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Cooperativa Sociale ONLUS ‘L’isola del sorriso’

La Cooperativa Sociale O.N.L.U.S “L’isola del Sorriso”, costituita il 23 febbraio del 2009, non nasce dal nulla ma trae spunto dalla ricca esperienza di volontariato che noi soci fondatori abbiamo vissuto. Sotto l’attenta guida delle Suore Salesiane che ci hanno spinti verso l’incontro con l’altro, il più svantaggiato, il disagiato e il meno abbiente, e consapevoli del loro trasferimento presso altre strutture che portava noi ad abbandonare l’istituto “San Giovanni Bosco”, luogo in cui si svolgevano tutte le nostre attività, abbiamo portato avanti la proposta che ci era stata offerta, cioè quella di trasformare la nostra esperienza di volontariato in esperienza professionale.
 
Tutto questo è stato possibile grazie al supporto della Diocesi, che ci ha offerto la struttura in cui operiamo fino adesso, della Fondazione San Corrado ONLUS, che grazie al prezioso contributo economico donato ci ha sostenuto nella difficile fase di start up, e dell’Animatrice di Comunità che ci accompagna in ogni singola fase del nostro percorso.
 
ATTIVITÀ
L’attività della Cooperativa è rivolta prevalentemente al sostegno dei soggetti svantaggiati del Comune di Noto: minori e famiglie.
I Servizi che attualmente offre sono:
 
SERVIZIO DI CONSULENZA EDUCATIVA PER CONTRASTARE IL DISAGIO E LA DISPERSIONE SCOLASTICA
Contribuisce a rafforzare quelle iniziative di contrasto alla dispersione scolastica e formativa a favore dei soggetti a rischio di insuccesso o di fuoriuscita dal sistema educativo, cui dare le competenze necessarie per inserirsi con maggiori possibilità nella società e nel mondo del lavoro attraverso interventi di:
• Prevenzione e riduzione della dispersione scolastica grazie ad attività di recupero e laboratori creativi.
• Didattica attiva volta ad intervenire sulla dimensione motivazionale ed affettiva per collocare i ragazzi in modo positivo dentro il percorso formativo predisponendo forme di sostegno personalizzato nelle situazioni a rischio.
 
LABORATORI ARTISTICI PER I MINORI
Dove ogni bambino, ragazzo o adolescente può sperimentare liberamente la propria attività, mediante tecniche grafico-pittoriche e artigianali, per la realizzazione di oggetti di vario tipo.
• Laboratorio di Cucina
• Laboratorio di Pittura e Attività manuale
• Laboratorio di Teatro
 
ATTIVITÀ ESTIVE
Ideate e gestite dagli educatori professionali della Cooperativa, le proposte estive dell’Isola del Sorriso hanno l’intento di offrire a bambini, ragazzi e giovani, un modo piacevole per trascorrere parte delle proprie vacanze, in compagnia di amici e con l’affiancamento di adulti preparati, sperimentando che anche attraverso il gioco, lo sport, l’avventura è possibile acquisire conoscenze, abilità e autonomie che contribuiscono fortemente alla loro crescita.
 
A partire da Settembre 2011 presso la nuova struttura che è in fase di adeguamento, la cooperativa intende offrire i seguenti servizi:
 
BABY PARKING: luogo ideale per lasciare i bambini per breve tempo, dedicato a tutti i genitori che hanno la necessità di affidare i propri figli a persone competenti per brevi periodi, in un posto sicuro e fidato. Un ambiente studiato per stimolare la socializzazione e la creatività tra i bambini utilizzando attività ludiche specifiche per ogni fascia d’età.
 
SCUOLA DELL’INFANZIA: per promuovere la formazione integrale della personalità dei bambini dai tre ai sei anni di età, nella prospettiva della formazione di soggetti liberi, responsabili ed attivamente partecipi alla vita della comunità locale, nazionale ed internazionale.” Inoltre, tenendo conto degli interessi, dei bisogni, delle esperienze e capacità già maturate dal bambino si intende programmare percorsi educativi e didattici nei diversi campi di esperienza.
 
 
EQUIPE
Per la realizzazione delle attività descritte in precedenza la cooperativa si avvale di un’equipe professionale formata da: Pedagogista, Psicologo, Assistente Sociale, Educatori professionali, Assistenti OSA ed Esperti in varie discipline (musica, arte, alimentazione, ristorazione, ecc …).
 
La Cooperativa Sociale Onlus “ L’isola del Sorriso”
E’ aperta dal lunedì al venerdì dalle ore 15:00 alle 18:00

CEO Cooperativa Etica ‘Oqdany

La C.E.O, Cooperativa Etica Oqdany, nasce il 2 aprile 2010  nella Diocesi di Noto grazie al Progetto Policoro della Chiesa Cattolica Italiana e prosegue il suo cammino con una serie di attività che hanno permesso la sua riconoscibilità riguardo al turismo religioso in seno alla Diocesi di Noto.
Il termine “Oqdany”, che in ebraico vuol dire “lègami” è tratto dal libro della Genesi (22,9) ed indica il legame profondo tra Abramo e Dio nella consegna totale a Lui del figlio Isacco; il termine per la cooperativa assume la doppia valenza di affidamento a Dio e legame con il nostro territorio e la diocesi.
La cooperativa si occupa di comunicazione territoriale, spaziando dal settore turistico, a quello culturale, eno-gastronomico e religioso, all’interno di un’azione di evangelizzazione, come testimoniano le prime iniziative, realizzate sia nella Basilica del SS. Salvatore che nella Cattedrale di San Nicolò a Noto con la creazione di percorsi guidati sull’arte sacra; La CEO collabora con l’ufficio diocesano per i Beni Culturali Ecclesiastici, per la realizzazione dell’inventario della Cattedrale e  la catalogazione dell’Archivio storico fotografico e con enti, operatori e associazioni dell’intero territorio Diocesano per formare una rete che dia una seria risposta alla domanda di servizi richiesti dal visitatore, puntando alla comunicazione e conoscenza ma anche informando tutto ciò che il territorio offre.
 
Che cosa offriamo:
• Info sul turismo religioso;
• Gestioni di beni culturali;
• Itinerari Culturali nell’intero territorio diocesano;
• Organizzazione itinerari;
• Organizzazioni di mostre ed eventi Culturali;
• Ricerche storiche artistiche;
• Promozione eno-gastronomica;
• Realizzazione di guide e brochure;
• Promozione e marketing della rete Turistica-Religiosa e Sociale della Diocesi di Noto;
• Creazione modello di gestione dei beni culturali;
• Recupero Fondo Antico; (inventariazione, catalogazione, digitalizzazione, archiviazione, ecc.)
 
