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Terminata la visita di Mons. Staglianò nella Diocesi di Butembo-Beni

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E’ tornato il Vescovo insieme alla delegazione diocesana composta da 49 membri, tutti lì a rappresentare la nostra chiesa locale in quelli di Butembo-Beni nella Repubblica Democratica del Congo. Il viaggio si è svolto dal 9 al 20 gennaio ed è stato scandito da diversi momenti ufficiali. Tutto è iniziato giorno 11 con l’accoglienza della delegazione e a seguire il Vescovo Mons. Staglianò ha inaugurato prima i locali della maternità di Mutuwanga, e poi il 12 l’inaugurazione della Clinica Universitaria “Grazia Minicuccio e della nuova scuola presso la Cattedrale di Butembo. Il 13 gennaio Mons. Staglianò ha ordinato un folto numero di diaconi e presbiteri della diocesi di Butembo, un momento spiritualmente intenso all’interno di una celebrazione di circa sei ore. Il Vescovo nella celebrazione di ordinazione  ha tenuto una densa e corposa omelia  (versione Italiana e Francese) nella quale dava agli ordinandi spunti per una seria riflessione sul ministero sacerdotale. La nostra diocesi il 14 gennaio ha regalato e consegnato ufficialmente, dalle mani del Vescovo, novemila Bibbie in lingua Swahili a catechisti ed operatori pastorali all’interno di una celebrazione eucaristica tenutasi nella Cattedrale di Butembo. Nel giorno seguente Mons. Staglianò ha visitato il Seminario minore sempre a Butembo e poi nel pomeriggio ha celebrato l’eucaristia nella Parrocchia di Lukanga da dove ventidue anni fa ha avuto inizio il Gemellaggio di cooperazione tra le due Chiese sorelle. Il Vescovo il 16 gennaio ha voluto porre la prima pietra per la costruzione di un nuovo Reparto di Cardiologia che sarà dedicato a suo fratello Pino Staglianò recentemente scomparso con un infarto. Uno dei momenti più significativi è stato quello che ha visto i due Vescovi Staglianò e Melchisedech rinnovare e firmare il Nuovo Protocollo tra le Chiese di Noto e Butembo-Beni. L’atto ufficiale si è svolto a conclusione dell’eucaristia celebrata nella Parrocchia di Bingo. Il 18 Gennaio è stata la volta di 30 battesimi celebrati dal nostro Vescovo a Beni-Paida nella Parrocchia di Cristo Re.

La nuova Convenzione – è intenzione delle suddette Diocesi realizzare una fattoria didattica, avente come obiettivo generale la formazione professionale in campo sanitario, agricolo-ambientale, economico, cooperativo e delle comunicazioni sociali della popolazione della Diocesi di Butembo-Beni, nella Provincia del Nord Kivu;

– l’obiettivo specifico é realizzare una scuola di formazione professionale per l’agricoltura e l’alimentazione denominata“Intagliatori di sicomoro” per lo sviluppo ed il miglioramento della produzione agro-zootecnica della popolazione della Diocesi di Butembo Beni, essenziale per ottenere le derrate necessarie al fabbisogno alimentare della popolazione locale.

Il Nuovo Protocollo – La Diocesi di Noto (Italia) e la Diocesi di Butembo-Beni (R.D.Congo) hanno da anni realizzato un gemellaggio che nel tempo ha dimostrato segni di fecondità nell’arricchimento reciproco, nello sviluppo di esperienze di cooperazione, di integrazione, di dialogo, di interscambio culturale e spirituale.
Considerata la bontà di questa iniziativa ed attese le incessanti trasformazioni culturali delle società globalizzate, le due Diocesi gemelle intendono ripensare e rilanciare il gemellaggio. La cooperazione missionaria tra le chiese, promossa e incoraggiata dal Concilio Vaticano II, trova alimento e sostegno nella Dottrina Sociale della Chiesa e nel magistero di Benedetto XVI, nell’Enciclica – Caritas in Veritate.

– restano confermati gli 8 punti per lo sviluppo del gemellaggio concordati nel 1988 – in tutti gli aspetti che hanno attualità -, benché bisognosi di approfondimento e di ulteriori precisazioni.

