrale di Noto, l’omelia è stata affidata a Mons. Giuseppe Agostino (Vescovo emerito di Cosenza-Bisignano), sarà lui uno dei relatori del convegno insieme al prof. Giuseppe Savagnone docente di filosofia a Palermo. L’evento è un momento di crescita e di vera ricchezza spirituale e culturale per tutti e anche l’occasione per dimostrare una vera e sentita vicinanza filiale al nostro Vescovo Mons. Staglianò nell’anno giubilare del suo sacerdozio. Approfittiamo della ricorrenza per informare i nostri lettori che tra le diverse nomine effettuate dal Consiglio episcopale permanente della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), durante l’incontro tenuto a Roma dal 21 al 24 settembre u.s., ce n’è una che reca particolare gioia alla nostra Chiesa netina. Il nostro Vescovo, è stato nominato membro della Commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali. Auguriamo al nostro Pastore, già da tempo impegnato in tale duplice campo, di poter spendersi con maggior  autorevolezza e impegno in questo vitale servizio in un mondo in continuo e rapido cambiamento. Un mondo che, ha sempre più urgente bisogno, per il suo avvenire, di speranza, di fraternità e di pace, che solo Cristo Gesù può comunicare e dare agli uomini di questo tempo, perchè solo il Figlio di Dio è per il mondo la “Via, la verità, e la Vita”. 

Sempre a Roma Il nostro Vescovo, viene ricevuto in udienza dal Santo Padre Benedetto XVI nella mattinata di venerdi 18 Settembre nella sala degli Svizzeri a Castelgandolfo, in occasione dell’incontro di formazione per i vescovi ordinati nell’ultimo anno, organizzata dalla congregazione dei Vescovi presso la sede dei Legionari di Cristo. Nell’occasione dell’incontro il Santo Padre ha fatto dono ai Vescovi di una croce pettorale in segno di comunione e di collegialità apostolica. Il nostro Vescovo si è trattenuto alcuni minuti col Santo Padre che dopo aver ricordato la loro missione -servizio di teologi-pastori gli ha elargito una benedizione speciale per la nostra Diocesi.

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E’ terminato il 30 Settembre il Convegno Pastorale Diocesano

Si è concluso a Noto in Cattedrale il Convegno Diocesano Teologico Pastorale celebrato dal 28 al 30 settembre voluto dal Vescovo di Noto  Mons. A. Staglianò. Il convegno è stato moderato da d. Ignazio Petriglieri. Il tema affrontato è stato: “Caritas quaerens veritatem”. Sono stati diversi i relatori che si sono alternati nei tre giorni. E’ stata davvero numerosa la partecipazione del clero diocesano e dei fedeli laici che sono ritornati alle loro rispettive parrocchie con nuovo entusiasmo e con la gioia di testimoniare a tutti la carità di Cristo. Nella sezione Documenti trovate già in buona parte gli ATTI del Convegno che sono gratuitamente scaricabili nel formato pdf.

   Nella sezione “Documenti trovate gli ATTI>>
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Monastero di Paganica. Testimonianza delle Clarisse