Per la sezione turismo religioso sono stati ideati alcuni  percorsi catechetici e di  promozione territoriale: “ Le vie del Sacro : Itinerario Storico Artistico Religioso nella Cattedrale e nelle chiese del centro storico di Noto”. Un progetto che include vari itinerari:
 
1. Catechesi nella Cattedrale attraverso le opere d’arte
2. Viaggio nella Cattedrale: un percorso “in progress” dal 1693 a oggi
3. Oqdany in rete: un viaggio nel territorio Diocesano per  promuove tutte le attività sociali della Diocesi di Noto
4. I Santuari Diocesani: San Corrado e Santa Maria Scala del Paradiso
5. Sulle orme di San Paolo: un pellegrinaggio da Vendicari a Palazzolo  Acreide
6. Nel cuore del centro storico : Arte e Fede nelle Chiese del centro storico
La Cooperativa è partner del progetto “Sulle orme di Paolo” di cui fanno parte importanti Enti Pubblici e Privati nazionali e internazionali; tale progetto è a sua volta inserito nei “Cammini d’Europa”, all’interno del quale sono presenti anche la “Via Francigena” e “il Cammino di Santiago de Compostela”. Questo progetto permetterà al territorio Diocesano di avere grande visibilità, infatti la CEO sta redigendo un percorso che da Vendicari conduce a Palazzolo Acreide, valorizzando sentieri e antiche strade secondarie, mettendo in risalto i luoghi Diocesani più importanti; si stanno infatti creando percorsi interni sia a San Corrado F.M. ,Madonna della Scala del Paradiso e  Santa Lucia di Mendola. Il tutto si unisce agli obbiettivi propri della Cooperativa Etica Oqdany di creare ritorno economico territoriale e occupazione giovanile.
La CEO offre un servizio di valorizzazione e promozione  dei santuari presenti nel territorio diocesano: Maria SS Scala del Paradiso e l’ Eremo di San Corrado che vanno considerati al di là del loro inserimento nel cammino paolino; infatti la Cooperativa ha ideato e progettato un nuovo programma di gestione dei servizi culturali e religiosi che mira a:
 potenziare la loro fruibilità,  la loro offerta turistica attraverso servizi di visite guidate con percorsi didattici di carattere religioso, storico, naturalistico  e paesaggistico; 
recupero di sentieri secondari nel rispetto dell’integrità  ambientale;  
messa in sicurezza di alcune aree limitrofe ai Santuari  stessi; 
permettere un ritorno economico  diretto (auto-sostentamento) e indiretto (ricaduta economica per quelle attività  presenti nelle aeree limitrofe). 
 

Progetto Policoro

 L’esperienza del Progetto Policoro nasce il 14 Dicembre 1995, a Policoro, città in provincia di Matera, luogo dove si è svolto il primo incontro programmatico di questa nuova iniziativa ecclesiale fondata sulla collaborazione tra l’ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro, il Servizio Nazionale per la pastorale giovanile e la Caritas Italiana,  che da 15 anni, assieme alle associazioni e con l’apporto competente degli animatori di comunità, agisce nei territori delle diocesi del sud Italia, accompagnando i giovani nella costruzione del loro futuro, evangelizzando, educando, esprimendo gesti concreti.
Alla base del Progetto c’è la preoccupazione della Chiesa italiana di parlare al cuore di tutti quei giovani dell’Italia Meridionale, che vivono situazioni difficili nell’ambito della ricerca del lavoro, con un’attenzione concreta al territorio e il necessario annuncio del Vangelo.
È, quindi, la risposta della Chiesa, che ha a cuore il futuro dei suoi figli, con una proposta organica di evangelizzazione e promozione umana, fondata su tre pilastri:  evangelizzazione, formazione e gesti concreti.
 Il progetto è un percorso che sperimenta strade nuove e soluzioni inedite per dare speranza ai giovani che vivono il problema della disoccupazione al Sud, grazie alla collaborazione  della rete costituita dalle filiere dell’evangelizzazione (ACI, GiOC, ecc…) e della formazione (ACLI, CISL,Confcooperative ecc…) che cerca di diffondere una nuova cultura del lavoro nel territorio.
Nella nostra diocesi il progetto è attivo da alcuni anni e ha contribuito alla nascita di gesti concreti: la “Cooperativa Etica ‘Oqdany”, la Cooperativa Sociale ONLUS “L’isola del sorriso” e il  Centro Didattica e formazione “Paideia”.
 
 

Lo sportello del centro servizi o CAT (Centro Animazione Territoriale) inaugurato il 20 Giugno, si trova in via Mons. Blandini 9 ed accoglie tutti i giovani che sono alla ricerca di un lavoro o hanno bisogno di assistenza e di aiuto (stesura di curriculum, elaborazione di un businnes plan, ecc..); all’interno del centro servizi è possibile reperire materiali utili per l’avvio di imprese o per conoscenza sui bisogni e sulle realtà già esistenti nel territorio.

 

Il centro servizi è aperto il
Mercoledì  ore 10.00 – 13.00
e su appuntamento
in Via Mons. Blandini n° 9 – Noto
Per informazioni o appuntamenti rivolgersi a:
Salvo 348 88 673 28 – email: progettopolicoro@diocesinoto.it

 

 
IL PROGETTO POLICORO NELLA NOSTRA DIOCESI
Pane, lavoro e libertà
 
 Al n°12 del documento dei Vescovi italiani “Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno” il Progetto Policoro viene indicato come un segnale concreto di speranza per i giovani, «una nuova forma di solidarietà e condivisione, che cerca di contrastare la disoccupazione, l’usura, lo sfruttamento minorile e il “lavoro nero”».
Il progetto ha una finalità essenzialmente educativa, per questo, in linea con gli orientamenti pastorali della Chiesa italiana per il decennio 2010-2020 e con la programmazione della diocesi – relativa al quinquennio 2010-2015 – si intende rilanciare il progetto Policoro nel contesto della duplice attenzione richiamata negli ultimi documenti dei Vescovi Italiani con una più chiara attenzione all’ecclesialità, coniugando sfondi evangelici ed ecclesiali con la promozione di azioni significative e di segni condivisi entro una corale progettazione, per la quale sarà costituita apposita equipe diocesana, con rappresentanti di tutti i vicariati. L’ottica – richiamata dal Vescovo Mons. Antonio Staglianò – è quella di una cura integrale dell’uomo (corpo, mente e spirito) e di una presenza della comunità ecclesiale entro la storia degli uomini capace di far cogliere bellezza e concretezza del Vangelo.
 
 
 

Nella fossa di Sgarbi dovevo parlare di Dio Padre

Il dott. Mauro Pizzighini, direttore del settimanale di attualità pastorale “Settimana”, ha chiesto al nostro Vescovo, mons. Antonio Staglianò, di narrare quanto accaduto nel corso della trasmissione televisiva, condotta dal critico d’arte Vittorio Sgarbi, andata in onda su Raiuno il 2 Maggio 2011.