Mons. Antonio Stagliano ha voluto integrare il primo protocollo con le seguenti nuove proposte per una sua più ampia articolazione, organizzazione e sviluppo, attraverso le seguenti azioni:

1. Promozione del volontariato internazionale come risorsa specifica per lo sviluppo umano, nella società civile e nella comunità ecclesiale, italiana ed internazionale;

2. Promozione della concertazione tra gli Enti ed Organismi locali, nazionali ed internazionali stimolando azioni comuni tra i suoi membri e con altre organizzazioni che perseguono gli stessi obiettivi in un’ottica di cooperazione decentrata;

3. Raccolta fondi per il perseguimento degli obiettivi del presente protocollo, attraverso campagne istituzionali o specifiche che possano prevedere anche manifestazioni, spettacoli, vendite e iniziative varie;

4. Promozione e realizzazione di programmi e progetti di sviluppo tesi al miglioramento delle condizioni materiali e spirituali della popolazione delle due Diocesi gemelle;

5. Promozione di microimprese ed altre realtà imprenditoriali legate al territorio attraverso l’attuazione di attività finanziarie, etiche e di iniziative di microcredito;

6. Realizzazione di una struttura organizzativa idonea al perseguimento degli obiettivi del gemellaggio, attraverso la creazione di una O.N.G e l’istituzione di una segreteria operativa per singola Diocesi, con il ruolo di:
a. coordinamento, sviluppo, monitoraggio e controllo di tutte le iniziative progettuali;
b. attività di comunicazione e promozione delle iniziative del gemellaggio;
c. attività di educazione e sensibilizzazione sui temi della cooperazione internazionale e delle attività del gemellaggio all’interno dei territori delle Diocesi gemelle, con particolare attenzione ai giovani;
d. miglioramento delle sinergie;
e. realizzazione, implementazione ed organizzazione di un archivio, “memoria storica” delle attività, attuate, in itinere e di prossima realizzazione.

7. Realizzazione di progetti di carattere formativo, formativo-produttivi e formativo-imprenditoriali nei seguenti ambiti:
a. Alfabetizzazione di base, educazione degli adulti, formazione dei formatori;
b. Formazione universitaria;
c. Formazione di quadri;
d. Sostegno alle associazioni locali per l’acquisizione di competenze gestionali.
e. Promozione delle minoranze etniche;
f. Formazione scolastica (qualificazione e aggiornamento degli insegnanti a tutti i livelli);
g. Formazione professionale specifica in campo sanitario, agricolo-ambientale, economico, cooperativo e delle comunicazioni sociali;
h. Formazione e promozione della donna;
i. Sviluppo dell’artigianato locale;
j. Sistemi di risparmio e credito;
k. Attività cooperative.
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La Bibbia nell’IRC: Stella Polare per tutti

Perché i ragazzi, come si chiede Umberto Eco, debbono sapere tutto degli dei di Omero e pochissimo di Mosé? Perché devono conoscere la Divina Commedia e non il Cantico dei cantici (anche perché senza Salomone non si capisce Dante)?
      
 Come mettere la Bibbia al centro dell’insegnamento della religione a scuola? Quali strategie possono risultare idonee per far sì che la Bibbia, documento di cultura religiosa e fondamento delle fedi monoteistiche, possa costituire un  punto di riferimento nella formazione dello studente e del cittadino? Sono state queste le questioni rilevanti che hanno caratterizzato la II Sessione del Corso di formazione dei docenti di religione della Diocesi di Noto, svoltasi il 20 gennaio scorso ed organizzato dall’ADR, in collaborazione con l’Ufficio scuola diocesano, coordinato da Don Ignazio Petriglieri.  Il corso, che  si inserisce all’interno delle iniziative di formazione del Progetto nazionale che l’ADR,  ente professionale accreditato al MIUR, sta realizzando nel corso dell’a.s. 2009/2010, ha avuto come relatore il  prof. Cesare Bissoli, docente di Sacra Scrittura nell’Università Salesiana di Roma. Questi ha anzitutto illustrato il significato e la portata della Bibbia come codice culturale, facendo riflettere su alcune citazioni, come quella di Frye, il quale afferma che “Le Sacre Scritture sono l’universo entro cui la letteratura e l’arte occidentale hanno operato fino al XVIII secolo e stanno ancora in larga misura operale, o come quella di P.Claudel che parla della Bibbia come de “l’immenso vocabolario”, o, ancora, quella di Marc Chagall che la definisce “L’alfabeto colorato della speranza”. La Bibbia, insomma è il punto di riferimento imprescindibile della nostra cultura , “la stella polare – per usare le parole di Ravasi – a cui si sono orientati tutti, credenti e non, quando hanno cercato il bello, il vero e il bene, magari anche per  prescindere questa guida e vagare oltre”.   Oggi , – ha affermato Cesare Bissoli – si sta avvertendo, tra i laici ancora di più che tra le persone di Chiesa,  il valore della Bibbia nella cultura e se ne dà motivazione a vari livelli. Purtroppo, nonostante questo riconoscimento culturale della Bibbia, si è ancora molto lontani da renderla, anche nella scuola, oggetto di dovuta attenzione, per cui nascono costatazioni amare: “Siamo nati dalla Bibbia e diventati orfani non dispiaciuti di essa”. Perché i ragazzi, come si chiede Umberto Eco,  debbono sapere tutto degli dei di Omero e pochissimo di Mosé? Perché devono conoscere la Divina Commedia e non il Cantico dei cantici(anche perché senza Salomone non si capisce Dante)? Insomma è legittimo e fecondo affermare che la Bibbia ha il diritto di porsi come codice culturale, così come lo sono Platone, Aristotele, Kant, l’illuminismo. 

