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La Cattedrale un anno dopo la sua storica riapertura

Si respira già aria di festa a Noto. Un anno dopo la riapertura al culto dei fedeli della Cattedrale di san Nicolò, infatti, la diocesi e la città intera si stanno già mobilitando per celebrare lo storico evento del 18 giugno 2007. Una data che resterà memorabile per l’Italia e per il mondo intero. Momento centrale e culminante del programma di appuntamenti promosso dalla diocesi con il patrocinio del Comune di Noto e la collaborazione della Pro-Noto in occasione di questo anniversario, sarà la conferenza che si terrà il 18 giugno alle ore 19 proprio in Cattedrale e che vedrà come relatore principale Monsignor Carlo Chenis, Vescovo di Civitavecchia e membro della Commissione nazionale per la ricostruzione della Cattedrale, il quale interverrà su tema “La Cattedrale immagine della Chiesa: dalla ricostruzione delle pietre alla rievangelizzazine dei fedeli”.

La conferenza si aprirà con l’intervento del Vescovo di Noto, Monsignor Mariano Crociata. Seguiranno gli interventi del Sindaco della città Corrado Valvo, del Prefetto di Siracusa e Commissario per la ricostruzione Fiorella Scandurra e dell’architetto Mariella Muti in qualità di Soprintendente ai Beni culturali e artistici di Siracusa.
“La riapertura della Cattedrale di Noto, dopo il crollo e la ricostruzione, è stato un avvenimento importante e profondamente evocativo per la diocesi e per il territorio, ben oltre i confini assegnati alla sua figura geografica – commenta il Vescovo di Noto -. Ad un anno di distanza è doveroso ma, ancor più, profondamente sentito raccogliere la risonanza dell’evento, che permane attivo con la sollecitazione che suscita a ricostruire nuovi vissuti e nuove relazioni in un tessuto sociale ed ecclesiale bisognoso di recuperare ripresa e slancio.”
Alla conferenza si affiancheranno due manifestazioni che faranno da corollario al momento celebrativo. La prima è la Mostra delle Confraternite netine che sarà inaugurata domenica 15 giugno alle ore 21.00 presso la Chiesa dello Spirito Santo. La seconda, L’Estemporanea d’arte sul tema “La Cattedrale simbolo del barocco e dell’iconografia sacra del Val di Noto”. L’estemporanea coinvolgerà artisti delle diocesi di Noto e di Mazara del Vallo e si svolgerà nell’area del centro storico di Noto il 17 giugno (pomeriggio) e il 18 giugno (fino alle 17). Le opere realizzate verranno esposte e presentate in Cattedrale in occasione del Convegno di giorno18 giugno.


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Il 19 giugno, consacrazione di Dina Caldarella nell’Ordo virginum

Il Vescovo Mariano Crociata il 19 giugno 2008 nella parrocchia del Sacro Cuore di Avola (Sr) presiederà il rito di consacrazione di Dina Caldarella nell’Ordo virginum. 
“L’Ordo virginum è un segno conciliare che fa risaltare una caratteristica di fondo della nuova ecclesiologia e della riscoperta spiritualità cristiana, e cioè le potenzialità di santità che il popolo cristiano porta dentro di sé sotto l’azione dello Spirito santo e, insieme, la capacità e la possibilità di un cristianesimo ordinario, quotidiano, di popolo di portare frutti di Vangelo e di radicalità evangelica nell’intreccio più comune e corrente di vita dei nostri fedeli e di tutta la nostra gente” spiega il Vescovo.

Nella diocesi di Noto è stato istituito il 16 aprile 2007 in occasione della prima consacrazione della modicana Ketty Fede, il cui rito è stato presieduto da Monsignor Giuseppe Malandrino, oggi Vescovo emerito. “La mia vocazione è partita da una chiamata interiore profonda – dice Ketty –.  Il percorso che mi ha condotto a questa scelta è stato lungo e l’Ordo ha rappresentato la mia risposta di amore a Cristo Gesù”.
Ad oggi sono circa 3mila in tutto il mondo le appartenenti all’Ordo virginum. In Sicilia sono circa 50 e altri venti sono in formazione.  Esso non è una nuova forma di vita religiosa legata a istituti o congregazioni. Con l’ingresso nell’Ordo virginum la consacrata vive profondamente radicata nel contesto della propria comunità cristiana ordinaria (parrocchiale e diocesana) e nel contesto della realtà sociale e lavorativa da cui proviene; conduce un’esistenza “normale” in quella consuetudine di lavoro e di vita che ne fa una donna volta a condividere nella quotidianità i problemi e le situazioni di ogni persona comune; vive in comunione con il proprio Vescovo a cui solo spetta il compito di curarne la formazione e definirne l’ambito dell’impegno pastorale. Il servizio specifico è solo quello di essere vergine sposa nel mondo, segno visibile della Chiesa, la quale rappresenta la Sposa che attende la venuta di Gesù Sposo.