Ormai sapete delle conseguenze disastrose del terribile terremoto del 6 aprile per Paganica, L’Aquila e numerosi territori dell’Abruzzo. Il nostro Monastero ha subito il crollo del tetto e di altre parti, compresa la Chiesa, rendendo il tutto completamente inagibile. In un istante siamo state spogliate di tutto, ma il dolore più grande è la perdita della nostra amata Madre Maria Gemma Antonucci, nostra colonna e sostegno. Siamo vive per miracolo, salvate dalla carità e dal coraggio dei soccorritori che ci hanno estratte dalle macerie. Diverse di noi sono ferite e abbiamo la certezza che la Madre, come il buon pastore, ha dato la sua vita perché le sue pecore fossero salve. Madre Gemma era una donna profondamente innamorata di Dio e vera Sorella Povera di S. Chiara. Negli ultimi tempi ci parlava spesso dell’eternità e della vita beata in Lui. Il Signore l’ha preparata a questo abbraccio definitivo. Nata a Crecchio (CH) il 16 settembre 1947 da Iolanda e Guerino, ultima figlia dopo Renato e Camillo. Desiderava appartenere a Dio solo e nonostante l’opposizione netta della famiglia, entrò dalle Clarisse di Pollenza (MC) il 28 ottobre 1968 ed è stata Maestra delle novizie. Donna laboriosa ed umile, dal sorriso schietto e caldo, amante della preghiera, aveva dentro di sé un forte spirito missionario che la spingeva ad andare incontro a chiunque ne avesse bisogno. La raggiunge un’ulteriore chiamata di Dio quando accoglie l’appello di aiuto delle clarisse dell’Aquila ormai ridotte a sei sorelle e tutte molto anziane. E’ il 1994, anno centenario della nascita di S. Chiara. Una nuova chiamata di Dio viene accolta quando in questa povertà, il nostro cappellano dell’epoca P. Gabriele Marini o.f.m., durante una Celebrazione Eucaristica, pensa alla possibilità che le sorelle possano lasciare il centro storico per trasferirsi a Paganica (frazione dell’Aquila) nel Convento dei frati, ormai chiuso, immerso nel verde e nel silenzio. Fin dal 1447 la Beata Antonia, fondatrice del Monastero insieme a San Giovanni da Capestrano, aveva abbracciato la Prima regola di Santa Chiara, e nel corso dei secoli le sorelle ne hanno custodito il corpo incorrotto. Per tutto questo viene detto un sì fiducioso e sofferto dalle sorelle anziane. Nel pieno abbandono nelle mani del Padre e in obbedienza alla Sua Parola che ci chiedeva un nuovo esodo facciamo il nostro ingresso a Paganica il 16 luglio 1997. In questo passaggio entra la prima giovane sr. Rosa Maria Chiara Tufaro, ora vicaria, e poi negli anni successivi, sr. Chiara Antonella, sr. Maria Giuseppina, sr. Chiara Ilaria, che si prepara alla Professione Solenne il 2 agosto, sr. Maria Laura, Professa Temporanea, sr. Chiara Francesca, novizia di primo anno, e Sandra, postulante. Anna si preparava ad entrare in Monastero il 3 maggio e desidera con forza abbracciare la povertà con noi. Infine gli altri due pilastri della fraternità sono sr. Maria Geltrude di 92 anni e sr. Maria Paola di 99 anni. Ogni giorno di questi anni a Paganica abbiamo sperimentato i segni dell’Amore di Dio. La struttura era vecchia e aveva bisogno di grossi interventi di restauro. Non siamo riuscite ad avere finanziamenti e abbiamo fatto quanto era possibile lavorando con le nostre mani (facevamo le icone scritte e con le stampe) e sperimentando nel quotidiano la Provvidenza che mai ci abbandona, come ci diceva sempre Madre Gemma. Donna di comunione e di relazione, pur essendo giovani ci ha rese responsabili e, larga di vedute, sapeva cogliere sempre il nuovo come lo Spirito suggeriva alla nostra fraternità, per essere segno e testimonianza in terra d’Abruzzo, favorendo incontri e veglie di preghiera. Il terremoto, in un istante, ha spazzato via ogni cosa: gli affetti, la casa, la Chiesa, i progetti immediati per il futuro, ma non ci ha strappato la speranza e quella stessa fiducia in Dio Padre, del quale ci sentiamo figlie amate. Desideriamo ritornare a Paganica e di lì ripartire per essere una piccola luce che illumina la notte e un seme di speranza; ricostruire proprio quel luogo per il quale la Madre ha dato la sua vita fino in fondo affinché il chicco di frumento, caduto in terra, porti molto frutto e il “vaso di alabastro spezzato” continui a spargere il suo profumo. Grazie a Madre Gemma, grazie a tutti coloro che si prodigano nello stringersi intorno a noi con la preghiera, l’affetto e la carità! Preghiamo affinché questa Pasqua, vissuta nella carne insieme con Cristo crocifisso, porti quella vita più forte di ogni morte e che la gente dell’Abruzzo possa risorgere con Cristo dalle macerie. 

Le vostre sorelle povere di Paganica

Gemellaggio con la Diocesi dell’Aquila

 Dopo il terremoto in Abruzzo abbiamo subito espresso la nostra solidarietà con la preghiera e l’aiuto concreto (sono stati raccolti 45.000 euro, inviate alla Caritas italiana per i progetti di cui avremo informazioni man mano che si realizzeranno). Fin dall’inizio, però, era chiaro che non ci saremmo potuti fermare alle prime emozioni. La Caritas ha avviato dei gemellaggi tra regioni d’Italia e zone dell’Aquila richiamando i passi del Signore che si avvicinò ai discepoli di Emmaus aiutandoli a trasformare il loro dolore e chiarendo l’intenzione di fondo di stare “con la gente”. Alla Sicilia e alla Lombardia è stata assegnata la zona di Paganica (nota per le immagini televisive della chiesa della Concezione con la facciata che si staccava e la Madonnina recuperata dai vigili del fuoco, anche di Sicilia). Così siamo andati – un gruppo di volontari collegati con la Caritas e con l’Azione cattolica – dal 26 luglio al 9 agosto per incontrare e ascoltare la gente, contribuire ad attività di animazione nelle tendopoli, vivere momenti comunitari di preghiera e di amicizia.