Riproduciamo, integralmente, l’articolo pubblicato dal predetto settimanale nel numero 23 del 12 Giugno 2011 alle pagine 14-15 
 

Lo studio allestito  era  bellissimo e  oltremodo  significativo:  una specie di ricostruzione dell’areopago di Atene. Mi guardai  intorno e cercai dove  fosse  la statua  dedicata  al Dio ignoto. Il riferimento a san Paolo mi rimandò intuitivamente al suo “insuccesso” e perciò mi ritornarono in mente  le preoccupazioni di quando  venni  a sapere  dai  giornali  l’intenzione di Sgarbi di invitarmi  al suo nuovo programma culturale in prima serata  e in diretta su Rai1 dal titolo Il mio canto libero. La televisione esibisce troppo e comunica poco e io, come vescovo della Chiesa  cattolica,  non  ho nulla  da esibire  e tantissimo  da  comunicare. Così pensai e perciò mi rivolsi ad amici per  chiedere consiglio  e  manifestare  le  mie  perplessità e  il timore che «qualunque fosse stato l’esito, in un modo  o in un altro  mi sarei scottato».  Partecipare sarebbe stato  per me un atto  di libertà  rispetto  a certi tatticismi  che pur sono fondati  su ragioni sapienti. Lo strumento televisivo è vorace, quelli  dei mass media  in genere  sono spazi difficili e pericolosi  da abitare.  Essere presenti è però  importante: nei mass media pontificano tutti sul cattolicesimo e su Dio, specialmente  i razionalisti atei che, scrivendo e parlando di cristianesimo a modo loro, realizzano  introiti  economici consistenti. Per  lo più si tratta di ricostruzioni infondate e bizzarre del cristianesimo e del cattolicesimo, su cui poi si spara  addosso,  spesso ridicolizzandole. Su questo non mi pare ci sia par condicio.  Per non parlare di chi  con tutte  le buone  intenzioni – vuole  rifondare la fede  e “spara” contro  i dogmi fondamentali della tradizione cristiana,  destrutturandoli e “spiegandoli con razionalità”. Peccato che la spiegazione “razionale”  portata sia  in  realtà   lo  svuotamento  della  loro  verità,  con tutte  le conseguenze per  la  spiritualità e  il cammino  di fede  dei  cristiani  e dei cattolici.

