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Il vaticanista Luigi Accattoli incontra gli operatori della Comunicazione

Comunicato Stampa>>

Il 24 Gennaio a Modica presso il Santuario Madonna delle Grazie con inizio alle ore 11,00 si terrà un incontro diocesano con i Giornalisti e gli operatori delle comunicazioni sociali, organizzato dall’Ufficio diocesano per le Comunicazioni Sociali. A questo incontro parteciperanno i giornalisti delle provincie di Ragusa e di Siracusa. Il Vescovo di Noto, S. E. Mons. Antonio Staglianò, in occasione della festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, invita tutti voi, giornalisti e operatori delle comunicazioni sociali ad un incontro nel quale affronteremo con l’aiuto di un noto Vaticanista, dott. Luigi Accattoli, un tema che sta molto a cuore alla chiesa locale di Noto “Sfida educativa e Cultura digitale”. L’UCS ha invitato tutti gli operatori del settore, giornalisti, redazioni e collaboratori tutti. L’intento del Vescovo e quindi della diocesi netina è quello di poter collaborare sempre più attraverso le professionalità presenti in diocesi per una crescita socio-culturale del territorio.

Una breve scheda biografica del relatore per meglio comprendere l’alto spessore del relatore che insieme
ascolteremo.

Alleghiamo il programma dell’incontro.

Programma:

Ore 11,00 Relazione di Luigi Accattoli su “Sfida educativa e Cultura digitale”.
Ore 11,30 Interventi in aula sul tema.
Ore 11,45 Conclusione di S. E. Mons Antonio Staglianò.
Ore 12,00 S. Messa in onore di San Francesco di Sales presieduta dal Vescovo.

Presiede: S. E. Mons. Antonio Staglianò, Vescovo di Noto, membro della Commissione Episcopale Italiana per la cultura e le comunicazioni sociali.
Relaziona: dott. Luigi Accattoli, Vaticanista ed editorialista del Corriere della Sera.
Modera: don Rosario Sultana, Direttore UCS

A conclusione verrà consegnato ai presenti il Messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2011 – Verità annuncio e autenticità di vita nell’era digitale.

Allegato:

Scheda biografica

Luigi Accattoli è giornalista del Corriere della Sera dal 1981, scrittore e conferenziere. Nato a Recanati (Macerata) nel 1943, vive a Roma con cinque figli (Valentino, Agnese, Beniamino, Matilde, Miriam) e la sposa Maria Luisa Cozzi.
Dal 1975 al 1981 aveva lavorato alla Repubblica. Collabora alla rivista Il Regno dal 1973. Negli anni dell’Università (Lettere moderne a Roma), fece parte della Presidenza nazionale della Fuci, cooptato dai presidenti Giovanni Benzoni e Mirella Gallinaro (1968-1970) come redattore della rivista Ricerca. E’ autore del volume Giovanni Paolo. La prima biografia completa, San Paolo 2006 (una prima edizione di questo lavoro, Karol Wojtyla. L’uomo di fine millennio, San Paolo 1998, era stata tradotta in nove lingue). Altre pubblicazioni: Cerco fatti di Vangelo. Inchiesta di fine millennio sui cristiani d’Italia, SEI 1995; Quando il Papa chiede perdono. Tutti i mea culpa di Giovanni Paolo II, Leonardo 1997 (tradotto in otto lingue e ripubblicato negli Oscar Mondadori); Vaticano. Vita quotidiana nella città del Papa, Arsenale Editrice 1998 (tradotto in quattro lingue); Islam. Storie italiane di buona convivenza, EDB 2004. I mass media, la famiglia, la vita cristiana nella città secolare sono gli argomenti dell’attività di conferenziere. Di questi temi tratta nei volumi Io non mi vergogno del Vangelo. Dieci provocazioni per la vita quotidiana del cristiano comune (EDB1999, nove ristampe); Dimmi la tua regola di vita. Cinque tracce dell’avventura cristiana nella città mondiale (EDB 2002); Il Padre nostro e il desiderio di essere figli. Vademecum di un giornalista per abitare a lungo nella preghiera di Gesù (EDB 2005).