Ora la visita viene ricambiata e si avviano così rapporti di gemellaggio sul modello che abbiamo sperimentato con l’Irpinia e che sperimentiamo con l’Africa: incontrarci, conoscerci e sostenerci in un dare e ricevere alla pari. Avremo due prime visite che si sono potute più facilmente concordare.

Sabato 19 settembre, un gruppo musicale della parrocchia di Paganica ci farà ascoltare alcuni canti nati dopo l’esperienza del terremoto (ore 21,30 Modica – Atrio Comunale). Sarà anche proiettato un video sul terremoto e la presenza della Caritas realizzato da Telestrada. L’iniziativa è promossa insieme alla Consulta della pastorale giovanile diocesana e cittadina e all’Azione Cattolica.

Da sabato 26 a lunedì 28 settembre avremo in diocesi un seminarista di Paganica, che è anche membro attivo della Caritas parrocchiale, Federico Palmerini. Ci ha colpito molto la sua capacità di aiutarci a realizzare la mappatura dei bisogni trasformando ogni incontro in visita evangelica (cosa che il nostro Sinodo, alla quattordicesima decisione, ci propone nel rapporto con il territorio).

– Per questo abbiamo pensato di realizzare con lui anzitutto un seminario per confrontarci su come possiamo rapportarci al territorio ascoltando la gente. Terremo il Seminario sul tema “Con la gente… conoscere i bisogni, incontrare le persone, far fiorire fraternità e giustizia”, domenica 27settembre dalle 16 alle 18,30 presso le Monache Benedettine di Modica. Sono invitati in modo particolare parroci, operatori pastorali, volontari, Caritas parrocchiali.
 
– Vi saranno inoltre incontri con la testimonianza di Federico Palmerini e la testimonianza di quanti siamo andati in Abruzzo sabato 26 alle ore 19,30 presso la parrocchia san Giovanni Battista di Avola, focalizzando di più gli aspetti ecclesiali; domenica 27 alle ore 20 presso l’Aula consiliare del Comune di Modica, focalizzando di più i temi sociali e civili.

– Federico inoltre darà un saluto al nostro Convegno diocesano di inizio anno pastorale.

Nell’attesa di incontrarci, a tutti un fraterno saluto nel Signore

Per la Caritas diocesana, i responsabili
Sac. Vincenzo Rametta, Diac. Giuseppe Vassalli, Maurilio Assenza

Dal 26 luglio al 9 agosto Caritas e AC tra i terremotati in Abruzzo

Più di ventiseimila sfollati, la maggior parte nelle tende con sbalzi enormi di temperatura tra il giorno e la notte in un territorio dove le piogge sono continue, con una vita che trascorre senza molte persone e tutti i luoghi cari, ammassati gli uni accanto agli altri con i problemi di convivenza che si moltiplicano: questa è L’Aquila oggi. La realtà raccontata da chi in questi mesi è andato per condividere è diversa dalle immagini televisive e molto distante dagli annunci della pronta ricostruzione. Certo, non c’è solo questo: c’è anche la forza d’animo e la fede della gente, la voglia di ricominciare, la dedizione di tanti volontari. E c’è un modo di essere accanto come quello scelto dalle Caritas: condividendo la vita della gente che vive in tenda attraverso piccoli gruppi che si stanno alternando in questi mesi nelle varie zone de L’Aquila. Ritrovando nella preghiera l’orizzonte della speranza e il senso di una presenza che vorrebbe essere piccolo riflesso dell’amore del Signore. “Con la gente, si avvicinò e camminava con loro …” è infatti lo slogan scelto dalla Caritas per ricordare come si sta accanto cercando di essere strumento di Gesù che, già lungo la strada di Emmaus, aiutò a cambiare la disperazione e la solitudine in speranza e comunione. Si va con l’intenzione quindi di restare vicini oltre l’emergenza, nella prospettiva del gemellaggio. Esso si esprimerà in opere concrete – come centri di comunità, con annessi piccole abitazioni per le persone più fragili, o il sostegno ad attività di microeconomia – ma soprattutto nella fedeltà della relazione e in possibili sviluppi di reciprocità. La Sicilia già da maggio è presente nella zona assegnata di Onna-Paganica. La nostra diocesi sarà presente dal 26 luglio al 9 agosto con tredici volontari della Caritas e dell’Azione cattolica, che andranno a nome della nostra Chiesa locale e che ad essa ritorneranno per raccontare e tenere viva la condivisione.