 
La crisi dell’umano
D’altronde è necessario oggi per l’evangelizzazione  abitare – con prudenza  e competenza – il mondo  dei mass media. I vescovi italiani lo ribadiscono  da anni  e anche  negli ultimi Orientamenti pastorali del nuovo decennio su Educare alla vita buona del Vangelo ne parlano  con insistenza.  Nel frattempo, sotto l’ispirazione   del  magistero  di  Benedetto XVI, viene costituito un Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione  che di per  sé implica  un nuovo investimento dell’intelligenza della fede in territori oramai  post-cristiani, mentre l’iniziativa promettente del Pontificio  consiglio per la cultura  denominata “Cortile dei  gentili” mostra  quanto sia determinante oggi aprire  il dialogo con tutti gli uomini che  sono  alla  ricerca  della  verità e si pongono le domande fondamentali sul senso della vita e sul significato del dolore, della morte, dell’ingiustizia. Una nuova santa alleanza viene auspicata  dal cattolicesimo tra credenti e “non-credenti pensosi” per ritornare a pensare insieme  sulle cose che veramente valgono  per l’umano dell’uomo,  oltre  la deriva  superficiale dell’appiattimento sulla rissosità della politica  e sull’immoralità diffusa,  perpetrata  nella   mercificazione dei corpi umani  alla smaniosa  ricerca del piacere  per sé in faccia al dolore degli altri. La  crisi vera  che  stiamo  vivendo non è tanto  economica o finanziaria, ma è più profondamente crisi culturale, in senso  forte  è crisi dell’umano. L’umano è ridotto alle condizioni materiali della propria esistenza, mentre l’individualismo  crea competitività violente  da “homo  homini lupus”. Esiste allora una “controversia sull’umano” – come amava dire Giovanni  Paolo  II  – che  il cattolicesimo oggi deve affrontare con maggiore consapevolezza.  Perciò urge che mostriamo  dappertutto che il cattolicesimo è una concezione del mondo  e della vita, una visione dell’uomo e del suo destino  storico  e tutto  questo  lo è in intelligenza  e razionalità. Il cattolicesimo ha tanto logos da offrire  e chiede  che si allarghino  gli spazi della razionalità della fede, la quale può aiutare ogni forma della ragione  a recuperare le sue dimensioni sapienziali, oltre il riduzionismo della versione solo scientista della ragione. È l’invito pressante di Benedetto XVI, sin dall’inizio del suo pontificato.
Il Dio dei cristiani
In questo contesto  di motivazioni ideali, piuttosto concrete per la nuova evangelizzazione e per l’iniziativa culturale della  Chiesa  cattolica  (dopo il convegno  di Palermo  è nato allo  scopo  il Progetto culturale della Chiesa italiana,  di cui sono stato  per un decennio teologo  consulente), la proposta che Sgarbi mi fece mi sembrò un’occasione provvidenziale: il programma era strettamente culturale (non dunque di spettacolo); il tema era  “Dio”  e a parlarne avrebbe invitato  Matthew Fox (teologo  che, rievocando il gesto di Lutero, appose anche  lui 95 tesi al portone della Cattedrale di Wuttemberg), un  filosofo ateo (che peraltro mi fecero scegliere)  e poi Morgan  (cantante a me sconosciuto, ma conosciutissimo dai giovani per certe sue posizioni esistenziali  disorientanti); lui stesso avrebbe parlato di Dio in tre  soliloqui  interpretando opere  d’arte  (per lo più Caravaggio). Io avrei dovuto  dialettizzare con tutti, “mantenendo le posizioni cattoliche”, cercando di mostrare cioè che il cattolicesimo ha ragioni da vendere, argomentazioni razionalmente condivisibili anche da chi non crede come noi o non crede  affatto. Il dibattito, dunque, sarebbe stato culturale e non per questo  avrei dovuto mettere tra parentesi la mia fede. Anzi,  Sgarbi  voleva  proprio che la confessionalità della fede risultasse culturalmente apprezzabile sui vari temi trattati nelle trasmissioni  programmate (su Dio, sulla bellezza, sulla verità, sulla giustizia) e per questo aveva inteso invitare  un vescovo: voleva il cattolicesimo istituzionale, per così dire. La cosa sembrò buona anche agli amici cui mi rivolsi, benché  tutti  fossero preoccupati della personalità debordante e “individualisticamente solista”  di  Sgarbi.  Il  contenitore  era però  una  buona   occasione  per  entrare  in un “cortile  dei gentili” organizzato  dai gentili. Avrei dovuto sostenere contro Fox che il cattolicesimo non è l’ideologia del peccato originale con la quale si terrebbero compresse  le coscienze delle persone, ma piuttosto un’esperienza di fede storica  e liberante che sa bene  della fragilità umana  e delle sue profonde ferite, ma ha fiducia nell’uomo e nelle sue potenzialità redente  dalla  grazia  di Dio  in Cristo Gesù. Questa grazia viene sicuramente  – come  lui sostiene  – “prima di ogni peccato”.  E d’altronde “original blessing” (In principio era la gioia, il titolo  del suo libro  recentemente  ripubblicato in italiano)  non è una  tesi  anticattolica: perché,  a  volerla dire tutta,  proprio il cattolicesimo nel dogma cattolico dell’Immacolata  Concezione  (l’unica   donna preservata dal peccato originale) mostra che più antica del peccato originale è la misericordia di Dio e il suo pensiero gioioso e grazioso per ognuno di noi (siamo pensati e amati nel Verbo eterno di Dio in Dio). Senza dire che il cristianesimo non è gnosticismo e, perciò, per il cristianesimo, non siamo stati creati a causa di un peccato metastorico, ma siamo stati creati nella benedizione di Dio e il peccato originale si configura come un fatto storico e reale (nel più remoto dei tempi, inattingibile alla ricostruzione storiografica, ma invece evidente nella considerazione teologica) solo al capitolo terzo della Genesi. Anticattolico è, semmai, il suo panteismo che, alla ricerca di una nuova spiritualità cosmocentrica, non distingue più tra Dio e il mondo e, volendo superare il dualismo, ne confonde la differenza reale. In realtà non è necessario il panteismo per ritornare a dare la dovuta “sacralità” alla natura e alla creazione di Dio, contro un certo antropocentrismo prometeico moderno che nulla ha a che fare con l’antropocentrismo cristiano: l’uomo è posto al centro del giardino per coltivarlo e non per sfruttarlo ed esserne predatore. Il disastro ecologico cui stiamo assistendo trova l’ultima causa e la sua vera origine nell’uomo dimentico di Dio, nell’uomo divenuto vorace perché ha estromesso i comandamenti di Dio dall’orizzonte di senso delle sue attività umane. Questa è la sacrosanta
verità. Ritornare allora al Dio dei cristiani è la scommessa vera per il futuro dell’ambiente, anzitutto perché il vero fondamento di una sana ecologia è propriamente l’uomo aperto al dono, al riconoscimento dell’altro, l’uomo agapico, ovvero il cristiano rigenerato dallo Spirito di Cristo, l’uomo nuovo di cui parla s. Paolo e di cui il cattolicesimo si impegna a declinare le conseguenze operative e morali nella persona  mana, nella società e nell’impegno storico a tutti i livelli. Questo Dio – che nel linguaggio della tradizione  cristiana ci viene consegnato come il Padre del Signore nostro Gesù Cristo che dona lo Spirito – non ha caratteristiche sessiste e pertanto non può propiziare nessuna forma di maschilismo. D’altro canto anche la prima tesi di Fox “Dio è padre ed è madre” non può suonare anticattolica, poiché di fatto sono abbondanti nella Bibbia le espressioni materne (o al femminile) con le quali viene descritto il rapportarsi di Dio al  mondo e al suo popolo: “come una madre consola suo Figlio, così avrete consolazione in Gerusalemme”, mentre la misericordia del Padre “ricco in misericordia” viene plasticamente comunicata con un linguaggio estremamente femminile, con “gli uteri di misericordia”. Il nostro Dio Padre “materno” – al di là dei nomi cui siamo costretti per non essere condannati a tacere (s. Agostino) – ha la verità e il significato di quanto Gesù ci ha mostrato, perché lui, il Cristo, è la rivelazione del Padre: “Filippo chi vede me vede il Padre”. Padre allora vuol dire l’autorevolezza. Allora, chi crede in Cristo, il Figlio eterno nella carne umana, partecipa alla vita filiale di Gesù, riceve il dono Spirito Santo che gli fa gridare “Abba-Padre”. Conosce Dio in modo nuovo.
Vorrei procedere schematicamente, per esemplificare il ragionamento:
a. Secondo la rivelazione di Gesù, “Padre” è il nome con il quale conviene rivolgersi a Dio. Il termine “Dio” è troppo generico, rischia di essere astratto. La fede cristiana è, invece, un incontro personale con un Dio che ha un volto, parla, ascolta, agisce nella storia, come creatore dell’universo, come amico degli uomini e delle donne di tutti i tempi, per i quali offre salvezza, liberazione, gioia, pace.
b. Il Padre non è lontano, distante: egli è Dio e “Dio è amore”, dialoga, comunica, si fa sentire, è compagno di strada condividente. Così Gesù lo ha mostrato, un Padre premuroso, ricco di misericordia, disponibile al perdono, un continuo “dono per” chiunque si apre ad accoglierlo nell’umiltà della fede.
c. Imparare ad adorare “questo” Dio significa “saper pregare il Padre nostro”, cioè educarsi alla speranza fiduciosa, alla condivisione solidale, alla paziente sopportazione, al perdono. Chi crede nel Padre di Gesù rinuncia alla vendetta, all’egoismo, all’indifferenza e si prende cura dell’altro, diventa custode di suo fratello.
 