Alla Cattedrale il premio “Restauro dell’Architettura 2007-2008”

La Cattedrale di Noto è stata premiata con una “menzione assoluta nazionale, al di sopra di tutte le opere premiate, per la valenza anche simbolica dell’intervento architettonico” nell’ambito del convegno sul tema “Il recupero dei beni culturali tra conservazione e fruizione” in occasione del quale sono stati proclamati i vincitori nazionali del Concorso per il Restauro dell’Architettura 2007-2008 “Tradizione, devozione, ambizione” promosso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dalle Sovrintendenze e Direzioni ai Beni Architettonici e Paesaggio Regionali di Calabria, Liguria, Sicilia, Veneto e dall’Unpli (Unione Pro Loco italiane). La circostanza di questa premiazione a quasi un anno dalla cerimonia di riapertura “ci richiama tutti – dice il Vescovo di Noto S. E. Mons. Mariano Crociata – a tenere viva la coscienza del valore insieme religioso, sociale e culturale del recupero di un bene così importante. Si conferma infatti il senso di corale responsabilità che ha portato alla sua realizzazione e che ora deve essere mantenuto perché, insieme alla costitutiva funzione religiosa e liturgica, la Cattedrale ricostruita riesca a convogliare iniziative e risorse per una sua più estesa fruizione e valorizzazione culturale e sociale”. La cerimonia si è tenuta questa mattina, sabato 24 maggio 2008, alle ore 10 nella Sala Tiepolo di Villa Pisani a Strà, in provincia di Venezia. Il premio, unico nel suo genere in Italia, è volto a segnalare e premiare i migliori interventi di recupero di edifici architettonici. “Il Concorso  – commenta il responsabile del Dipartimento cultura territorio e innovazione dell’Unpli e ideatore del progetto, architetto Fernando Tomasello – si propone di sostenere la valorizzazione e la conoscenza del nostro patrimonio storico-artistico e architettonico, favorendone la promozione e la fruizione attraverso lo sviluppo di attività turistiche e iniziative culturali; al tempo stesso intende sostenere l’integrazione tra l’attività della Sovrintendenza, dei soggetti istituzionali e delle Pro Loco nella salvaguardia del patrimonio”. Tutte finalità “perfettamente perseguite dall’intervento di restauro della Cattedrale di Noto – ha sottolineato nel suo saluto di ringraziamento il dott. Salvatore Maiore, presidente dell’Associazione turistica ‘Pro Noto’ a cui è andata la targa premio – in quanto, in un tempo relativamente breve vista la complessità dell’opera, ha restituito alla città di Noto e all’intera comunità diocesana un monumento di notevole rilevanza: artistica, in quanto la Cattedrale è una delle più tipiche espressioni del barocco del Val di Noto; storica, poiché essa è stata sempre al centro delle vicende storiche della città; e religiosa, in quanto rappresenta il centro della comunità diocesana”. Il lavoro di restauro e di ricostruzione ha impegnato 150 persone, tra maestranze, collaboratori e progettisti. “Mi associo al plauso per l’iniziativa e ai ringraziamenti per il riconoscimento del nostro lavoro – ha detto l’architetto Salvatore Tringali, progettista e direttore dei lavori nel suo saluto ai membri della giuria che ha assegnato il premio – e mi dispiace di non aver potuto presenziare per impegni precedentemente assunti in altra sede”. Come ha avuto modo di sottolineare l’ingegnere Roberto De Benedictis “quando il cantiere fu avviato, nell’ottobre del 1999, sentimmo di avere davanti a noi una montagna da scalare, con molte incognite legate ad un lavoro senza precedenti, e poche certezze”. Tra queste, proprio i disegni del progetto che oggi è stato premiato.