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COMUNICATO STAMPA – Incontro diocesano con i Giornalisti e gli operatori delle comunicazioni sociali ‘Sfida educativa e Cultura digitale’

Incontro diocesano con i Giornalisti e gli operatori delle comunicazioni sociali ‘Sfida educativa e Cultura digitale’
Modica, 24 Gennaio 2011
Santuario Madonna delle Grazie – ore 11,00

 


Egregi giornalisti delle provincie di Ragusa e di Siracusa, il Vescovo di Noto, S. E. Mons. Antonio Staglianò, in occasione della festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, invita tutti voi, giornalisti e operatori delle comunicazioni sociali ad un incontro nel quale affronteremo con l’aiuto di un noto Vaticanista, dott. Luigi Accattoli, un tema che sta molto a cuore alla chiesa locale di Noto ‘Sfida educativa e Cultura digitale’.

 


L’altro fratello

Il tema dell’immigrazione non può risolversi in un intreccio di emozioni o a una questione di aiuti. Scrivono opportunamente i nostri vescovi al n. 4 del recente documento sul Mezzogiorno “Per un Paese solidale”: «La massiccia immigrazione dall’Europa dell’Est, dall’Africa e dall’Asia ha reso urgenti nuove forme di solidarietà. Molto spesso il Sud è stato il primo approdo della speranza per migliaia di immigrati e costituisce il laboratorio ecclesiale in cui si tenta, dopo aver assicurato accoglienza, soccorso e ospitalità, un discernimento cristiano, un percorso di giustizia e promozione umana e un incontro con le religioni professate dagli immigrati e dai profughi». Da qui l’importanza di una ricerca, come quella riportata nel secondo quaderno del nostro Osservatorio delle povertà dedicato all’immigrazione, che nel riferimento ad un territorio preciso – quello della nostra diocesi – aiuta a comprendere meglio come l’integrazione di culture diverse accade o non accade nella quotidianità della vita. Si focalizzano così domande che impegnano intelligenza, cuore, corpo: come l’antico vicinato del Sud d’Italia reagisce all’incontro con gli stranieri? come la cura per le nostre famiglie grazie alla badanti può comporsi con la cura dei loro figli? Quali sofferenze, come violenza sessuale e aborti coatti, non scorgiamo? Come si coniugano lavoro e diritti? Cercando di raccogliere elementi di discernimento si traccia una via – la via della relazione – che rende l’accoglienza dell’altro, come sottolinea nell’introduzione il nostro Vescovo Mons. Antonio Staglianò, elemento costitutivo di una «carità nella verità» e dell’educazione alla «vita buona e bella del Vangelo». Peraltro non si tratta di una semplice introduzione ma di una riflessione teologica che aiuta a cogliere nel rapporto con l’altro una dimensione ontologica, costitutiva del nostro essere, che impegna a fare dell’accoglienza il tratto costitutivo del nostro stare nella storia. Le due parti del libro, curate da Vincenzo La Monica (referente regionale Caritas per l’immigrazione e redattore per la Sicilia del Dossier sull’immigrazione curato ogni anno da Caritas Italiana e Migrantes) e da Salvo Garofalo (responsabile dell’Osservatorio diocesano delle povertà) intrecciano dati statistici, riflessioni su vita – lavoro – famiglia, interviste qualitative, offrendo significativi motivi al pensare e all’agire. Nel titolo – “L’altro fratello” – si condensano i vari elementi attraverso un forte invito alla consapevolezza della comune fraternità. Il libro sarà presentato venerdì 21 gennaio 2011 alle ore 18,30 nel salone della chiesa madre di Pozzallo.