Una preghiera poetica del Vescovo su Maria Scala del Paradiso

Mentre ci prepariamo il 3 agosto a celebrare la Solennità di Maria Scala del Paradiso presso il Santuario diocesano, il nostro Vescovo ha composto una poesia su Maria Scala del Paradiso. Il Vescovo ha dichiarato che “è giusto che la nostra patrona venga venerata in “tutta” la Diocesi” ed è per la devozione popolare che deve servire il componimento di questi versi poetici e mistici di Mons. Staglianò. Nella autentica devozione si coglie anzitutto la coscienza filiale con la quale il credente di Noto si rapporta a Maria, Scala del Paradiso, affinché nel suo volto veda le grazie da chiedere, – dice il Vescovo – senza vergognarsi di farlo. Attraverso questa preghiera poetica – auspica il Vescovo –  si possa arrivare all’ammirazione di Maria come la ricchezza umana cercata, testimoniando così che con Maria possiamo vivere la  vita umanamente bella, infine – afferma ancora il Vescovo – la richiesta di protezione tutta inscritta nell’annuncio grande con il quale Maria ci apre il cielo e ci porta al cielo (coincide con la rivelazione che Ella porta nel seno): “Dio è solo amore”. 

Anche il noto mariologo Padre Stefano De Fiores in una nostra intervista realizzata nel mese di maggio 2008, in merito al significato del titolo di Scala del Paradiso attribuito alla nostra venerata immagine della Madonna così si esprimeva: “In Scala del Paradiso c’è senza dubbio l’immagine di Maria conduttrice, tramite tra il cielo e la terra, tra l’uomo e Dio. Proprio la teologia dell’icona, con il richiamo alla scala di Giacobbe, ci porta al Paradiso quindi ci conduce al cuore di Dio. Ma perché questo compito è affidato da Dio proprio a Maria? Innanzitutto per la sua fede, perché Maria è “la più eccelsa” discepola di Dio. Ella è la prima cristiana, la prima “convertita” dall’ebraismo al cristianesimo (naturalmente non convertita dal peccato, perché Maria nasce senza peccato originale). E’ la figlia di Sion, immagine della sinagoga che si trasforma in Chiesa cristiana, è “il Sole” della santità della Chiesa. In Lei c’è il “si” dell’amore e dell’alleanza”.

Scarica la preghiera del Vescovo a Maria >>

 


Tre nuovi sacerdoti per la Chiesa di Noto

Il 29 giugno sono stati ordinati tre nuovi presbiteri per la chiesa netina, sono le prime ordinazioni presbiterali di Mons. Staglianò proprio nella significativa Solennità dei Santi Pietro e Paolo. La concelebrazione eucaristica è stata presieduta dal nostro Vescovo alle ore 19,00 nella Chiesa Cattedrale, con lui hanno concelebrato i due vescovi emeriti Mons. Malandrino e Mons. Nicolosi con una numerosa presenza del clero diocesano. Tutti e tre i presbiteri nei giorni  succesivi all’ordinazione sacerdotale presiederanno per la prima volta l’eucarestia nelle rispettive parrocchie d’origine. Tutto il popolo di Dio è chiamato a pregare per la santità di questi nuovi presbiteri e per la nascita di nuove vocazioni sacerdotali. Priorità di tutta la pastorale vocazionale – ha detto il Vescovo – sarà la famiglia, piccolo Seminario e luogo nel quale cresce e si sviluppa ogni genere di vocazione.