COMUNICATO STAMPA – La Cattedrale di Noto premiata a Venezia nell’ambito del Concorso per il Restauro dell’Architettura 2007-2008 – Tradizione, devozione, ambizione

La Cattedrale di Noto è stata premiata con una ‘menzione assoluta nazionale, al di sopra di tutte le opere premiate, per la valenza anche simbolica dell’intervento architettonico’ nell’ambito del convegno sul tema ‘Il recupero dei beni culturali tra conservazione e fruizione’ in occasione del quale sono stati proclamati i vincitori nazionali del Concorso per il Restauro dell’Architettura 2007-2008 ‘Tradizione, devozione, ambizione’ promosso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dalle Sovrintendenze e Direzioni ai Beni Architettonici e Paesaggio Regionali di Calabria, Liguria, Sicilia, Veneto e dall’Unpli (Unione Pro Loco italiane).

 

Leggi il Comunicato Stampa nell’allegato


Pellegrinaggio alla Scala, incontro che comunica speranza

Non lasciarsi vincere dalla sfiducia e dallo scoraggiamento. Guardare alle difficoltà sul piano familiare, sociale, come pure su quello ecclesiale, non come a una sconfitta annunciata o già subita, ma come ad una sfida da affrontare e superare. Ascoltare e raccogliere le risorse umane e spirituali per individuare il percorso futuro e rispondere alla chiamata del Signore. Ecco ciò a cui la figura di Maria Ss. Scala del Paradiso richiama oggi la comunità diocesana. A sottolinearlo è stato il Vescovo Mariano Crociata nel corso dell’omelia tenuta davanti alle migliaia di fedeli che il 23 aprile hanno partecipato all’annuale pellegrinaggio al Santuario della Scala. Un giorno particolare di grazia per la diocesi netina in cui “la nostra Chiesa si riscopre non solo mariana – ha detto Mons. Crociata – ma anche pellegrina”, come Maria e con Maria, figura esemplare di pellegrina della fede, come ricorda Giovanni Paolo II nell’enciclica Redemptoris Mater. D’altra parte, “ogni essere umano può giungere alla coscienza che la sua vita è un cammino” ha detto il Vescovo. L’unica differenza è che per i credenti questo cammino si snoda in un orizzonte “straordinariamente vasto e coerente, poiché sappiamo di avere origine da un amore infinito di Padre, che non si stanca di attenderci e anzi di preparare il nostro arrivo”. Una certezza di fede che “tuttavia non allevia il peso, la fatica, l’imprevedibilità del cammino” ha ricordato Mons. Crociata pensando alle tante famiglie in affanno per le difficoltà economiche a motivo anche delle lacerazioni affettive e matrimoniali, al disagio sociale delle nuove generazioni, non solo nelle forme estreme e drammatiche che le cronache riportano ma anche nella forma più diffusa della disaffezione allo studio, al lavoro, all’impegno assiduo e operoso, in una condizione sociale segnata da relazioni interpersonali improntate a scarsa o nessuna considerazione per la dignità delle persone. “In questo clima sociale e spirituale il nostro pellegrinaggio – ha sottolineato – non vuole essere un momento di evasione e di rifugio religiosamente connotato. Esso è invece un incontro che ci comunica, attraverso Maria, la consolazione e la speranza che vengono da Dio in Gesù, al quale ella ci dice di guardare per ascoltarlo e fare ciò che egli ci dirà”. Maria, infatti “è scala non perché accorcia la distanza tra due luoghi – ha spiegato Mons. Crociata – ma perché mostra nella sua persona e nella sua preghiera una relazione con Dio già accolta e realizzata”. Il paradiso, infatti, non è un altrove. E’ “un modo altro di vivere e di essere già qui e ora. Il paradiso è lo Spirito – ha aggiunto il Vescovo -, il paradiso è Dio; dove c’è Dio, c’è già in germe il paradiso. Dio non abita un luogo; abita le persone e le relazioni”. La celebrazione si è conclusa con la recita della nuova preghiera dedicata alla Vergine, scritta da Mons. Crociata e consegnata ai fedeli in una immaginetta. Infine il Vescovo ha annunciato alla comunità diocesana la prossima ordinazione di tre nuovi diaconi che si terrà in Cattedrale il 5 luglio.