Bibbia e monoteismi
 La coscienza ormai largamente crescente di un pluralismo religioso inevitabile, ma insieme portatore di un delicato ma fruttuoso confronto e dialogo, richiama – ha sostenuto Cesare Bissoli  “una nuova prospettiva di studio: il dialogo, che la Bibbia può aprire con le altre religioni. Sappiamo come la Bibbia sia costitutiva per la religione ebraica e cristiana, determinante per quella musulmana (Corano), capace di dialogo con i libri sacri di altre religioni (induismo, buddismo…). Ciò comporta un doppio livello di confronto: confessionale e culturale. A livello confessionale si tocca il problema della natura e verità dell’approccio credente alla Scrittura nei tre monoteismi (ebraico, cristiano, musulmano). Per la comprensione biblica ebraico e cristiana , il percorso è facile (si veda ogni buona Introduzione alla Bibbia). Più complesso e meno noto è il rapporto tra Bibbia e Corano. A livello culturale , si procede in un confronto culturale appunto, in ordine alla visione di Dio, dell’uomo, del mondo e alle interpretazioni soggiacenti. La realizzazione domanda una capacità corretta di comparativismo, il che non è facile! Oggi la Chiesa cattolica ha per riferimento dottrinale la Nostra Aetate del Vaticano. Nella prassi essa preferisce di creare una piattaforma di incontro su fondamentali valori umani intrinseci alle genuini espressioni religiose, cui ha richiamato insistentemente Giovanni Paolo a partire dal noto Convegno di Assisi del 1986 , e che ripetutamente richiama oggi Benedetto XVI. Più ampiamente ancora, il dialogo dell’umanesimo biblico si apre con il ‘codice culturale’ o umanesimo rappresentato dai molteplici sistemi di significato e stili di vita nella post modernità, che è quanto dire, con le concezioni di uomo in circolazione, sapendo che tanti autori proprio con la Bibbia hanno tenuto un rapporto importante, sia pur dialettico (da Nietzsche, a Marx, a Freud, ad Jung.)”

 Strategie per un ricaduta scolastica della Bibbia
Il processo di ricaduta scolastica della Bibbia, per avere più facile sviluppo, deve innestarsi su un tema di largo respiro , ad es., nelle classi della secondaria superiore, la creazione nell’arte, la figura di Gesù nei filosofi del ‘900, l’ispirazione biblica in Bach, il Decalogo nella storia del diritto e del costume, guerra e pace:il pensiero biblico nella tradizione occidentale, escatologia biblica nei pensiero marxiano, gli archetipi biblici in Jung, dalla croce di Cristo alle sacre rappresentazioni della Passione, le radici ebraico-cristiane di Europa, Bibbia e Corano. Più il tema è ristretto più attenzione va messa per cogliere correttamente il rapporto tra Bibbia e i suoi effetti. Chiaramente il percorso migliore è quello ritagliato sui bisogni e condizione degli studenti e anche del tipo di indirizzo scolastico, con una proposta creativa e attiva, compartecipata, suscitando interesse ed evitando noiose elencazioni di rapporti tra Bibbia e post bibbia, soprattutto aiutandoli alla scoperta con piste di ricerca approfondimento. Quale è la procedura più efficace? Un percorso interdisciplinare è la via migliore. Gli ambiti più frequenti sono : Bibbia e arte, Bibbia e letteratura, Bibbia e musica, Bibbia e cinema (TV), Bibbia e pensiero(filosofia). Può essere un docente che mette in movimento più discipline ed ancora meglio più docenti che fanno interagire la propria disciplina( arte, lingua, letteratura, musica, storia). Ha concluso i lavori della sessione il prof. Domenico Pisana, teologo morale e docente formatore referente del Progetto MIUR per l’ADR, il quale ha evidenziato come  l’obiettivo della  II sessione sia stato quello di  capire le ragioni dell’interesse e della centralità della Bibbia nell’Irc, nonché di  focalizzare il ruolo della Bibbia nel quadro del sistema di istruzione e formazione della scuola, così da dare ai docenti il possesso dei nuovi strumenti di didattica biblica, aiutandoli  a cogliere il rapporto di continuità tra i testi biblici e la loro acculturazione nel nostro tempo nella fase della progettazione delle Unità didattiche. L’Irc si basa sulle fonti della religione ebraico-cristiana e tra esse –  ha concluso il prof. Domenico Pisana –  la Bibbia è la fonte primaria ed insostituibile da comprendere correttamente e da frequentare correttamente, alla luce del fatto che nella Bibbia troviamo compenetrate tre dimensione importanti: storia, letteratura e un messaggio universale, che i credenti accolgono come parola di Dio”.
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Don Fortunato: internet prossima frontiera del Vangelo