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Gemellaggio con l’Aquila: ritrovare il senso vero del con-patire

Ha parlato in piedi Goffredo Palmerini lo scorso 4 gennaio nell’Aula Consiliare di Modica, per rispetto al luogo di espressione massima della democrazia in un territorio, lui che fino al 2007 è stato vicesindaco dell’Aquila e che ora segue le comunità abruzzesi nel mondo, continuando così il suo impegno civico e culturale (come scrittore, giornalista, membro dei consigli direttivi di varie istituzioni, tra cui l’Istituto cinematografico dell’Aquila). Ha parlato con commozione, ringraziando subito per i legami che si sono avviati e che sono continuati dopo il terremoto con l’Aquila, ed in particolare con la storica e popolosa frazione di Paganica. Ha subito spiegato che compatire, nel suo senso etimologico, dice passione condivisa. Andando così al cuore di gemellaggio, che ha preso il tono dell’incontro tra gente che coltiva passioni forti perché le città rinascano recuperando le proprie radici. Solo così potranno restare comunità e diventare, soprattutto per le nuove generazioni, luogo in cui poter sperimentare quella vita buona e bella che sarà, per l’Abruzzo la forza più vera di una ricostruzione che allo stato attuale non c’è. Condivisione di passione per il bene in cui entrano a pieno titolo gli italiani nel mondo: altri sessanta milioni di italiani che, con fatica, si sono conquistati stima e che spesso non capiscono la degenerazione in cui versa il nostro Paese. Italia che ripensiamo a cento cinquanta anni dall’unità attraverso legami che nascono dal dolore e fioriscono in amicizia, impegno per la giustizia, cultura. Ha fatto riscontro alle parole di Goffredo Palmerini il Sindaco di Modica Antonello Buscema, che ha ricordato come ogni terremoto porta lutto e devastazione ma anche dovere e possibilità di ricostruzione, da sempre pensare nell’ottica del bene comune. Poco prima nella chiesa di San Pietro c’era stato il momento liturgico, con l’adorazione eucaristica in cui si esplicitava come questa vicinanza che si è creata con l’Aquila ha a che fare con la vicinanza di Dio, con il suo farsi uomo, il farsi bambino. Nel suo intervento Federico, figlio di Goffredo e seminarista, ha offerto una sua lettura della vita che ci riserva doni, come l’amicizia nata tra Paganica e la diocesi di Noto, per i quali occorre conservare stupore e capacità di riceverli, e così permettere a Dio di entrare nella vita personale e comunitaria. Ha quindi ricordato come sia  importante ringraziare per la gratuità dei doni di Dio e di chiedere scusa quando li roviniamo, e questo per vivere bene la nostra vita e tutti i suoi tempi di dolore e di gioia. Così la storia riceve la luce di Dio, che resta una luce discreta, una luce offerta. Aprendo vie di salvezza, come i passi successivi del gemellaggio che si sono pensati nelle giornate di visita di Goffredo, Federico insieme alla sposa e madre signora Anna, e che domenica 10 gennaio saranno condivisi con la comunità di Paganica: continueranno incontri attraverso visite ma anche si programmeranno momenti comuni annuali in cui condividere discernimento e riflessione sui grandi temi della vita da riprendere poi durante l’anno; si penseranno iniziative di servizio ed educative (soprattutto per gli adolescenti) con scambi tra la parrocchia di Paganica e parrocchie della diocesi di Noto; si sosteranno iniziative di condivisione e di economia sociale nel segno della reciprocità; ci saranno momenti costanti di preghiera gli uni per gli altri e lettere di comunione per informarsi sul cammino delle due comunità. Man mano si cercherà di capire anche quali risvolti possono esserci per la vita delle due comunità sociali e civiche; intanto è stata compiuta una tappa importante che segna una svolta: dall’emozione per il terremoto alla fedeltà di un cammino in cui le due comunità si impegnano a dare e ricevere nel segno della vita buona e bella e di città ripensate mettendo al centro l’uomo.