Custodi dei fratelli
Buoni argomenti per ragionare anche con un filosofo ateo. Il filosofo pensoso non vuole negare Dio in modo superficiale. Nella prospettiva del dialogo si deve ritenere che la posizione atea sia meglio rappresentata non tanto dall’affermazione “Dio non esiste”, quanto piuttosto dall’invocazione “Dio perché non esisti?”. L’ateo pensoso sa guardare al dramma della sofferenza e dell’ingiustizia umana e può cogliere intuitivamente che dovrebbe esistere un Dio (è uno spiraglio per la riflessione), perché è troppo il vociare dell’umano dolore diffuso nel mondo. Ma per lui Dio non esiste e però può anche interrogarsi, secondo queste belle espressioni poetiche che cito a memoria: “una voce grida dal profondo della terra e invoca un Dio che non esiste; non esiste nessun Dio che ascolti quella voce; ma perché la voce che invoca Dio esiste?”. In verità l’ateismo è inquieto nella sua ricerca sull’uomo ed è a tutti noto che gli atei dell’Ottocento negarono Dio perché l’immagine moderna di Dio era quella di un Ente superiore “contro” l’uomo. L’equivocazione moderna dell’alterità di Dio (Dio è sicuramente l’Altro, ma venne concepito come opposto e contro, secondo Romano Guardini) propiziò le ragioni dell’ateismo di Feuerbach, di Marx, di Nietzsche. Nella scoperta di Dio come Padre di Gesù potrebbe esserci la risposta ad ogni ateismo, se solo questa scoperta si potesse con sempre nuova intelligenza declinare antropologicamente. La radice della libertà umana risiede infatti nel ritrovare e nel riscoprire continuamente il “volto del Padre”. Questo volto non si lascia inscatolare dentro nessuna immaginazione umana, le trascende tutte: non è padre in quanto maschio (si devono superare le ingenue rappresentazioni legate al sesso). Come Padre, infatti, Dio è anche madre: è un Padre materno. Solo Dio dice chi è Dio, perciò solo Gesù, il Figlio di Dio, ci può dire chi è il Padre e lo ha fatto nella sua testimonianza d’amore crocifisso. Nelle “parabole del Regno” ci ha raccontato molto di lui. Così, in uno slogan vero: “adoratori del Padre, custodi dei fratelli”. La fede è cammino di vita esigente, sempre esposta al rischio dell’evasione religiosa e della schizofrenia tra pratica credente ed esistenza giornaliera. Nessuno è immune da questo rischio. Perciò è importante concentrarsi sull’annuncio vero del santo Vangelo. Il Vangelo è Gesù, il suo kerigma, è l’avvento del regno di Dio. Il regno di Dio è la signoria del Padre suo. Il contenuto dell’annuncio del santo Vangelo è: “Dio è amore”, cioè Dio è Padre, ha un volto, non è un’idea vaga di infinito, ma un agente nella vita quotidiana di ogni uomo. Da “buon” Padre, aiuta e sostiene la fatica di ogni giorno per la costruzione di una vita felice su questa terra. Questa scoperta (= rivelazione) si esprime in un’adorazione nuova, la quale esige da tutti di diventare custodi dei fratelli. Dobbiamo allora – per essere da credenti all’altezza delle sfide culturali di oggi e della testimonianza cristiana che ci è richiesta, della santità cui siamo chiamati – aiutarci a cogliere come e quanto l’annuncio della paternità di Dio responsabilizzi la libertà di ogni uomo in esperienze vere di amore e di solidarietà: “essere adoratori di questo Padre significa diventare irrimediabilmente custodi di tutti, sentiti fratelli”. È certo che la conversione umana si manifesta in grandi cambiamenti degli stili di vita, comporta veri sforzi ascetici (la metanoia cristiana non è cosa superficiale, che possa accadere come per incanto o per magia) e imponga il raggiungimento di traguardi non facili. Tuttavia questa conversione è impossibile se non si cambia proprio nell’accoglienza del nuovo volto di Dio, se non si matura nella conoscenza della sua paternità, come Gesù l’ha comunicata. Questa mistica contemplativa dei tratti veri del volto del Padre è il fondamento, nella fede, della vera conversione del nostro cuore e di tutta la nostra esistenza nella libertà dell’amore e del dono di noi stessi per gli altri.
 
Orfani di padre
Tutto questo è oltremodo significativo e culturalmente rilevante nella nostra attuale società, che soffre di “orfananza del Padre”: una crisi così profonda che ha effetti terribili nella crisi demografica che sarà il vero problema del prossimo futuro, specialmente in Europa e anche in Italia. Il cantante Morgan e Sgarbi stesso – ognuno a proprio modo – rappresentano dei veri e propri “sofferenti” di questa “orfananza del Padre”, secondo Horkheimer. Anche con loro su questo avrei dovuto dialettizzare, “mantenendo le posizioni cattoliche” che, purtroppo non vanno di moda nemmeno tra gli stessi cattolici praticanti. Non è solo il problema di Gavino Ledda con il suo “padre-padrone”; c’è ovviamente molto di più singolare che non bisogna disattendere nella stessa predicazione della paternità di Dio, se vogliamo che essa sia sempre più e sempre meglio luce e sapienza per ogni paternità umana. La riscoperta e la predicazione del volto vero di Dio, il Padre del Signore nostro Gesù Cristo che dona lo Spirito, è oggi la sfida più audace che la fede rivolge all’uomo del nostro tempo, affinché l’uomo si liberi da tutte le sue frustranti paure e si concepisca protagonista della propria storia individuale, nonché di quella collettiva e sociale. Certo, di Dio si può parlare sempre e solo a partire dalle nostre esperienze, ma nell’educazione religiosa della nostra gente occorre tener presente che ogni linguaggio umano è limitato e talvolta le nostre esperienze rendono equivoco il linguaggio con cui comunichiamo la nostra fede. Nella mediazione della fede occorre tenere presente tutto questo. Il Padre celeste (cioè il Dio comunicato da Gesù e non costruito attraverso le nostre immagini) è rivoluzionario rispetto a ogni tipo di paternità terrena: la sua predicazione è critica profetica per ogni modello di padre in questo mondo e deve diventare l’occasione per recuperare la stessa paternità umana nei suoi contenuti profondi: vicinanza, tenerezza, fiducia, sicurezza, consolazione, protezione, promozione delle creatività, educazione alla libertà. La crisi del padre è crisi di autorità, non tanto nel senso giuridico, ma in quello valoriale di autorevolezza: l’autorevolezza del padre rende sicuro il cammino libero della crescita e orienta ad un futuro di costruzione responsabile della propria felicità, affianca senza sostituire, protegge senza mortificare il potenziale.
 
Il Padre di Gesù
Ecco dunque quanto mi ero preparato a dire. In estrema sintesi: ogni paternità è vera se è trasparenza e simbolo dell’unica paternità di Dio, i cui tratti originali del volto si possono cogliere nelle parabole del Regno. Perciò ci ha detto Gesù: “uno solo è il Padre e nessuno si faccia chiamare
padre sulla terra”; la contemplazione e l’accoglienza nella fede cristiana di Dio come Padre impegna a una vita autenticamente umana, fondata sull’amore misericordioso che si rende responsabile della vita dei fratelli, delle sofferenze, dei bisogni materiali e spirituali della gente; la fede richiesta dal Padre supera la pratica legalistica dell’obbedienza ai precetti, per cui l’andare a messa di domenica è ben più che soddisfare una legge: è la volontà di lasciarsi coinvolgere dall’amore del Padre che rigenera e con la sua grazia rende tutti capaci del gesto del dono di sé per l’altro, ripetendo il gesto eucaristico di Gesù, che si fa Pane spezzato e sangue sparso per amore; attingendo al cuore del Padre, Gesù mostra e rivela nel suo comportamento una vicinanza affettuosa soprattutto verso i peccatori, gli sventurati, verso tutti quanti si trovassero in condizioni di miseria fisica (le malattie), spirituale (il peccato), economica (la povertà). L’amore preferenziale di Gesù per i poveri, per i diseredati e i disprezzati della terra “simbolizza realmente” la verità di Dio, il Padre “suo”. Ogni uomo è fratello, perché Dio è Padre. Questa è allora l’ultima verifica: chi è adoratore del Padre diventa generosamente custode degli uomini, sentiti suoi fratelli.
 