Nel 1989 si faceva chiamare “0+”, che nel linguaggio delle prime chat significava: “Uomo con la croce”. Era il simbolo con cui don Fortunato Di Noto, allora seminarista e oggi, parroco e fondatore dell’associazione Meter (www.associazionemeter.org) si faceva conoscere nel neonato cyberspazio. Un ricordo che ha spinto il sacerdote, alla luce del Messaggio di Benedetto XVI, in occasione della 43ma Giornata delle Comunicazioni Sociali nella quale il Papa ha posto come momento di riflessione il ruolo del sacerdote nell’era del web, a prendere carta e penna virtuali e scrivere una testimonianza ad Avvenire, il giornale dei vescovi italiani, e che oggi pubblica tra gli Editoriali a pag. 2: “io, in missione su internet”.

1989: LO STRANO UOMO CON LA CROCE – Oltre 20 anni fa, ricorda il sacerdote nel testo pubblicato oggi su Avvenire, gli hacker “si impressionavano, con meraviglia della presenza di un prete online. Un tempo relativamente breve, ma un’era per il mondo digitale”, scrive il sacerdote che ammette di sentirsi già “nonno” in mezzo ai “nuovi nati digitali”. “Internet da sempre, – continua don Di Noto – da circa 20 anni è stata sempre la mia nuova terra di missione. E’ stata l’occasione per annunciare con fedeltà al Vangelo e alla Chiesa l’affascinante mistero d’amore per tutto”. Attraverso Internet, ricorda il sacerdote siciliano, “la misericordia di Dio si è manifestata attraverso il concreto aiuto verso giovani che volevano suicidarsi e che ho convinto a non uccidersi, di bambini che venivano violati, di ascolto e ricevimento di richieste di aiuto non virtuale ma reale”.

DIO C’E’, ANCHE SU INTERNET – Per Di Noto, il cyberspazio “è stato anche il luogo in cui si è manifestata la bellezza dell’uomo, ma anche il suo degrado, un degrado fatto di schizofrenia, di oscurità, di criminalità e malaffare. Di violenza e di sfruttamento di minori. Di pornografia e di orrore. Ecco noi sacerdoti, ora dobbiamo pensare di stare anche in questi luoghi, non dimenticando mai che il virtuale non sostituirà mai la “carne” dell’uomo. L’uomo nella sua totale integrità. Ecco allora che, con lungimirante e significativa presenza, la Chiesa si immerge ad ascoltare e accompagnare l’uomo che cerca Dio, quest’uomo che in internet vuole “sopravvivere” alla dimensione del silenzio assordante delle voci inadeguate e inutili. Vuole annunciare che Dio, anche nell’epoca di Internet, non ci ha dimenticato.

L’AMICIZIA CON DIO – Insomma, scrive don Fortunato, “0+, l’uomo con la croce, non si è mai stancato di abbandonare questo luogo perché ha una certezza che Chi ha portato la croce, Chi ha offerto all’uomo il volto umano della vita e la speranza che in essa c’è, non abbandona nessuno. Nuove sfide? Credo solo una vivace e creativa presenza nel testimoniare che il Vangelo è e continuerà ad annunciare, nei deserti virtuali, l’amicizia di Dio con l’uomo. Virtuale o reale che sia”, conclude.

TESTIMONI DIGITALI –  don Fortunato Di Noto e l’Associazione Meter attraverso la  mission del sito www.testimonidigitali.it cureranno una sezione dei Blog nell’ambito del convegno nazionale Testimoni digitali. Volti e linguaggi nell’era crossmediale, che si svolgerà a Roma dal 22 al 24 aprile, promosso dalla Commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali ed è organizzato dall’Ufficio per le comunicazioni sociali e dal Servizio nazionale per il progetto culturale della Cei.
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CONVENZIONE tra la diocesi di Noto e Butembo Beni per una scuola di formazione professionale per lâ019agricoltura e lâ019alimentazione

I CONVENZIONE

PREMESSO CHE

– la Diocesi di Noto, nella persona di S.E. Mons. Antonio Staglianò e la Diocesi di Butembo-Beni nella persona di S.E. Mons. Melchisedeck Sikuli, hanno sottoscritto il nuovo protocollo di gemellaggio e cooperazione tra le Diocesi in data 16/01/2010 stabilendo nuove condizioni per una più precisa e reciproca assunzione di responsabilità e per la determinazione di più ampie modalità di mutua collaborazione.
– è intenzione delle suddette Diocesi realizzare una fattoria didattica, avente come obiettivo generale la formazione professionale in campo sanitario, agricolo-ambientale, economico, cooperativo e delle comunicazioni sociali della popolazione della Diocesi di Butembo-Beni, nella Provincia del Nord Kivu;
– l’obiettivo specifico é realizzare una scuola di formazione professionale per l’agricoltura e l’alimentazione denominata“Intagliatori di sicomoro” per lo sviluppo ed il miglioramento della produzione agro-zootecnica della popolazione della Diocesi di Butembo Beni, essenziale per ottenere le derrate necessarie al fabbisogno alimentare della popolazione locale.
– che appare opportuno individuare la Diocesi di Noto, capofila del progetto;