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Secondo anniversario di elezione di Mons. Antonio Staglianò a Vescovo di Noto

Giovedì 6 Gennaio 2011, solennità dell’Epifania il Vescovo, durante la celebrazione pontificale vespertina pronunciando la sua omelia ha sottolineto la dimensione divina dell’uomo che si traduce in umanità, in esercizio, cioè, della carità nella tensione costante alla conversione e alla umanizzazione dell’uomo. Alla fine della celebrazione il vicario generale ha dato annuncio che: sabato 8 gennaio partirà per Butembo Beni una delegazione di fedeli in visita-pellegrinaggio alla nostra Chiesa Gemella in Africa; sabato 22 gennaio, nel secondo anniversario di elezione a Vescovo di Noto di Mons. Antonio Staglianò, sarà consegnata al collegio presbiterale e alla comunità intera, la Quarta lettera ai Presbiteri scritta dal nostro Vescovo che porta il titolo: “Dove dimori Maestro?”, in contemporanea verranno conferiti i ministeri del lettorato e dell’accolitato a sei alunni del nostro Seminario. Invitiamo i lettori a farsi portavoci oranti della vivace vita della nostra Diocesi e a partecipare anche con la preghiera agli eventi che il Signore ci dona di vivere.

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Sul cammino del dialogo. La proposta della Diocesi di Noto

Dalla Diocesi di Noto arriva la proposta di un Corso di formazione all’impegno ecumenico e al dialogo interreligioso. Si tratta di un ciclo di sette incontri a cadenza mensile indirizzato principalmente ai membri della Commissione Ecumenica e ai formatori ecclesiali ma aperto a chiunque sia interessato al tema.

“La necessità di un corso del genere nasce dal desiderio di mettere in pratica le indicazioni del Concilio Vaticano II – spiega a Minareti.it padre Ignazio La China, direttore dell’Ufficio Ecumenismo e Dialogo Interreligioso della Diocesi di Noto -. Abbiamo concentrato l’attenzione come target sui catechisti, gli insegnanti di religione e chi lavora nelle parrocchie perché si trovano ad affrontare alcune situazioni alle quali è importante sapere come rispondere. Ad esempio, se celebrare il Natale nelle scuole multietniche, se parlare della Verginità di Maria e altri interrogativi”.

Padre La China spiega che prima, nel campo del dialogo, molto era lasciato alla buona volontà del singolo parroco. Ora invece, le Diocesi si sono attrezzate con un ufficio analogo a quello nazionale della Conferenza Episcopale Italiana, dedicato in maniera specifica all’ecumenismo e al dialogo interreligioso e questo passo mostra la buona volontà ufficiale di proseguire sul cammino del dialogo. “Nella nostra diocesi abbiamo tanti immigrati che lavorano soprattutto nei campi o nelle serre. La prima ondata fu dall’Algeria e dal Marocco, la seconda dall’Albania – racconta il direttore dell’Ufficio Ecumenismo e Dialogo Interreligioso -. Noi siamo in contatto con l’Ufficio Migrantes per sapere chi sono gli immigrati che vivono sul nostro territorio e come dare loro un’assistenza di base. Infatti il dialogo parte con la conoscenza reciproca, il dialogo della fraternità, e con l’accoglienza, dialogo della carità”.

Il primo appuntamento del corso di formazione è stato l’11 dicembre ed è stato un incontro di introduzione soprattutto per le nuove generazioni che non hanno vissuto il Concilio Vaticano II, partendo dalla Costituzione Dogmatica della Chiesa Lumen Gentium del 1964. “Abbiamo deciso di riprendere i documenti del dialogo della Chiesa Cattolica per dare una base teologica ai nostri discorsi”, ha spiegato Padre La China motivando la scelta del tema. I prossimi incontri tratteranno il tema dell’identità cattolica, la dimensione della Chiesa in dialogo, l’ecumenismo nel rapporto con le Chiese Protestanti e Ortodosse e infine la relazione con l’Ebraismo e l’Islam. Per quanto riguarda i relatori, “sappiamo che è ben diverso avere un musulmano che parli di Islam rispetto a un cattolico, per quanto esperto del settore” per cui la presenza di fedeli di altre confessioni e religioni durante il corso sembra essere assicurata.