Celebrata a Modica la Giornata mondiale del rifugiato

Anche la nostra diocesi quest’anno sta celebrando la Giornata mondiale del rifugiato, che si tiene in tutto il mondo il 20 giugno. Lo sta facendo con due momenti significativi. Anzitutto martedì 16 c’è stato un Convegno promosso dalla Caritas diocesana presso il salone di San Luca a Modica per ripartire dalle storie e dai volti. Evitando di tutto generalizzare, purificando il linguaggio. Non esistono extracomunitari o clandestini. Esistono eventualmente immigrati regolari e non regolari, definendosi questa situazione  a partire dalle leggi vigenti. Ma prima ancora esistono donne e uomini, esistono bambini (parte dei quali nati in Italia). Esistono anche dati precisi: come ha ricordato Vincenzo La Monica, referente regionale della Caritas per l’immigrazione, e come aveva anche sottolineato all’inizio del Convegno il Sindaco di Modica, Antonello Buscema, la città della contea ha una percentuale di immigrati (il 2,5%) che permette prove più facili di integrazione. E ci sono anche diverse sfaccettare dell’immigrazione – come ha ricordato la dott.ssa Mallemi responsabile dell’area immigrazione della prefettura – e ci sono vari motivi per cui si emigra. Per fame e miseria, ma anche perché perseguitati, perché coinvolti in conflitti. Secondo la nostra Costituzione c’è allora un preciso diritto, il diritto di asilo. Che si concretizza attraverso una rete di servizi (il sistema SPRAR), di cui ha parlato nel convegno la referente nazionale, dott.ssa Carolina Scoppola. Uno di questi centri è la Casa per donne rifugiate di Modica, gestita dal Comune di Modica e affidata alle cooperative “Il Dono” e “Don Puglisi”: qui donne provenienti da vari paesi dell’Africa portano con sé – come è emerso dalla testimonianza di una di loro – tanto dolore, tanta paura, tanta speranza. Per fuggire da guerre e persecuzioni hanno dovuto attraversare il deserto, hanno rischiato tante violenze, hanno visto tanti altri che non ce l’hanno fatta. Ora sono accompagnate per imparare l’italiano, essere assistite giuridicamente, inserite nel lavoro. Loro per prime si muovono spesso bruciando i tempi normali, come quando riescono in sei mesi ad imparare l’italiano o a superare gli esami di licenza media. Hanno molto da dare, umanamente e culturalmente. Ed ecco il secondo momento: una festa della Casa per donne rifugiate con i vicini di casa. Festa che sarà preceduta dalla proiezione del film “U stissu sangu – storie più a Sud di Tunisi”, che raccoglie alcune testimonianze con cui si ricostruire il viaggio di un migrante.
C’è stata anche la testimonianza del Coordinamento interassociativo di Pachino, a cui partecipa la Caritas, per mettere insieme gli sforzi di ogni ente. Dedicandolo a Abd El Kader Guellali, un migrante morto in mare, perché sia ricordato attraverso l’impegno a dare vita a molti. Cercando non solo di assistere, ma di integrare, di cercare per tutti pienezza di vita. “Siamo tutti migranti”, ha ricordato alla fine del Convegno il nostro Vescovo Mons. Staglianò. “Per statuto: da quando nasciamo… Per questo occorre ritrovarsi nella comune umanità, per questo occorre superare ogni mentalità mercantilistica e ritrovare nella solidarietà la verità della vita e della storia. Senza mai settorializzare i problemi, pensando sempre integralmente a tutto l’uomo, che Gesù di Nazaret, entrando nella nostra storia,  ha mostrato come può risplendere in tutta la sua bellezza”. Ecco allora la Giornata del rifugiato: un invito a diventare tutti più umani. E per i cristiani – ha ancora sottolineato il Vescovo – un invito ad essere cristiani veri, riconoscendo nel fratello che soffre il Signore e contrastando la logica del ricco Epulone che non si accorge di Lazzaro.

La Caritas diocesana di Noto 

Il nostro Vescovo ha compiuto 50 anni. Auguri!

Il 14 giugno Mons. Staglianò ha compiuto 50 anni e numerosi sono stati coloro che hanno mostrato in diversi modi la stima e l’affetto per il proprio pastore formulandogli i tanti auguri che gli sono arrivati per via mail, sms, etc. Il Vescovo intende ringraziare tutti con un suo personale pensiero che vi riportiamo:

Carissimi e carissime,

grazie per gli auguri. Il tempo passa e si consuma, ma l’Eterno si avvicina e ci coccola con le sue promesse di gioia e di felicità definitive. Noi passiamo nel tempo per poter essere, alla fine del passaggio, sempre vivi e pienamente gioiosi in Dio , nel suo Paradiso. In Gesù ormai il tempo non ha più scampo: l’Eterno lo ha incontrato e lo riempie per sempre, nel sempre. Inoltre Gesù è risorto, cioè la sua Pasqua (= passaggio) ci fa certi che il tempo non è più vuoto. Trascorrerlo cristianamente significa passare da pienezza in pienezza di vita. Basta con i “passatempo”, viviamolo invece il nostro tempo. E se ogni istante sarà come se fosse l’ultimo, allora vorremmo viverlo nella pienezza dell’amore, perché alla fine del passaggio totale del nostro tempo l’Amore in pienezza ci accoglierà e ci riempirà e ci farà esplodere (im)perdutamente di gioia e di bellezza.

Grazie di cuore, con affetto
+ Antonio