Tutto quanto sopra premesso e considerato,
SI CONVIENE QUANTO SEGUE:

1. Le parti desiderano definire, nel rispetto della propria autonomia, un rapporto di collaborazione avente come obiettivo la realizzazione del progetto denominato “Intagliatori di sicomoro”;
2. Le parti individuano come soggetto capofila la Diocesi di Noto che avrà il compito di rappresentare le parti;
3. Le parti si rendono sin d’ora disponibili ad individuare insieme eventuali ulteriori attività connesse e funzionali alla realizzazione del progetto nei tempi stabiliti;
4. Le parti convengono sulla necessità di nominare dei responsabili del progetto quali referenti delle rispettive Diocesi allo scopo di verificare con continuità l’andamento delle attività oggetto del presente Protocollo;

Letto, sottoscritto e confermato
S.E. Mons. Antonio Staglianò;  S.E. Mons. Melchisedeck Sikuli

NUOVO PROTOCOLLO per il Gemellaggio e la Cooperazione tra la Diocesi di Noto e di Butembo-Beni

La Diocesi di Noto (Italia) e la Diocesi di Butembo-Beni (R.D.Congo) hanno da anni realizzato un gemellaggio che nel tempo ha dimostrato segni di fecondità nell’arricchimento reciproco, nello sviluppo di esperienze di cooperazione, di integrazione, di dialogo, di interscambio culturale e spirituale. Considerata la bontà di questa iniziativa ed attese le incessanti trasformazioni culturali delle società globalizzate, le due Diocesi gemelle intendono ripensare e rilanciare il gemellaggio.

Premesso che:

– “Lo sviluppo dei popoli, in modo particolare di quelli che lottano per liberarsi dal giogo della fame, della miseria, delle malattie endemiche, dell’ignoranza; che cercano una partecipazione più larga ai frutti della civiltà, una più attiva valorizzazione delle loro qualità umane; che si muovono con decisione verso la meta di un loro pieno rigoglio, è oggetto di attenta osservazione da parte della chiesa” (Paolo VI, – Populorum Progressio) 
– La cooperazione missionaria tra le chiese, promossa e incoraggiata dal Concilio Vaticano II,
trova alimento e sostegno nella Dottrina Sociale della Chiesa e nel magistero di Benedetto XVI,
nell’Enciclica – Caritas in Veritate.
– restano confermati, benché bisognosi di approfondimento e di ulteriori precisazioni, gli “otto punti per lo sviluppo del Gemellaggio” qui riportati e contenuti nel precedente protocollo firmato il 13 gennaio 1988, dall’allora Vescovo di Noto S.E. Mons. Salvatore Nicolosi e il Vescovo di Butembo-Beni S.E. Mons. Emanuele Kataliko. Rilanciati dai loro successori S.E. Mons. Giuseppe Malandrino, S.E. Mons. Mariano Crociata e S.E. Mons. Melchisedeck Sikuli.

1. Rapporto spirituale
Un intenso rapporto spirituale attraverso anzitutto la preghiera vicendevole, nella profonda
convinzione che fonte sicura di ogni opera di bene è Dio nostro Padre, in Cristo Signore e nel
suo Spirito.

2. Conoscenza reciproca
Sviluppo di iniziative che permettono alle due Chiese gemellate di conoscersi a vicenda, di
conoscere cioè sempre meglio l’una la situazione pastorale e sociale dall’altra, nonché le
aspirazioni e i problemi vicendevoli.

3. Scambio di presenze
Incremento dello scambio di presenza di persone dell’una e dell’altra Chiesa, allo scopo di
favorire maggiormente la conoscenza, l’aiuto e l’arricchimento reciproci.

4. Scambio di persone
Offerta di ospitalità a qualche alunno del seminario maggiore della Diocesi di Butembo-Beni
presso il Seminario teologico di Noto e scambio temporaneo di presbiteri e di operatori
pastorali laici tra le due Diocesi gemellate.

5. Scambi di specialisti
Scambio periodico fra le due Chiese di specialisti in discipline teologiche, pastorali, e sociali,
allo scopo di tenere corsi di aggiornamento nelle rispettive Chiese gemellate.

6. Gemellaggio fra le parrocchie
Sviluppo del gemellaggio articolato fra le parrocchie delle due Diocesi, sotto il discernimento
dei due Vescovi, di cui esiste già qualche esempio.