Parlando infine del nodo della chiamata universale di due religioni come Cristianesimo ed Islam, padre La China commenta: “In Cristo c’è una chiamata alla salvezza per chi incontra l’annuncio del Vangelo però è vero che i semi del Verbo spingono nella verità ogni uomo che vive secondo retta coscienza e segue i valori fondamentali”. 

La notizia di Elena Dini è stata pubblicata sul portale  www.minareti.it che si occupa della realtà dell’Islam in Italia.

PROGRAMMA

2° incontro – SABATO 8 GENNAIO – ISPICA – CHIESA SS. ANNUNZIATA ore 19: studio del  Decreto sull’ecumenismo Unitatis Redintegratio del Concilio Vaticano II

17 gennaio 2011 – GIORNATA PER LA CONOSCENZA DELL’EBRAISMO: RIFLESSIONE SU “ONORA IL PADRE E LA MADRE”

18 – 25 gennaio: ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani

25 gennaio 2011 – Celebrazione ecumenica, chiesa San Giuseppe – Scicli – ore 19,30

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Master Universitario di secondo livello in Migrazione, Cultura e Psicopatologia

Si informa che la Diocesi di Noto ha raggiunto con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, Facoltà di Medicina e chirurgia, un’intesa volta a tenere a Noto i moduli didattici relativi al Master universitario di secondo livello in “ Migrazione, cultura e psicopatologia” che si tiene presso la Sede della Facoltà di Medicina e Chirurgia di Roma.
Il regolamento del Master, che è consultabile presso il sito dell’Università Cattolica di Roma, alla voce “master di II livello”, per comodità degli interessati viene riprodotto in calce alla notizia.
Grazie all’intesa sopra citata, gli Allievi siciliani avranno la possibilità di svolgere il Master qui a Noto, evitando di sostenere le spese di viaggio e alloggio per stare una settimana al mese a Roma. Quanto ai titoli di ammissione al Master si rinvia a quanto previsto dal bando. Il termine per la presentazione delle domande di iscrizione è stato fissato al 12 gennaio 2011. Tuttavia, per gli iscritti presso la “Sede decentrata” di Noto, detto termine è prorogato al 30 gennaio 2011.
Si informa, inoltre, che questa Diocesi, al fine di alleviare l’onere finanziario a carico degli allievi siciliani, si sta adoperando per individuare eventuali fonti di finanziamento di “ borse di studio” da mettere a disposizione dei corsisti.

Per informazioni rivolgersi a:

Dr. Giuseppe Malandrino Tel 335.8773312

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Mons. Stagliano intervistato da Radio Vaticana sul significato dell’Epifania

Mons Antonio Staglianò: l’Epifania ci ricorda che gli uomini sono chiamati a vedere con occhi nuovi la manifestazione della propria vera umanità

Sul significato e sul valore dell’Epifania, ascoltiamo la riflessione di mons. Antonio Staglianò, teologo e vescovo di Noto. L’intervista è di Isabella Piro:

Ascolta l’intervista>>

R. – All’Epifania c’è una manifestazione, c’è una rivelazione: il Figlio di Dio nato nella carne. Ma la vera manifestazione è ciò che in questo mistero gli uomini sono chiamati a vedere con occhi nuovi: la manifestazione della propria vera umanità, perché in Gesù appare al mondo Dio vero, il Figlio, ma appare al mondo anche l’uomo vero.

