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Come Nino Baglieri l’atleta di Dio, corro verso la Santità

Era il 2 marzo del 2007 quando Nino Baglieri lascia la vita terrena per andare alla Casa del Padre, è sarà il 2 Marzo di quest’anno a cinque anni di distanza dalla sua morte che verrà avviato il processo di beatificazione in suo onore. Conosciamo meglio Nino: Nino Baglieri nasce a Modica nel 1951. Dopo aver frequentato le scuole elementari e aver intrapreso il mestiere di muratore, a diciassette anni, il 6 Maggio 1968, precipita giù da un’ impalcatura alta 17 metri. Ricoverato d’urgenza, Nino si accorge con amarezza di essere rimasto completamente paralizzato. C’è chi tra gli specialisti e i dottori arriva a proporre l’ “eutanasia”, ma la madre coraggiosamente si oppone, confidando in Dio e dichiarandosi disponibile ad accudirlo personalmente per tutta la vita. Inizia così il suo cammino di sofferenza, passando da un centro ospedaliero all’altro, ma senza alcun miglioramento. Ritornato nel 1970 al paese natio dopo i primi giorni di visite di amici, iniziano per Nino dieci lunghi anni oscuri, senza uscire di casa, in solitudine, sofferenza e tanta disperazione.        
Il 24 Marzo 1978, venerdì santo, alle quattro del pomeriggio, un gruppo di persone facenti parte del Rinnovamento nello Spirito pregano per lui; Nino sente in sé una trasformazione. Da quel momento accetta la Croce e dice il suo “si” al Signore. Incomincia a leggere il Vangelo e la Bibbia: riscopre le meraviglie della fede. Aiutando alcuni ragazzini, vicini di casa, a fare i compiti, impara a scrivere con la bocca. Redige, così, le sue memorie, le lettere a persone di ogni categoria in varie parti del mondo, personalizza immagini-ricordo che omaggia a quanti vanno a visitarlo. Grazie a un’asticella,compone i numeri telefonici e si mette in contatto diretto con tante persone ammalate e la sua parola calma e convincente li conforta. Comincia un continuo flusso di relazioni che non solo lo fa uscire dall’isolamento,ma lo porta a testimoniare il Vangelo della gioia e della speranza. Dal 6 Maggio 1982 in poi, Nino festeggia l’Anniversario della Croce e, lo stesso anno, entra a far parte della Famiglia Salesiana come Cooperatore. Il 31 Agosto 2004 emette la professione perpetua tra i Volontari con Don Bosco (CDB). Il 2 Marzo 2007, alle ore 8, Nino Baglieri, dopo un periodo di lunga sofferenza e di prova, rende la sua anima a Dio. Aveva disposto che, dopo la morte, indossasse tuta e scarpette. Così vien fatto. Migliaia di persone accorrono, per tutta la giornata, per dargli l’estremo, silenzioso, saluto. 
 
Oggi tutta la nostra chiesa netina e la famiglia salesiana si prepara a questa grande festa sulle orme di Nino. Diversi saranno i momenti che vivremo dal 2 Marzo giorno della morte di Nino fino a Domenica 4 Marzo:
·         venerdì 2 Marzo ore 21:00 veglia di preghiera presso l’oratorio San Domenico Savio di Modica Alta;
·         sabato 3 Marzo ore 17 apertura del processo di beatificazione in cattedrale a Noto con la presenza del nostro Vescovo Mons. Antonio Staglianò ed il rettor Maggiore dei Salesiani Don Pascual Chavez successore di Don Bosco;
·         domenica 4 Marzo ore 9:00 Festa Giovani presso il Pala Rizza Modica Alta.
Il nostro invito è quello di unirvi a noi come gruppo di preghiera per poter pregare per questo momento così forte che come chiesa netina vivremo ma soprattutto poter pregare il nostro Nino affinché un domani possiamo venerarlo tra i santi con Don Bosco.

I novant’anni di Mons. Nicolosi, padre conciliare e per ventotto anni nostro Vescovo

Lunedì 20 di Febbraio Mons. Nicolosi compie 90 anni di vita. La nostra Diocesi, convocata dal nostro Vescovo Mons. A.Staglianò, si raccoglierà attorno a lui in gioiosa preghiera in una Celebrazione Eucaristica che avrà luogo in Cattedrale alle ore 17,30. Così, attraverso un testo di don Stefano Trombatore, scopriamo le valenze di una ricorrenza per tutta la diocesi.
 
Novant’anni di un uomo. Un numero tondo dentro il quale è condensata una storia, vissuta per quasi metà nella nostra Diocesi.
 