7. Microrealizzazioni sociali
Incremento delle microrealizzazioni sociali da parte della Chiesa di Noto nella Chiesa di
Butembo-Beni, tenendo conto delle più urgenti priorità di quest’ultima.

8. Doppio comitato diocesano
Creazioni di un comitato o gruppo ristretto, composto da elementi dei rispettivi Consigli presbiterali e pastorali delle Due Diocesi che, in piena collaborazione con i due Vescovi e in profondo collegamento con le rispettive basi ecclesiali stimoli, coordini, e concretizzi sempre meglio il gemellaggio fra le due Diocesi, alla luce dei punti sopra esposti.
Tutto ciò premesso e considerato:
la Diocesi di Noto, nella persona di S.E. Mons. Antonio Staglianò e la Diocesi di Butembo-Beni nella persona di S.E. Mons. Melchisedeck Sikuli, manifestano la volontà di rinnovare il gemellaggio stabilendo nuove condizioni per una più precisa e reciproca assunzione di responsabilità, per la determinazione di più ampie modalità di mutua collaborazione.
Con il presente protocollo di cooperazione si intende:
– confermare gli 8 punti per lo sviluppo del gemellaggio concordati nel 1988 – in tutti gli aspetti che hanno attualità – e riportati integralmente nel presente protocollo;
– integrare il primo protocollo con le seguenti nuove proposte per una sua più ampia articolazione, organizzazione e sviluppo, attraverso le seguenti azioni:

1. Promozione del volontariato internazionale come risorsa specifica per lo sviluppo umano, nella società civile e nella comunità ecclesiale, italiana ed internazionale;

2. Promozione della concertazione tra gli Enti ed Organismi locali, nazionali ed internazionali stimolando azioni comuni tra i suoi membri e con altre organizzazioni che perseguono gli stessi obiettivi in un’ottica di cooperazione decentrata;

3. Raccolta fondi per il perseguimento degli obiettivi del presente protocollo, attraverso campagne istituzionali o specifiche che possano prevedere anche manifestazioni, spettacoli, vendite e iniziative varie;

4. Promozione e realizzazione di programmi e progetti di sviluppo tesi al miglioramento delle condizioni materiali e spirituali della popolazione delle due Diocesi gemelle;

5. Promozione di microimprese ed altre realtà imprenditoriali legate al territorio attraverso l’attuazione di attività finanziarie, etiche e di iniziative di microcredito;

6. Realizzazione di una struttura organizzativa idonea al perseguimento degli obiettivi del gemellaggio, attraverso la creazione di una O.N.G e l’istituzione di una segreteria operativa per singola Diocesi, con il ruolo di:
a. coordinamento, sviluppo, monitoraggio e controllo di tutte le iniziative progettuali;
b. attività di comunicazione e promozione delle iniziative del gemellaggio;
c. attività di educazione e sensibilizzazione sui temi della cooperazione internazionale e delle attività del gemellaggio all’interno dei territori delle Diocesi gemelle, con particolare attenzione ai giovani;
d. miglioramento delle sinergie;
e. realizzazione, implementazione ed organizzazione di un archivio, “memoria storica” delle attività, attuate, in itinere e di prossima realizzazione.

7. Realizzazione di progetti di carattere formativo, formativo-produttivi e formativoimprenditoriali nei seguenti ambiti:
a. Alfabetizzazione di base, educazione degli adulti, formazione dei formatori;
b. Formazione universitaria;
c. Formazione di quadri;
d. Sostegno alle associazioni locali per l’acquisizione di competenze gestionali.
e. Promozione delle minoranze etniche;
f. Formazione scolastica (qualificazione e aggiornamento degli insegnanti a tutti
i livelli);
g. Formazione professionale specifica in campo sanitario, agricolo-ambientale, economico, cooperativo e delle comunicazioni sociali;
h. Formazione e promozione della donna;
i. Sviluppo dell’artigianato locale;
j. Sistemi di risparmio e credito;
k. Attività cooperative;

8. Strutturazione, organizzazione e gestione di singoli accordi di programma e convenzioni su ogni singolo punto oggetto del presente protocollo d’intesa.
Sede di Bingo (R.D.Congo) lì, 16 gennaio 2010, Letto, sottoscritto e confermato S.E. Mons. Antonio Staglianò S.E. Mons. Melchisedeck Sikuli

Video intervista sulla Cattedrale di Noto

In una recente intervista a TV2000 don Rosario Sultana ha risposto ad alcune domande che sono state oggetto di una intervista sulla Cattedrale e le chiese di Noto, nell’ambito della rubrica denominata “Detto tra Noi” dedicata ai comuni italiani. Il Vice Direttore UCS ha illustrato brevemente la storia della Cattedrale ricordando il patrimonio artistico in essa contenuto e le feste religiose che vi si celebrano durate l’anno. Nella sezione Video Gallery è possibile guardare il momento dell’intervista. L’attenzione sulla nostra Cattedrale e sul nostro Barocco Netino e sempre per noi siciliani motivo di orgoglio e soddisfazione.