D. – È giusto dire che i Re Magi rappresentano quel bisogno connaturato nell’uomo di incontrare Dio?

R. – Sicuramente, i Re Magi indicano la ricerca vera dell’umano: quando negli uomini la ricerca è vera, non può non condurre a Dio, al Dio nella carne, della condivisione della carità, che si lascia contemplare nel presente come partecipazione al dolore umano, come speranza dentro i drammi della vita, come luce di liberazione nelle tenebre delle tante alienazioni umane che sono così diffuse, come sapienza di Dio nelle stoltezze che oggi, in questo mondo, sfigurano la dignità delle persone deboli, ferite, afflitte. Ecco, i Magi sono il simbolo di una ricerca umana che – per riscoprire la propria bellezza, la propria ricchezza, la propria potenzialità – non può non dirigersi verso Dio. L’evento dell’Incarnazione e dell’Epifania è come fosse una calamita, una forza di attrazione per dire: “Qui dovete venire, perché qui Io ci sono! Qui, nella concretezza di questo bimbo che nasce nella Grotta di Betlemme, contemplo la bellezza della mia umanità, la bellezza del volto umano, quando in questo volto umano traspare il volto di Dio, presente nell’uomo”. I Magi, nella Grotta di Betlemme, riconoscono che Dio si è donato all’uomo e che nell’uomo – con Dio presente dentro di lui – splende tutta la bellezza della nostra umanità.

D. – La stella cometa guidò i fedeli fino alla Grotta di Betlemme: possiamo dire che l’astronomia, l’astrologia e la scienza in genere non sono in contrapposizione con la fede?

R. – Questo fatto che la scienza sia in contrapposizione alla fede è un refrain che oggigiorno dovrebbe essere facilmente discusso e smontato. Come la fede aiuta la scienza ad aprire il proprio orizzonte per una ricerca più umana possibile così anche la scienza, la ragione – quando è profondamente umana – aiutano la stessa religione e la stessa fede a non scadere nella superstizione, nella magia e nel devozionismo. È chiaro che la fede è devozione, ma non è devozionismo; la fede è pietà, ma non è pietismo. Su questo io credo che una nuova “santa alleanza” tra ragione e fede – come quella richiesta da “Fides et Ratio” – sarà nel XXI secolo una via, attraverso la quale l’Epifania del Signore potrà realizzarsi ulteriormente, se nell’Epifania si mostrano la bellezza e la ricchezza dell’umano e dell’uomo.

D. – Qual è, dunque, il suo augurio per questa Epifania 2011?

R. – L’augurio è: “Se sei un uomo, cerca di diventare umano”. Vi auguro – mi auguro! – che in questo nostro diventare “umani” possiamo guardare a Gesù di Nazareth e seguire la sua via, perché soltanto seguendo la sua strada, la sua via, che è una via di carità, di amore, di perdono, di misericordia e di pace, noi saremo umani. Ecco, io auguro a tutti di essere sempre più umani secondo Gesù.

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Messaggio di S.E. Mons. Antonio Staglianò, Vescovo di Noto