Il 23 maggio, pellegrinaggio diocesano al Santuario Madonna della Scala

Sono circa 4mila i fedeli attesi il 23 maggio prossimo al Santuario Madonna Scala del Paradiso in occasione del primo pellegrinaggio diocesano con il Vescovo S. E. Mons. Mariano Crociata. «L’arrivo dei pellegrini è previsto a partire dalle ore 17 – spiega don Giorgio Di Vita, Rettore e parroco del Santuario -. Poi, dopo le 18.30 circa, seguirà la preghiera del Rosario guidata dal Vescovo e la celebrazione eucaristica, in uno dei luoghi di pellegrinaggio mariano più frequentati della diocesi». Per ragioni logistiche legate alla presenza di lavori in corso, di tutto l’edificio i fedeli potranno visitare solo la chiesetta del Santuario. Come tradizione, la maggior parte dei pellegrini percorrerà a piedi solo l’ultimo tratto della cosiddetta Via Sacra, un percorso lungo circa un chilometro. Un cammino accessibile a tutti, dunque, simbolico, eppure un gesto significativo, non solo un pensiero, con il quale i cristiani da sempre ricordano a se stessi che tutta l’esistenza è un viaggio. E poiché ogni cammino, per non essere solo una fuga, presuppone una meta, in questo caso essa è la ricerca del cuore e del volto buono della Madre di Gesù, intermediaria tra l’uomo e Dio, Scala tra il cielo e la terra. La Madonna Maria Ss. Scala del Paradiso è Patrona principale della diocesi di Noto.

 

 

Don Rosario Sultana (febbraio 2008)

E’ la prima volta che vedo l’Africa con i miei occhi. Avevo sentito parlare della diocesi di Butembo-Beni ma constatare di persona questo tipo di realtà condividendo con la gente la vita di tutti i giorni è un’altra cosa. Sento che questa esperienza ha cambiato in me anche l’idea che avevo di questo Paese. Mi sono accorto che l’Africa ha delle risorse che vengono dalla gente, dalla vita della gente. Una vita molto semplice ma ricca perché pur vivendo nel bisogno, spesso qui si manca anche del necessario per sopravvivere, le persone trasmettono gioia, sono contente, pacificate con se stesse. Questa serenità che hanno, a partire dalle poche cose che possiedono, a noi insegna parecchio perché l’occidente vive nel benessere, che è un benessere materiale, però molta gente sperimenta forme di depressione e di malattia legate alla psiche proprio perché ha tutto ma non ha ciò che veramente fa felice l’essere umano: la fraternità, la solidarietà, il fatto di saper gioire di quello che si possiede anche se è poco. La cosa che più di tutti mi ha colpito è che questa gente è povera, ma forse noi siamo più poveri di loro. Qui, infatti, il poco che c’è rappresenta tutto il necessario. I bambini soprattutto, ma anche le donne e gli uomini, sono sempre con il sorriso. La felicità vera, infatti, non è legata al piacere e al possesso. Essere felici vuol dire saper godere delle cose semplici della vita: una carezza, un sorriso, una stretta di mano. Ecco allora la grande lezione che ci viene da questa esperienza di condivisione e di gemellaggio: imparare dalle cose semplici quanto è bella la vita e apprezzare anche quelle cose che oramai noi diamo troppo per scontate.

 

Don Rosario Sultana,

parrocchia santa Caterina da Siena, Donnalucata

Don Antonio Forgione (febbraio 2008)

Il messaggio che ci viene dall’esperienza di vita dei nostri fratelli gemelli di Butembo-Beni è rivolto soprattutto a noi adulti. A conclusione di questa breve visita nella nostra Chiesa gemella posso dire di aver fatto una esperienza di profonda spiritualità. Personalmente ho cercato di vivere la mia brevissima permanenza in terra d’Africa come il momento dell’incontro con Dio che ho scoperto attraverso gli occhi dei bambini, qui spesso malnutriti, mal vestiti e scalzi, eppure con una luce speciale che gli illumina il viso. Incrociando il loro sguardo ho scoperto la bellezza di Dio, ma anche la sofferenza del Cristo. Girando per i villaggi di questa nostra diocesi gemella ho incontrato tante persone di cui ho ammirato la capacità di accogliere sempre con un sorriso gratuito e la bellezza della natura. C’è davvero tanta bellezza in questa terra africana ma al tempo stesso tanta sofferenza: quella di un popolo intero, stremato dalla fame, dalle malattie e dalla guerra, i cui segni ancora sono visibili. Per questo posso dire che è stata un’esperienza meravigliosa e traumatica insieme. Aver visto e soprattutto aver vissuto queste contraddizioni fa sì che dopo nulla possa essere più come prima. Ai nostri fratelli gemelli di Butembo-Beni e a tutta la popolazione congolese va il mio augurio di una profonda rinascita.

 

Don Antonio Forgione