Aiutare Haiti nell’emergenza e avviare la rinascita

Domenica 24 raccolta in tutte le chiese d’Italia

Il dramma di Haiti ha turbato le coscienze, ma i problemi restano enormi e non riguardano solo vittime e conseguenze del terremoto, ma anche l’aggravarsi delle condizioni di mondo precedenti che facevano e fanno di questo Paese uno dei più poveri del mondo in cui muore di stenti un bambino su tre (a ridosso del paradiso dei Caraibi, in cui le crociere sono continuate, come forse la nostra vita, finite le prime emozioni) e la difficoltà di organizzare gli aiuti. La Caritas resta un canale che riesce a superare ostacoli (seppur con grande fatica) grazie alla capillarità della presenza della Chiesa e, nel caso di Haiti, di missionari ed ordini religiosi che subito hanno aiutato con grande generosità e coraggio (in modo particolare salesiani, camilliani, gesuiti). 

Grazie alla mobilitazione dei centri Caritas e dei volontari in tutte le diocesi del Paese e nella Repubblica dominicana, sono stati già distribuiti una grande quantità di aiuti, ma ora per i prossimi due mesi la Caritas ha lanciato un piano di aiuti d’urgenza (generi alimentari, indumenti e coperte, medicinali e servizi sanitari di prima necessità, acqua e materiale igienico di base, sostegno psicologico) per 31 milioni di euro a favore di 200.000 persone. Inoltre sarà avviato – per pensare già alla rinascita – un processo di sviluppo di attività lavorative e di impiego al fine di stimolare l’economia locale, assistendo con due osservatori il procedere delle attività principali previste: pulizia degli ospedali e impianto di servizi igienici nei campi degli sfollati. 

La Caritas provvederà pure alla distribuzione di acqua, di assistenza ed attività educative (soprattutto per i bambini) in 20 campi di sfollati. Tra questi solo quello di Petionville ne accoglie 50.000. Non si fermi dunque la solidarietà, ma in ogni occasione si pensi ad Haiti! Si possono anche concretizzare piccoli segni, per esempio per “kit lavoro”, del costo di 180 euro, comprendente carriola, pala, guanti da lavoro per cinque lavoratori.

Le offerte possono essere fatte pervenire tramite conto corrente postale intestato alla Caritas diocesana di Noto (n. 10030963 ) o direttamente alla Caritas Italiana (via Aurelia 796, Roma) sul c.c.p. n. 347013 o tramite bonifici bancari (cfr. indicazioni sul sito www.caritasitaliana.it) con la causale “emergenza terremoto Haiti”.

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Dal 18 al 25 gennaio 2010 preghiera per l’unità dei cristiani

Dal 18 al 25 gennaio 2010 si terrà come di consueto l’ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani.
L’Ufficio diocesano per l’Ecumenismo ha provveduto dopo le feste di far pervenire ad ogni parrocchia il materiale per la preghiera e la riflessione.
Nel materiale sono state date indicazioni sull’utilizzo dello stesso per eventuali incontri e celebrazioni.

La celebrazione ecumenica con i rappresentanti dei protestanti e, per la prima volta con gli ortodossi rumeni presenti in diocesi si terrà a Scicli nella chiesa di san Giuseppe giovedì 21 gennaio.
 
Il tema della Preghiera per l’unità dei cristiani del 2010 si collega al ricordo della Conferenza missionaria internazionale di Edimburgo che viene riconosciuta come l’inizio ufficiale del Movimento ecumenico moderno. Nei giorni 14-23 del giugno 1910, oltre mille delegati, appartenenti ai diversi rami del Protestantesimo e dell’Anglicanesimo, a cui si unì anche un ortodosso, si incontrarono nella città scozzese per riflettere insieme sulla necessità di giungere all’unità al fine di annunciare credibilmente il Vangelo di Gesù. A cento anni di distanza la tensione missionaria che riunì quei cristiani può aiutarci a riflettere sul legame che c’è tra missione e comunione nella vita dei cristiani. Sappiamo bene, infatti, che l’evangelizzazione è tanto più efficace quanto più i discepoli di Gesù possono mostrare la loro comunione, la loro unità. Del resto lo stesso Maestro li aveva avvertiti: “Da questo riconosceranno che siete miei discepoli, se vi amerete gli uni gli altri”. Queste parole del Signore fanno emergere ancor più la contraddizione che c’è tra le divisioni dei cristiani e l’obbligo che comunque essi hanno di un annuncio credibile. D’altra parte non possiamo certo rinviare la comune testimonianza evangelica fino al giorno in cui sarà ristabilita la nostra piena comunione. E comunque sappiamo anche che la prima testimonianza è la nostra comunione.