Carissimi figli dell’amata Chiesa di Noto,
Epifania è una festa tutta natalizia. Esprime quanto veramente a Natale è accaduto: il Figlio di Dio è nato nella carne degli uomini. Epifania è manifestazione, svelamento, dichiarazione senza equivoci. Quell’evento appartiene a tutti, è per tutti, ha un senso universale. I sapienti del mondo, da ogni parte della terra, convergono in quel punto, il quel territorio, giungono a quella grotta per adorare “la verità in persona o la persona della verità”. Anche il cosmo è coinvolto in questo riconoscimento. Si, realmente, Colui che è nato nella grotta di Betlemme è il salvatore. Porta una salvezza che rende ragione della bellezza dell’umanità di tutti, piccoli e grandi, pastori e magi. C’è una predilezione per i poveri che non esclude per nulla i ricchi e realizza armonia, comunione, giustizia e misericordia, donate a tutti gli uomini che Dio ama. Perciò elargite con abbondanza effettivamente a tutti gli uomini, perché Dio li ama tutti: solo qui c’è il fondamento dell’universale uguaglianza tra gli uomini, l’amore di Dio manifestato a Natale. Oh! Grandezza del mistero dell’epifania: siamo pensato dall’Eterno e in questo pensiero custoditi e amati da un Dio che mostra il suo vero volto di Abbà, di papà.
Perciò, dunque, se l’Epifania manifesta, rivela, mostra, espone il significato vero del mistero apparso sulla terra a Natale, da parte nostra occorre che rivestiamo occhi nuovi, per poter vedere, ammirare, contemplare. Non basta infatti che qualcosa si lasci vedere, è necessario una vista degli occhi capace di accogliere questa visione. Ecco perché l’epifania urge conversione del cuore, perché non si vede che con il cuore: è un cuore, ovviamente, non senza intelligenza, non senza la luce della sapienza. Resta però un cuore, che deve voler amare come il mistero esige, come l’annuncio natalizio richiede: non nelle astrattezze delle idee, ma nella carne della condivisione e della carità. Nel tempo natalizio non possiamo pertanto estetizzare il cristianesimo a tal punto da  “godere del tempo datoci in questa vita” secondo i canoni imposti dalla società dei consumi e le frivolezze consumate alla ricerca del piacere per sé in faccia alla sofferenza degli altri. Il Dio nella carne non è il Dio delle idee. Con il Natale, infatti, ogni idea religiosa su Dio deve essere discussa e confrontata con quella carne che lascia contemplare Dio presente nel mondo come carità, partecipazione al dolore umano, speranza dentro i drammi della vita, luce di liberazione nelle tenebre delle alienazioni umane, sapienza di Dio nelle stoltezze sfiguranti la dignità delle persone deboli, ferite, afflitte.
L’Epifania, allora, rivolge a tutti lo stesso interrogativo del Natale: se sei un uomo, dimmi sei anche umano? Si. Perché nell’Epifania si svela il vero Dio e anche il vero uomo, la vera umanità: qui, in quest’uomo, veramente uomo, c’è la misura della mia umanità; qui in quest’uomo contemplo la bellezza della mia umanità e capisco anche – se percorro vie diverse e contraddittorie da questa umanità – quanto sia rischioso e deludente il cammino terribile che mi porta alla perversione umana, all’oscuramento di questa bellezza nelle brutture di una esistenza, sporcata dalle impurità del mondo (qualunque forma assumono, è sempre spazzatura, “monnezza”): in questa sporcizia infatti non si ama più l’altro, si arriva anche ad odiarlo; non si serve più l’altro, lo si asserve alle proprie logiche, interessi, piaceri; non si lavora più per la giustizia, si ledono invece i diritti fondamentali delle persone umane. Tutto il contrario dell’epifania che manifesta la bellezza del volto umano, quando in essi traspare il volto di Dio presente nell’uomo.
Epifania è riconoscere che non siamo noi a determinare cosa sia umano nell’uomo: anche questo sapere sull’uomo è un dono di Dio che si rende manifesto alla grotta di Betlehem, nel riconoscimento dei magi: qui c’è un uomo riempito d’Eterno, identico a Dio, il Figlio di Dio nell’uomo. Così, come a Natale abbiamo riconosciuto che non siamo noi a dover creare un Dio a nostra immagine e somiglianza, ma è piuttosto Dio che ci ha creati a sua immagine e somiglianza: è infatti Gesù l’immagine del Dio invisibile, per mezzo del quale e in visto del quale siamo stati creati e in virtù del quale tutto esiste di ciò che realmente esiste. Allo stesso modo, vale per tutti, per noi cristiani, e per ogni uomo che, sulla faccia della terra, porti un “volto umano” riconoscere nell’epifania del Figlio Dio nella carne la vera umanità dell’uomo.