Un uomo che ha dato una sterzata alla nostra chiesa locale, imprimendovi l’accelerazione rifondatrice dello Spirito del Concilio Vaticano II. Egli è da ricordare non solo come uno degli ultimi preziosi Padri Conciliari, memoria vivente di quell’evento epocale, ma soprattutto come l’uomo del post Concilio, essendo la fase essenziale della recezione da parte del Popolo di Dio impresa ancor più ardua e significativa dello stesso Concilio se si pensa a come esso, in diversi ambienti ecclesiali, rischi la marginalità, se non l’oblio. Con la sua sapiente guida la Diocesi è stata così ripensata a partire da due essenziali coordinate, quali la formazione di comunità vive fondate sulla mensa della Parola e del Pane, e l’apertura evangelica verso il territorio e la storia; con il suo discreto impulso essa ha potuto sperimentare l’accadimento altamente comunionale e innovatore del II Sinodo Diocesano, dove la Chiesa è stata esperienza, luce, profezia del futuro.
 
Un uomo certamente grande per quello che ha fatto, ma ancor più per ciò che ha sofferto, per come ha portato la sua parte del peso dell’umanità dolorante, del dulce pondus della Croce del Cristo. Mons. Nicolosi ha pagato per primo lo scombussolamento provocato dal vento impetuoso del Concilio, vedendosi svuotare il seminario di chierici e impoverirsi il presbiterio per l’abbandono di tanti preti (ben 25 in pochi anni), e pur tuttavia riuscendo a tenersi in piedi come Maria sotto la Croce e nel contempo a mostrare amorevolezza e comprensione per la vicenda individuale di ciascuno dei chiamati; ha sperimentato l’angoscia per il crollo improvviso della sua Cattedrale e parimenti l’infamia di venire rinviato a giudizio dalla Procura di Siracusa del tempo (poi prosciolto con formula piena) per quella rovinosa caduta, doppiamente vittima di errori altrui e dell’ingratitudine degli uomini, come si conviene al sacerdote di Dio, al discepolo di Cristo. E l’abbiamo visto, nuovo agnello, caricarsi in prima persona dei drammi della storia, prima che frutti luminosi di vita nuova si riversassero su di noi, segni del Dio benedicente. Non era per lui la gioia del raccolto, né la gloria di questo mondo. A lui spettava il travaglio oscuro della semina.
 
Mentre lo ricordiamo per ciò che ha fatto e ha sofferto, ci sovrasta la sua figura per quel che è per noi. Egli si è talmente immerso nella nostra storia, ha talmente sofferto per essa, scomparso per essa, peccatore con essa, da diventare la nostra storia, una cosa sola con noi, da rappresentare la nostra identità, così che non si possa pensare alla Diocesi di Noto senza pensare a lui, che non si possano progettare cose buone per essa senza rifarsi al suo insegnamento, alla sua persona.
 
A te, carissimo Padre e fratello di viaggio, la nostra stima e gratitudine; per te le nostre preghiere e le nostre manifestazioni di affetto affinchè ti accarezzino i colori tenui del tramonto e ti consegnino la dolcezza del Dio che viene, il cui volto splende come il sole al massimo del suo splendore (Ap 1,16).