Resta la delusione
Quando giunsi allo studio della Rai, non vidi né Fox, né il filosofo ateo. Il contenitore era cambiato. C’era solo Morgan. Ma mi dissero che avrei avuto la possibilità di offrire le mie riflessioni sul Padre-paternità e umanità disorientata nel corpo centrale della trasmissione attraverso quattro domande che una presentatrice (la Marangoni) avrebbe dovuto rivolgermi, in uno spazio temporale di venti minuti. Mi sembrò una buona proposta e rimasi. Di fatto, le cose andarono diversamente. Sgarbi era “inviperito” perché su un giornale nazionale veniva riportato in prima pagina che avrebbe a Salemi obbedito agli ordini di un mafioso. Credo che questa sia stata la molla scatenante che lo ha portato a parlare solo di sé e a difendersi in soliloqui che non finivano mai. Solo verso la fine si cominciò a trattare il tema. Io venni chiamato (dopo che ero stato maldestramente presentato all’inizio della trasmissione e tenuto come un palo a dir niente per dieci minuti) verso le 23,05. La Marangoni non mi pose nessuna domanda (in realtà non parlò affatto, pur dovendo essere la presentatrice principale) e io venni invitato a tenere un pensiero predicatorio di 4-5 minuti. Così accadde, che ho parlato in diretta della paternità di Dio in Gesù in un tempo in cui i telepredicatori non è che siano tanto amati. Oltre la delusione, resta un po’ di fornicazione interiore per l’esperienza. Historia magistra vitae.

Progetto Policoro. Un “Centro Servizi” per condividere la fatica dei giovani in cerca di lavoro

Durante la prolusione all’assemblea dei Vescovi italiani dello scorso Maggio, il Cardinale Bagnasco, presidente della CEI, ha espresso la preoccupazione della Chiesa per il lavoro che manca o che, precario, è motivo di sofferenza per tante famiglie e giovani. Aiutare le nuove generazioni a trovare un posto nel mondo, nella società, a creare un lavoro che permetta all’uomo di essere la via della Chiesa è uno degli obiettivi del Progetto Policoro, che, dopo 15 anni di attività nella Chiesa del Sud Italia, continua a regalare alla storia gesti concreti che sono espressione della difesa della dignità della persona. “Proprio nella difesa della dignità della persona e del suo lavoro può iniziare un impegno concreto, e alla portata di tutti, perché si sviluppi una nuova cultura del lavoro che, senza opporre resistenza ai mutamenti in atto, ponga alcuni punti di riferimento capaci di orientarli nella direzione giusta.” Per realizzare concretamente un percorso che incoraggi i giovani a scoprire una nuova mentalità del lavoro, dal 20 Giugno è aperto in diocesi il Centro Servizi del Progetto Policoro, più propriamente detto Centro di Animazione Territoriale; non è uno sportello di “collocamento”, ma uno strumento di informazione e di formazione, che con uno stile accogliente, coerente e competente aiuta i giovani della nostra diocesi a incontrarsi, costruire reti, individuare i bisogni del territorio e offre un’esperienza responsabile di servizio a tutta la comunità. Per i giovani oggi è necessario fermarsi a “studiare” una realtà che disorienta e che presenta dei fenomeni che non sono facilmente gestibili ed è arrivato il momento di far comprendere ai nostri ragazzi che a questa situazione  bisogna rispondere in modo propositivo e creativo. Certamente un centro di animazione territoriale non servirà a molto se non diventa un luogo di confronto e di approfondimento sulla dignità del lavoro, di fronte alla strumentalizzazione o riduzione del medesimo ad altri obiettivi che non sono la piena realizzazione dell’uomo nelle sue diverse dimensioni. Il Vangelo passa attraverso ferite degli uomini, dei giovani scoraggiati dei nostri vicariati, ed il Vangelo oggi ci chiede la capacità di ascolto delle idee dei giovani e della scommessa sulle loro capacità, ci chiede di avviare un progresso che coinvolga anche le istituzioni in un circolo di sostegno e di accompagnamento che abbia al centro l’uomo e che all’uomo faccia comprendere che nelle sue “azioni” sta la contemplazione di Dio, come ha vissuto Giuseppe, il carpentiere della casa di Nazareth, di cui si parla nei Vangeli solo per quello che “fece”, cioè per il suo lavoro. Il Progetto Policoro ha lo scopo di “agire” contro la disoccupazione giovanile e di testimoniare che il lavoro, come sostiene la Dottrina Sociale della Chiesa, non è solo necessario alla proprietà personale, ma al bene comune; “la considerazione delle implicazioni morali che la questione del lavoro comporta nella vita sociale induce la  Chiesa ad additare la disoccupazione come una «vera calamità sociale », soprattutto in relazione alle giovani generazioni” (CDSC 287).
 
Il centro servizi è aperto nei giorni
Lunedì ore 17.00 – 20.00
Mercoledì ore 9.00 – 12.00
Giovedì ore 17.00 – 20.00
in Via Mons. Blandini n° 9 – Noto
Per informazioni o appuntamenti rivolgersi a:
Anita 3394236049 – Ada 3401440956 – email: progettopolicoro@diocesinoto.it