Anche questo fa parte dell’annuncio natalizio. La “vera umanità di Gesù” è un fatto indubitabile. Il Figlio di Dio si è effettivamente inserito nell’umanità di tutti noi, l’unica esistente, per portarla alla sua pienezza e libertà. Dobbiamo ragionare così: Egli è l’uomo vero non perchè è “come noi”, ma piuttosto perchè la nostra umanità può essere “come la sua”. Egli è da sempre il prototipo dell’umanità, perchè l’uomo è stato creato “in”, “per mezzo”, “in vista” di lui.
 La genealogia di Luca inserisce la nascita di Gesù in una lunga serie di nascite umane. Gesù è uomo: è “figlio di Abramo” (Mt 1,1), è del “seme di Abramo” (Gal 3,16), “figlio di Davide” (Mt 9,27; 12,23; 22,42), deriva da Israele “secondo la carne” (Rm 9,5). Gesù è il Figlio dell’uomo “nato da donna” (Gal 4,4,), cresce in mezzo agli uomini, imparando da loro (Lc, 2,52), esperimenta gioia, dolore, sofferenza, fame e… morte. Egli è veramente venuto “nella carne” (1Gv 4,2; 2Gv 1,7). Il suo mistero trascendente avvolge anche il destino della Madre, Maria di Nazareth, donna tra le donne che viveva sulla terra la quotidianità comune a tutti, con piena sollecitudine per il lavoro e i doveri familiari. In questa “normalità” dell’umano si sprigiona la potenza salvifica di Dio. Dio si manifesta non “fuori”, ma “dentro” l’umano, non come “contraddizione dell’umano”, ma come suo “compimento”: quanto più Dio si avvicina all’uomo, tanto più l’uomo è sè stesso. La fede nel Figlio dell’uomo realizza l’umanità e non la frustra, la porta alla sua “verità”, alla sua pienezza.
 Il Figlio di Dio diventa uomo, perchè l’uomo possa essere “come Dio”, diventando veramente uomo. Nella fede cristiana, nella sequela di Gesù, la grazia di Dio è data all’uomo perchè egli riscopra se stesso, le sue sante origini e il suo soprannaturale destino, la sua grandezza in Dio. Si compie nel cristianesimo quanto ad Adamo non è stato possibile: essere con Dio come Dio, realizzando pienamente l’umanità degli uomini. Il “si” di Maria, definitivo e assoluto, è espressione dell’umanità vera. I peccati degli uomini sono il segno frustrante di una umanità non umana, ma schiava. L’umanità sta infatti nella “libertà” dei figli di Dio (Rm 8). La devozione mariana – e soprattutto la pietà popolare intorno a Maria- va cristianamente controllata proprio in relazione alla sua capacità di sviluppare attenzione all’umano dell’uomo e forza di cambiamento nella concreta quotidianità della vita.
 Impariamo qualcosa di importante, dunque: l’uomo è debole, sbaglia e si dice “saggiamente” che errare humanum est. Tuttavia, la debolezza esistenziale dell’uomo non coincide né con la sua origine, né con il suo destino: perchè l’umanità deve qualificarsi a partire dalla caducità e non più doverosamente a partire dalla “fortezza” di decisioni libere e definitive? Cosa è “veramente umano”, tradire o restare fedeli? Quando si dice: “questo è un uomo”, quando si notano in lui “virtù” o “vizi”?
Con la venuta di Gesù, il futuro del futuro dell’uomo è ormai presente. Non deve meravigliare: l’incarnazione valorizza il presente perchè cala nel presente tutto il futuro possibile. La fede in Lui “inchioda” alla responsabilità di vivere la vita di ogni giorno con creatività e libertà, assumendo le difficoltà del quotidiano nella certezza che “Dio vive in mezzo a noi”, Egli è l’Emmanuele, “Dio-con-noi”. La nostra storia non è, allora, un susseguirsi più o meno interessante e neutrale di fatti che capitano, ma è storia di salvezza, storia “teologica” (=la storia di Dio con noi e la nostra storia con Dio). Ogni evento di conversione che porta a riconoscere le profondità di Dio nella vita, permette una rilettura del cammino passato e dona alle esperienze umane anche più dolorose il senso di una vicinanza particolare di Dio all’ esistenza, una traccia della sua premurosa accondiscendenza alla vita umana. «Aiutaci Signore a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore».

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