Il Vescovo raduna intorno a un tavolo amministratori, imprese e esperti

Si è svolto lo scorso martedì 14 febbraio a Noto, nella “Sala degli specchi” di Palazzo Ducezio, l’incontro promosso dal Vescovo, Mons. Antonio Staglianò, per gettare le basi per la costruzione di un modello di sviluppo di una rete di imprese e di Enti pubblici del Val di Noto. All’incontro presieduto da Mons. Staglianò hanno preso parte i sindaci dei nove comuni che appartengono al territorio della Diocesi: Modica, Ispica, Pozzallo e Scicli per il versante ragusano, Noto, Avola, Pachino, Rosolini e Portopalo per il versante siracusano. La riunione si è tenuta alla presenza di una èquipe di esperti, invitati appositamente dal Vescovo. Introducendo i lavori, Mons. Staglianò ha chiarito che l’iniziativa si colloca nell’alveo del percorso promosso dalla Diocesi attraverso i vari protocolli d’intesa già sottoscritti con varie amministrazioni comunali nell’ambito delle attività caritatevoli e promozionali. Il permanere della crisi economica, richiede, a parere del Vescovo, l’assunzione di ulteriori iniziative volte a favorire lo sviluppo dell’economia tramite il turismo, che costituisce il punto di forza del nostro territorio. Le sempre più insistenti richieste di aiuto alle Caritas cittadine da parte di famiglie, di giovani senza lavoro, di indigenti, hanno spinto la Chiesa di Noto a ricercare in ogni direzione iniziative in grado di offrire una risposta concreta alle varie richieste di aiuto. Approfittando di una circostanza “provvidenziale” che ha messo sui “passi” del Vescovo un gruppo di esperti, la Diocesi di Noto vuole oggi spendersi al servizio della società secondo i principi dettati dalla Dottrina sociale della Chiesa e dalla enciclica di Benedetto XVI “Caritas in veritate”. La missione della Chiesa cattolica, ha chiarito Mons. Staglianò, non può esaurirsi in una azione che suscita emozioni; deve, piuttosto, toccare quella sfera di interessi che ha attinenza con i temi profondi dell’esistenza umana. Da qui il motivo di una iniziativa che vuole affrontare e superare la crisi economica con l’assistenza di consulenti specializzati, attraverso l’utilizzo dei fondi europei all’uopo istituiti. Una iniziativa, peraltro, che fa dell’aggregazione di soggetti diversi il suo punto di forza e che può realizzarsi attraverso la creazione di una rete di istituzioni, di imprese del settore turistico ricettivo, del terziario, dell’agricoltura, della formazione e del sociale in grado di mettere a sistema le proprie forze e competenze e di attivare una strategia comune. La proposta ha suscitato il vivo interesse dei soggetti presenti, che hanno già dato avvio alle fasi propedeutiche alla realizzazione del progetto ed hanno fissato per il 14 marzo p.v. l’incontro per la presentazione dei progetti di fattibilità.
L’incontro si è chiuso con il più vivo apprezzamento e la gratitudine espressi dal Vescovo per l’atteggiamento fattivo mostrato dai sindaci e dagli imprenditori presenti. Anche perché, ha chiarito Mons. Staglianò, l’eventuale insuccesso non potrà attribuirsi alla incapacità di operare – è garantita ogni forma di assistenza specializzata – ma alla mancanza di volontà da parte dei soggetti interpellati. Ciò comporterebbe, ha concluso Mons. Staglianò, l’assunzione di una grave responsabilità etica.
 

La carità è anzitutto relazione, stile, discernimento

La chiamata a prima vista è smisurata: manifestare l’amore stesso di Dio! Ma è anche quella propria della Chiesa. Per come appare nei testi delle Scritture, come pure nei doumenti del Concilio, nelle decisioni del Sinodo, nella lettera pastorale del Vescovo Mons. Staglianò sulla misericordia. Ecco perché, quando si parla di carità, la prima preoccupazione non è “organizzativa” ma pedagogica: non “cosa fare?”, ma “come crescere e aiutare tutta la comunità a crescere in un amore evangelico?”. Per questo, dopo il Concilio Paolo VI chiuse la Pontificia Opera Assistenza e volle la Caritas “con funzione pedagogica” (e Benedetto XVI lo ha ribadito di recente per i quarant’anni della Caritas). Nella relazione del direttore della Caritas Maurilio Assenza (si allega) e nel confronto che ne è seguito è stata allora focalizzata anzitutto la necessità di una capillare animazione alla carità grazia alle Caritas parrocchiali. Per questo è importante che esse siano costituite da animatori capaci di aiutare la comunità a rapportarsi al territorio e a rispondervi in modo evangelico. Quindi ci saranno anche i centri di aiuto per una prima assistenza, ma questa è solo un momento di un impegno più ampio, come pure in ogni vicariato ci sono i Centri di ascolto che rappresentano un “secondo livello” del’aiuto caratterizzato dall’accompagnamento e dall’orientamento. Determinanti diventano le persone: da qui l’invito  sceglierle su base vocazionale, per servizi resi con atteggiamento adulto; da qui l’impegno di formazione. Messi insieme questi tre elementi – Caritas parrocchiali, rete di aiuti qualificata dall’ascolto, scelta attenta delle persone – si configurano potenzialità belle: sarà favorita la crescita di cristiani adulti e di comunità vive, si qualificherà la capacità di testimonianza in un tempo postcristiano. Si può peraltro contare su molteplici segni di carità nei vari ambiti della vita, come pure su strumenti per l’attenzione al territorio, come l’Osservatorio delle povertà, o di strumenti per i rapporti con le istituzioni come i “Patti sociali”. Né vanno dimenticati i poveri del mondo, a cui rimanda il gemellaggio con Butembo-Beni, e gli immigrati, che sono ormai una presenza strutturale nelle nostre città. Nell’insieme risuona attuale l’invito del Sinodo: “i poveri non sono solo persone da aiutara ma il luogo dove collocarsi se si vuole stare con il Dio di Gesù”. E se si vogliono togliere veli al suo volto per chi, più o meno consapevolmente, lo cerca. 
 