L’urgenza di una evangelizzazione credibile ha spinto Giovanni Paolo II, nell’enciclica Ut Unum Sint, a mettere il dito nella piaga: «E’ evidente che la divisone dei cristiani è in contraddizione con la Verità che essi hanno la missione di diffondere, e dunque essa ferisce gravemente la loro testimonianza. .. Come annunciare il Vangelo della riconciliazione senza al contempo impegnarsi ad operare per la riconciliazione dei cristiani? Se è vero che la Chiesa, per impulso dello Spirito Santo e con la promessa dell’indefettibilità, ha predicato e predica il Vangelo a tutte le nazioni, è anche vero che essa deve affrontare le difficoltà derivanti dalle divisioni. Messi di fronte a missionari in disaccordo fra loro, sebbene essi si richiamino tutti a Cristo, sapranno gli increduli accogliere il vero messaggio? Non penseranno che il Vangelo sia fattore di divisone, anche se esso è presentato come la legge fondamentale della carità?»(n.98).

La comunicazione del Vangelo e la comunione tra i cristiani sono due dimensioni che chiedono di essere vissute in maniera più responsabile da tutti i cristiani, anche in Italia. Durante il IV Convegno Ecumenico Nazionale, tenutosi a Siracusa abbiamo riflettuto sul tema paolino: «Guai a me, se non annuncio il vangelo». La memoria dell’Apostolo ci ha mutato a comprendere ancor più chiaramente il legame tra l’urgenza della evangelizzazione e una nuova audacia nel cammino ecumenico. Abbiamo ringraziato il Signore per il cammino ecumenico che le Chiese e le Comunità ecclesiali hanno compiuto in Italia soprattutto a partire dal Concilio Vaticano II. E abbiamo sottolineato l’irreversibilità di tale cammino, sapendo bene che l’unità non è il frutto delle nostre alchimie umane ma un dono di Dio che dobbiamo chiedere anzitutto con la preghiera. Certo, a noi viene chiesto di non lasciare nulla di intentato per compiere quei passi che ci portano verso l’unità. Abbiamo, infatti, riconosciuto il pericolo di cadere nella sottile tentazione di assuefarci alla divisone, di convivere troppo facilmente con la ferita della disunione, ritenendola una condizione insuperabile. Se così facessimo, saremmo responsabili di una grave colpa. Tanto più che abbiamo davanti a noi nuove sfide che chiedono invece un impegno più comune. Basti pensare alla diffusione di quella mentalità materialistica che sta allontanando sempre più dal Vangelo uomini e donne, giovani e adulti, ed anche adolescenti e bambini. L’attitudine egocentrica che ne consegue spinge a ripiegarsi su se stessi privilegiando i propri interessi e dimenticando quelli dei poveri, dei deboli, degli immigrati, degli angari e di coloro che non hanno né voce né posto nella società. Non possiamo non guardare preoccupati questa involuzione che avvelena le radici stesse della convivenza nel nostro Paese. Vi è poi un altro fenomeno che ci riguarda da vicino e che chiede a noi tutti una rinnovata generosità. Ci riferiamo alla immigrazione cristiana nel nostro Paese. Si tratta di centinaia di migliaia di fratelli e sorelle sia ortodossi che evangelici, oltre che cattolici, che sono approdati in Italia per cercare una vita migliore. La loro venuta è come una preghiera rivolta anche a noi perché ricevano una risposta di amore. Anche l’ecumenismo italiano deve ascoltare questo grido: dobbiamo affinare le orecchie del nostro cuore, allargare la nostra mente e unire le nostre braccia per accogliere questi nostri fratelli e aiutarli a crescere anche nella fede.

In questo orizzonte è stato scelto il capitolo 24 del Vangelo di Luca. E’ la narrazione del giorno di Pasqua. L’ascolto comune di questa pagina evangelica può mutarci a riscoprire il grande dono della Pasqua di cui tutti dobbiamo essere testimoni. Lo furono quelle donne, lo furono anche i due di Emmaus ed anche gli Undici. Non possiamo che metterci sulle loro orme a partire dall’obbedienza nell’ascolto. Anche noi sentiremo ardere il nostro cuore e cercheremo di tornare verso Gerusalemme per testimoniare assieme l’incontro con il Risorto. La preghiera rivolta al Padre nell’ultima cena perché i discepoli siano una cosa sola”(Gv 17, 21) trovava concretezza nel comando che il Risorto diede loro: “Voi sarete testimoni di tutto ciò”(Lc 24,48). A noi è chiesto di accogliere questo invito e, nell’ascolto comune del Vangelo, chiedere al Signore di aiutarci per affrettare i nostri passi verso la comunione piena.
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