La Misericordia come condizione essenziale per agire secondo lo stile evangelico

Un corpo è sano se tutte le sue membra svolgono organicamente la loro funzione. Se questa immagine, cara alla predicazione dell’apostolo Paolo, è valida per definire l’essere della Chiesa, non può non diventare paradigmatica per stabilire i criteri della sua prassi. La due-giorni, tenutasi il 17 e il 18 giugno scorsi presso l’Oasi Don Bosco, sulla strada Noto-Palazzolo, è valsa a far sperimentare ai partecipanti non solo la responsabilità organizzativa, ma principalmente la loro profeticità.  immediatamente connessa all’identità battesimale. Erano presenti, in primo luogo il Vescovo, i membri del Consiglio Pastorale Diocesano, i componenti del Consiglio Presbiterale e quelli del Coordinamento Pastorale Diocesano. Invece di fare una cronaca, il sottoscritto è più propenso a mettere in evidenza i risultati cui si è pervenuti, che lungi, dal rispecchiare solo l’aspetto organizzativo, hanno avuto il merito di approdare alla “sola cosa necessaria” di cui parla Gesù nel suo dialogo con Maria, la sorella di Marta. Il momento fondamentale che ha fatto da presupposto agli incontri è stata la riflessione dettata da Mons. Francesco Guccione, da cui è emerso che la misericordia, tema centrale del prossimo anno pastorale, è la condizione per instaurare e coltivare relazioni secondo lo stile evangelico. Il suo pensiero è stato motivato e rafforzato da racconti esperienziali che hanno richiamato l’agire di Gesù con i peccatori, nei confronti dei quali non ha mai espresso un giudizio di condanna, ma solo di accoglienza, di perdono e di risanamento. I rapporti fra i cristiani si devono improntare a questo stesso atteggiamento se vogliono essere credibili, per cui non ci si può discostare da questo stile, che rivela la grandezza della misericordia di Dio. A questo momento ha fatto seguito la presentazione del metodo di lavoro fatta da Don Rosario Gisana, vicario episcopale per la Pastorale, il quale si è soffermato sulla magnanimità di Dio come tema dominante del messaggio della prima lettera di Pietro. Questo attributo divino, che non riesce a rendere adeguatamente ai nostri occhi l’infinita grandezza del “cuore” di Dio, è alla base di ogni azione pastorale e di ogni programmazione, sopratutto in quest’anno, in cui il Vescovo vuole proporre alla nostra attenzione il messaggio della misericordia divina, pubblicando prossimamente la sua prima lettera pastorale. I lettori avranno la possibilità di riscontrare alcuni spunti di riflessione, leggendo una sintesi della relazione di Don Gisana a pagina 4 di questo numero. Questi temi hanno avuto ulteriore approfondimento nelle parole del Vescovo, che, richiamando il duplice aspetto della carismaticità e della ministerialità del popolo di Dio, ha ribadito l’importanza del servizio pastorale come declinazione delle proposte del Vangelo nella vita delle nostre comunità e di ogni persona. Ecco perché l’organizzazione delle attività non deve essere fine a se stessa, ma in funzione della trasmissione della parola di Dio nell’oggi della storia, dando motivazioni valide, tutt’altro che superficiali alle donne e agli uomini che incontriamo, accostandoci a loro e proponendo una parola di vita che non proviene da noi o dalle nostre intuizioni o dalle stesse attività, ma da Dio stesso. D’altronde, che senso avrebbe il nostro fare se non fosse sostanziato da questi principi? Dove approderebbero le nostre iniziative se non facessero trasparire un certo afflato soprannaturale? Le varie iniziative cui saremo invitati in questo prossimo anno pastorale hanno, pertanto, la funzione di mediare alcuni contenuti fondamentali, utili per fare cammino: mentre ci si atterrà al tema dell’educazione, che ci vedrà interessati in questo decennio, avremo modo di approfondire il mistero della divina misericordia, come invito ad addentrarci con più fiducia e responsabilità nel mistero della Chiesa e nella rivalutazione dei rapporti fra di noi. L’anno pastorale e l’anno liturgico, con tutte le loro attività e scadenze, sono infatti scuole di spiritualità e di incontro con il Signore, scuole di vita per riscoprire il senso delle relazioni e della nostra chiamata nella Chiesa e nella storia.  
           
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Inaugurata la sede romana di Meter

«La Chiesa è tale perché è comunione». Monsignor Giovanni D’Ercole vescovo ausiliare dell’Aquila ha sintetizzato così il senso dell’alleanza sancita ufficialmente sabato scorso presso la Casa Tra Noi nell’ambito del convegno “Dalla profezia alla Comunione”. L’associazione onlus Meter che da dieci anni lotta a difesa dell’infanzia e Casa Tra Noi si sono gemellati firmando un protocollo d’intesa a margine del decennale della scomparsa di don Sebastiano Plutino, fondatore del movimento Tra Noi.
Presenti in qualità di relatori all’incontro, oltre al vescovo D’Ercole, don Fortunato Di Noto fondatore di Meter, Antonella Simonetta, presidente di Tra Noi, e don Marco Pozza, che si è definito «amico e collaboratore Meter». E la collaborazione tra le due realtà sarà subito fattiva. Infatti, il documento, a firma congiunta, ha ufficializzato anche la nuova sede romana di Meter di via Niccolò Machiavelli. In essa, «verranno attivati servizi legati all’infanzia, alle famiglie, alle comunità religiose e non solo», vi è scritto in un depliant di presentazione delle attività di Meter.
La nuova sede quindi sarà soprattutto «un centro di ascolto che accoglie e accompagna le vittime di abuso attraverso un percorso terapeutico, giuridico, sociale e pastorale», hanno spiegato i responsabili dell’associazione fornendo anche i recapiti a cui rivolgersi in caso di aiuto. Un numero verde: 800-455270 e il 345/0258039. «Un’alleanza – ha sottolineato monsignor D’Ercole – che può diventare collaborazione e comunione e che potrà generare una fantasia originata d’amore». Il presule ha poi ricordato la figura di don Plutino: «La sua lezione è che la nostra vita si specchia continuamente negli altri, anche perché la profezia è la coerenza di una vita di chi non pensa soltanto in termini di io ma ha lo sguardo rivolto verso gli altri», ha detto. Si è poi soffermato anche sul suo incontro con don Plutino: «Guardava sempre avanti, insegnava a sopportare tutto vedendo sempre il positivo in ogni cosa».
Don Di Noto, invece, ha riflettuto inizialmente su «i bambini santi». «Pensate – ha detto il sacerdote – quanti bambini si sono opposti con durezza all’onta della violenza nei confronti della loro purezza». E ha poi ha aggiunto con forza: «Chi accoglie i bambini, accoglie il Signore». «Sono convinto – ha precisato – che chi lo fa è già in Paradiso». Don Fortunato ha quindi espresso il suo pensiero in merito ai temi del convegno. «Ho abbinato l’esperienza di don Orione con la mia: la comunione dei santi esiste. Non è una fantasia. È un carisma che viene dal Signore Gesù», ha detto. Da qui l’apertura alla speranza: «Oggi viviamo in un mondo lacerato dalla discordia ma capace ancora di lenire la sofferenza. Non esiste, infatti, mistica che non sia vissuta». Don Di Noto in conclusione del suo intervento ha ribadito ancora una volta l’importanza dell’impegno e dell’aiuto reciproco: «Abbiamo una Chiesa povera perché spesso è gelosa dei talenti invece di esserne orgogliosa: ma essi vanno fusi avendo la capacità di dire ai giovani che si può percorrere la vita in maniera diversa».
Don Marco Pozza, invece, prima della firma del protocollo d’intesa, ha richiamato a una frase di Steve Jobs, fondatore della Apple. «Jobs, a chi gli chiedeva se fosse un genio, rispose: “Non so se lo sono, ma so che per esserlo bisogna sapere intravedere il futuro quando ancora non risulta ovvio: credo che sia una frase che può stimolare anche noi ad avere più coraggio di metterci in gioco, per amore della Chiesa, nonostante i rischi propri di ogni novità».
 