 
 

Babele: tra ironia e identità politico-religiosa

Molta gratitudine a conclusione del Convegno Biblico, nei confronti del prof. Giuntoli, al quale bisogna riconoscere oltre che la competenza, dovuta alla preparazione accademica e personale, anche le doti della sintesi e della chiarezza che hanno permesso a chi ha seguito le tre serate su Gn 1-11 di apprezzare testi biblici la cui comprensione è spesso affidata al buon senso e alla logica spirituale appartenente più al nostro tempo che a quello in cui sono stati redatti. Per restituire ai testi il senso che l’autore o il redattore si è preoccupato di trasmettere è necessaria allora una lettura capace di compiere un salto dal testo letterale, attraverso una comprensione del momento storico nel quale viene alla luce e della cultura che lo condiziona, al senso teologico che il redattore vuole consegnare ai destinatari. Così l’episodio di Babele verrà compreso non a partire da categorie moralistiche, come quelle che siamo abituati ad applicarvi, ma in una dimensione politica che illustra la visione di Israele sugli usi e costumi dei babilonesi, popolo con cui, a causa dell’esilio, era in stretto contatto al momento della redazione, e soprattutto sulle pretese assolutistiche dei loro re; il tutto condito da una buona dose di ironia che permette al redattore di distanziarsi allo stesso tempo dal mondo mesopotamico e di recuperare attorno alla singolarità e diversità del proprio Dio l’identità nazionale e religiosa persa a causa della deportazione. Allora possiamo ben dire che l’autore di Gn 1-11 dimostra una abilità particolare nel copiare dalle culture con cui entra in contatto, perché è capace di filtrare gli elementi mutuati rimanendo fedele alle ideologie e alla teologia propria del popolo di Israele.
 
 

    Leggere con sagacia la Scrittura è compito di ogni cristiano

    Nella felice cornice della nostra Cattedrale di Noto si sta svolgendo il consueto Convegno Biblico diocesano invernale che porta il tema “La preistoria del mondo e dei suoi abitanti”. Nello sviluppo dei capitoli 1-11 di Genesi il relatore prof. sac. Federico giuntoli, professore di esegesi dell’Antico Testamento presso il Pontificio Istituto biblico e la Pontificia Università Urbaniana, ha presentato i temi cardini della teologia e dell’esegesi moderna confrontata con tra i vari cataloghi presenti nelle vicine popolazioni orientali  dell’antico Israele.
    Dal movimento creativo di Dio a quello trasgressivo dell’uomo è possibile inscrivere la vita di relazione tra Dio e la sua creatura. Tra un Dio che sceglie come e cosa vuole nella perdita di un ordine prestabilito e un uomo con quale è necessario cambiare idea per migliorare la  sua fragilità si pongono le premesse di un nuovo inizio della storia tra Dio e l’umanità. Leggere con sagacia la Scrittura è compito di ogni cristiano che non si ferma alle sole apparenze ma che porta con sé il desiderio di scandagliare e di “spiare” il mistero di Dio.
     
     
     
     
     
     

      Genesi 1-11: Dal testo al senso esistenziale

      Si è aperto in Cattedrale, con uno stile coinvolgente per la ricchezza di contenuti veicolati con grande semplicità espressiva da parte del relatore, il Convegno Biblico    della durata di tre incontri sui primi capitoli della Genesi, che si inserisce tra gli eventi diocesani in preparazione alla imminente festa di s. Corrado. Organizzato dal Centro di Spiritualità Biblica “A. Frasca” e dall’Associazione Teologica Netina, il Convegno si presenta come un momento di formazione per il popolo di Dio condotto con grande competenza esegetica dal prof. Federico Giuntoli, docente di esegesi dell’Antico Testamento presso il Pontificio Istituto Biblico e la Pontificia Università Urbaniana. Un messaggio chiaro emerge dalla prima giornata: per approcciare in maniera corretta la Scrittura è necessario andare alle radici del testo, scoprire la cultura di cui è impastato e la storia del popolo che lo ha prodotto per poi scivolare sul piano del senso teologico. Il Convegno si prolungherà fino alla sera dell’8 febbraio e promette di non deludere le aspettative di chi ravvisa in tali occasioni dei momenti preziosi di crescita per una fede cristiana più adulta.
       