Istituiti cinque nuovi Accoliti nella chiesa Cattedrale di Noto

Sabato, 11 giugno scorso, durante la solenne Veglia di Pentecoste, in Cattedrale, Mons. Antonio Staglianò ha istituito accoliti cinque alunni del nostro Seminario: Gabriele Di Martino, Davide Lutri, Gianni Roccasalvo, Manlio Savarino, Giovanni Vizzini. Il ministero dell’accolitato è un servizio in aiuto al Vescovo, al Presbitero o al Diacono nella preparazione dell’altare e dei vasi sacri è considerato anche ministro straordinario della Comunione: ciò significa che colui che presiede la celebrazione può chiamarlo a distribuirla o a portarla agli ammalati. Il ministero dell’accolito continua ad essere anche una tappa nel percorso istituzionale verso il diaconato e il presbiterato. In una cornice tutta diocesana, con la presenza delle Comunità di parrocchie della vicaria netina, con le Comunità parrocchiali, di origine dei seminaristi, è stata celebrata la Festa dello Spirito Santo. La Chiesa ci fa ricordare il memoriale dell’invio dello Spirito Santo su Maria e gli Apostoli riuniti nel Cenacolo, essa stessa è inviata ad annunciare l’evangelo a tutte le genti, fino ai confini del mondo, nell’attesa del ritorno del Signore. La celebrazione della Pentecoste, “festa delle feste” o “grande domenica” come la chiamavano i Padri della Chiesa, ricorda questo dono dello Spirito che attualizza, ricorda e interiorizza quello che ha fatto Gesù. Il nostro Vescovo durante l’omelia ha sottolineato come lo Spirito realizza la sua presenza nell’assemblea, nella convocazione attorno al Pastore, vincolo di unione ed epifania dell’unità della Chiesa; lo Spirito permette l’osservanza dei comandamenti nella testimonianza audace del Vangelo che oggigiorno risulta scomodo e difficile da applicare alle situazioni della vita. Ai nuovi accoliti auguriamo di poter, nella vicinanza all’altare e ai cari malati, sperimentare la vicinanza di Cristo nella concretezza di un agire “umano” prossimo a quanti hanno fiducia in Dio e a quanti la cercano.

 
 
 
 

La roccia della fede, la via della “visita”

Sarà una festa particolare quella di San Pietro 2011 a Modica, perché arricchita dal ricordo di una grande figura di prete come Mons. Matteo Gambuzza (1910-2011) a cento anni dalla nascita e dieci dalla morte. Un ricordo che inizierà concretamente con la visita nei quartieri, una caratteristica dell’Arciprete di san Pietro che la gente ancora ricorda per la prontezza con cui visitava gli ammalati, accompagnata dal suo proverbiale “Coraggio!” in cui si univano fede e condivisione concreta. Si tratta di una via concreta per la testimonianza della carità oggi, messa al centro anche dal nostro Sinodo diocesano e riproposta come prima modalità per educarci alla carità evangelica. Scrive il parroco di San Pietro don Corrado Lorefice all’inizio della lettera-invito per la festa: “Vogliamo far memoria di un prete dalla significativa statura umana e pastorale, per comprendere la sua figura e il suo messaggio nel contesto storico che lo ha visto esercitare il ministero a Modica, e per recuperare i tratti della sua testimonianza di cristiano e di prete di formazione tridentina pieno di una fedeltà alla Chiesa che gli ha consentito l’apertura lungimirante al post Concilio: la fede come roccia della vita, un grande senso della paternità, la visita come rapporto con la gente consolidato nel reale vissuto del territorio. Per tale motivo abbiamo pensato di animare la festa anche nei quartieri, in particolare a Cartellone e a S. Francesco La Cava con la celebrazione eucaristica e con un momento di fraternità”. Così, ci saranno la prossima settimana due eucaristie e feste di quartiere, mercoledì 22 giugno alla 19 nello slargo di via Exaudinos, venerdì 24 sempre alle 19 in via Rosa. Domenica 26 giugno alle 19 in San Pietro vi sarà la concelebrazione cittadina del Corpus Domini, a cui seguirà la processione eucaristica. Lunedì 27 e martedì 28 giugno la messa vespertina, presieduta dal primo successore di Mons. Gambuzza don Carmelo Lorefice, sarà celebrata alle 18,30, mentre alle 19,30 vi sarà una due sere storico-teologica sulla figura di Mons. Matteo Gambuzza. Il giorno di San Pietro, mercoledì 29 giugno, presiederà la Messa delle 10,30 don Giuseppe Sortino, che celebra il sessantesimo di sacerdozio; mentre la messa vespertina alle 19,30 sarà presieduta dal vicario generale della diocesi don Angelo Giurdanella. Seguirà la processione con l’artistica statua di San Pietro e il paralitico.
 

DON DI NOTO: ” I BAMBINI DI ROMA AVRANNO DEI LORO SERVITORI E DIFENSORI”

L’Associazione Meter onlus, (www.associazionemeter.org), fondata da don Fortunato Di Noto, dal 18 giungo sarà operativa contro ogni forma di abuso e di sfruttamento promuovendo la tutela e la difesa dell’infanzia. La sede Meter di Roma attiverà una serie di servizi legati all’infanzia, alle famiglie, agli educatori, alle comunità ecclesiali, religiose e non; un operativo e concreto segno di servizio (con una storia ventennale) per la Chiesa di Roma e per tutta la città e la regione Lazio.
La sede di Roma nasce grazie all’incoraggiamento che Papa Benedetto XVI, il 25 aprile scorso ha rivolto ai responsabili di Meter per la XV Giornata bambini vittime della violenza, dello sfruttamento e dell’indifferenza: “incoraggio Meter – diceva il Papa – a proseguire l’opera di prevenzione e di sensibilizzazione delle coscienze al fianco delle varie agenzie educative: penso in particolare – continuava Benedetto XVI – alle parrocchie, agli oratori e alle altre realtà ecclesiali che si dedicano con generosità alla formazione delle nuove generazioni”.
Il carisma e l’opera di Meter è stata condivisa dall’Associazione Movimento Tra Noi (www.movimentotranoi.it) che ha offerto una sede a Roma in quella logica di “comunione e reciproca accoglienza”.
Nel corso del convegno “Dalla profezia alla Comunione” che sabato 18 giugno ricorderà la figura di don Sebastiano Plutino, sacerdote e fondatore del Movimento Tra Noi a dieci anni dalla sua scomparsa si formalizzerà ufficialmente la “sede di Meter a Roma”.
Al Convegno  presenzieranno Monsignor Giovanni D’Ercole, Vescovo Ausiliare dell’Aquila e Assistente Spirituale del Movimento Tra Noi; don Fortunato Di Noto  presidente e fondatore Meter, Antonella Simonetta, presidente del Movimento Tra Noi; don Marco Pozza, amico e collaboratore Meter.
Don Fortunato Di Noto ha dichiarato: “Auspico che Meter diventi a Roma una proposta educativa per una pastorale di prossimità contro gli abusi nella logica della prevenzione e informazione attenta, generosa ed evangelica a favore delle famiglie, dei piccoli e dei deboli per orientarsi in questa società in crisi e frammentata”.