       
       
       
       
       

        Narrare la vita attraverso l’educazione nella famiglia

        Su iniziativa dell’Ufficio Diocesano Pastorale della Famiglia si è tenuto lo scorso 5 febbraio, all’oratorio Domenico Savio di Rosolini, l’annuale convegno diocesano, organizzato come di consueto in occasione della Giornata della Vita e che ha visto una larga partecipazione non solo di famiglie ma anche di educatori e di uditori interessati alla tematica.

        L’evento si è ben prestato alla collaborazione con  il Comitato scientifico di Bioetica, ed il tema, “Educare alla vita… narrandola”, ha dato spunto ad una riflessione critica e propositiva sul ruolo educativo della famiglia, compito non nuovo, ma sempre delicato. Le condizioni culturali con i loro cambiamenti a volte repentini, come quelli degli ultimi decenni, coinvolgono l’istituzione familiare in un continuo movimento per ridirsi e riscoprirsi come luogo privilegiato di accoglienza della vita e di custodia e trasmissione di un’educazione che celebra la vita stessa a partire da una genitorialità consapevole e responsabile.

        Su questo orizzonte si è sviluppato tutto il convegno attraverso un’introduzione al tema curata con sensibilità e sollecitudine pastorale dai responsabili laici delle famiglie, i coniugi Rosa e Giorgio Ruta, e una relazione ricca di stimoli tenuta dal prof. Salvino Leone (medico chirurgo e docente di Bioetica, medicina sociale e Teologia Morale a Palermo), voce autorevole nel panorama nazionale che la nostra diocesi ha già avuto modo di apprezzare in occasione del primo Convegno Internazionale di Bioetica, tenutosi a Noto nel 2010. 

        Ha concluso i lavori don Stefano Modica presentando il quarto quaderno netino di bioetica “Narrare la vita”: un ulteriore tassello prezioso per la nostra diocesi nell’impegno che da qualche anno la vede coinvolta attivamente nella riflessione e nella diffusione di una cultura della vita nonché strumento attuale di approfondimento per ogni cristiano a supporto dell’impegno inevitabile di rendere ragione della propria fede.

         

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        L’auditus culturae interpella oggi lo studio e la ricerca in cristologia, e viceversa…

        Venerdì 27 gennaio 2012 all’Università del Laterano alle ore 9,00, S.E. Mons. Antonio Staglianò ha tenuto una relazione nel contesto del VI Forum Internazionale della Pontificia Accademia di Teologia “… Vividior cum Mysterio Christi contactus”. Il Forum si è svolto dal 26 al 28 gennaio e nella sessione del secondo giorno – presieduta da S.Eminenza il Cardinale Gianfranco Ravasi, il nostro Vescovo ha relazionato su “L’auditus culturae interpella oggi lo studio e la ricerca in cristologia e viceversa. Come tale auditus è considerato nella dialettica con l’auditus fidei et Magisterii”. Il presule di Noto ha riflettuto sulle fatiche, ma anche sulle possibilità, del rapporto tra fede e cultura nel contesto odierno delle nostre società complesse e radicalmente secolarizzate, nel contesto dell iniziative della Chiesa universale sia del “Cortile dei gentile” che della “Nuova evangelizzazione”.
        Dell’apprezzato intervento si riportano, in allegato, stralci dall’introduzione e tutto lo schema della relazione svolta.
         
         
         
         
         
         

        ”La preistoria del mondo e dei suoi abitanti”

        “La Preistoria del mondo e dei suoi abitanti” sarà questo il tema del convegno biblico diocesano, organizzato dal Centro di Spiritualità biblica “A. Frasca” e dell’Associazione Teologica Netina in preparazione alla solennità di San Corrado, il 19 febbraio 2012, compatrono della Diocesi di Noto e patrono della Città di Noto che si svolgerà nei giorni: mercoledì 6, giovedì 7 e venerdì 8 febbraio alle ore 19,00 nella Chiesa Cattedrale di Noto.
        Svolgerà le relazioni, il Prof. Sac. Federico Giuntoli, professore di esegesi dell’Antico Testamento presso il pontificio Istituto Biblico e la Pontificia Università Urbaniana.
        Nei tre giorni saranno trattati tre temi dal Libro della Genesi. Il primo giorno il tema sarà “Ecco: l’uomo è diventato come uno di noi” (Gen. 3.22): una storia di gratuità e di trasgressione; il secondo giorno il tema scelto sarà “Tutto quanto è sulla terra spirerà” (Gen. 6.17): il Diluvio e la sua devastazione; il tema del terzo e ultimo giorno sarà “Io stabilisco la mia alleanza con voi” (Gen. 9,9): le fragili premesse di un nuovo inizio.