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San Martino, la festa del dono

Un cantiere educativo è quello che si è aperto alla Fontana, nell’area attrezzata padre Basile, che man mano si va trasformando e diventando spazio di relazioni, di crescita e… di festa. Uno degli ambiti della vita in cui – secondo il Convegno ecclesiale di Verona – esercitare la testimonianza della speranza cristiana. Come si è potuto, con intensità e semplicità, vivere la sera di San Martino per la prima edizione della “festa del dono”. L’evento è stato reso possibile dal convergere di associazioni e istituzioni in un progetto comune. Caritas diocesana, Avis, Casa don Puglisi, Protezione civile (sia come struttura comunale che come volontari dell’AVCM), Misericordia, Sentinelle hanno insieme “costruito” una serata di festa vera, capace di generare incontro, gioia, solidarietà. C’è stato quindi l’apporto del Comune per il palco oltre che attraverso la Protezione civile. L’Istituto Alberghiero ha egregiamente preparato e servito i “lolli n’te fave” (ma anche alcune signore del quartiere hanno collaborato). E alcune ditte hanno contribuito con le fave, l’olio, l’aiuto per gli impianti, con in testa la Rendofarine che ha con generosità preparato frittelle per tutti, con il gusto di una volta… premiata dall’Avis con una targa per la costante partecipazione a momenti simili. Già nel pomeriggio l’area si animava: c’era chi montava tende, che preparava pentoloni, che sistemava fili, mentre i ragazzi sembravano particolarmente vivaci, troppo vivaci, tanto da far pensare difficile la riuscita della drammatizzazione prevista. Alle 19,30 la festa inizia con la messa. Si è all’aperto, ma la gente è attenta. Don Gianni Donzello, economo della diocesi, presiede. All’omelia ricorda quanto sia importante la condivisione, come sia l’unica cosa che conta e che rimane. Accanto a lui il parroco della Catena don Franco e don Pallacino, che è da poco ritornato a Modica e guarda con entusiasmo l’ampia area, pensando a quante attività sono possibili… Si passa alla presentazione dei promotori con la loro storia e i loro valori e quindi al “racconto di San Martino”. I ragazzi sembrano trasformati. Entrano in scena silenziosi e attenti, mentre con le tecniche del teatro delle ombre, tra suoni e luci, scorre bella la storia di Martino, di un giovane coraggioso che a un certo punto – incontrando i cristiani e approdando alla fede – trova come esercitare positivamente le sua energie, rinunciando all’arte della guerra e passando all’arte del dono. Che si concretizza nella divisione del mantello per coprire il povero che gli chiede aiuto, e nella serata si attualizza nella destinazione del ricavato agli alluvionati del Veneto. La festa continua: le associazioni offrono visione dei mezzi, simulazione di incendio e soccorso, possibilità per i bambini di sperimentare l’uso della scala tenuta con le corse, iniziano degustazione e musica. Il canto dei “Muorica mia” fa rivivere vecchie melodie. Si avverte come la fredda serata sia riscaldata da tanta simpatia e cordialità. Che non si spegne con il buio che subentra quando si spengono le torri faro della Protezione civile, ma resta dentro, resta come potenzialità e progetto di bene. Impegnandosi ora le Associazioni a dare continuità al lavoro in rete, ma comunque continuando ognuna in una fatica diurna, e talora anche notturna, per far fiorire il sole del dono. Che richiede a tutti di contribuire almeno con un pezzo di mantello (un’offerta, un po’ di tempo, il dono del sangue, una competenza)…. Così anche i bambini e i giovani sapranno ciò che conta e come il dono rende vera la gioia e più bella, più solidale, più fraterna la città. 

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Modica, XXXIX Settimana Teologica. “I cristiani nella città”

Particolarmente rilevante quest’anno il tema della XXXIX Settimana Teologica di Modica “I cristiani nella città”. Si ripropone, infatti,in questo grave tempo di crisi un ripensamento della politica a partire dalla riflessione e dalla testimonianza di grandi figure del cattolicesimo italiano come don Giuseppe Dossetti, il “nostro” Giorgio La Pira, don Lorenzo Milani. Peraltro l’iniziativa si tiene dopo la “Settimana Sociale dei Cattolici italiani” di Reggio Calabria e la firma del “Patto Sociale contro la crisi” tra Vescovo e Sindaco di Modica, due eventi che rimandano al comune impegno per il bene comune e all’apporto convinto dei cristiani. Anche il relatore quest’anno – il prof. Massimo Toschi di Firenze, è un testimone, soprattuto per il suo ruolo di ambasciatore di pace che lo ha portato dentro situazioni di guerra ma anche di lotte nonviolente risultate vincenti come nel caso del Sud Africa. Fino a pochi giorni fa è stato a Beirut, in un altra terra carica di storia e oggi anche di sofferenza e di speranza al tempo stesso. Massimo Toschi inoltre vive in prima persona la disabilità con coraggio esemplare e coniuga conoscenza teologica, esperienza di vita, spiritualità, e così diventa maestro di vita per molti. L’appuntamento è per venerdì 19, sabato 20, domenica 21 novembre alle ore 19,30 alla Domus S. Petri di Modica. Sarà importante occasione di confronto culturale ma anche – soprattutto per i giovani – di incontro con lo spessore storico della vita buona del Vangelo per come ci viene riproposto dai recenti documenti dei vescovi italiani sul Mezzogiorno e sulla sfida educativa.

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Primo passo l’ascolto… che educa e ci educa

“Se non ora, quando?”: tra le suggestioni di canti, immagini e messaggi si è chiuso lo scorso 9 novembre nella chiesa di S. Pietro di Modica un intenso pomeriggio di riflessione e di decisioni operative degli animatori delle nostre Caritas e dei responsabili delle opere caritative. A sigillare questo convenire, è stata infatti la “Veglia di Romena”, animata da una fraternità di preti e laici che attorno all’abbazia medievale di Pratovecchio in Toscana accoglie migliaia di persone da tutt’Italia per offrire un messaggio di speranza e di riconciliazione con le proprie ferite e che poi si fa itinerante raggiungendo territori e persone di ogni parte del Paese. Prima della Veglia si era chiarito – in una assemblea dei responsabili Caritas con l’intervento di Gianni Novello, monaco e membro di Pax Christi – come sia importante l’ascolto, primo passo per qualsiasi relazione di amicizia e di aiuto. L’ascolto infatti ci educa ad accogliere la voce e la storia dell’altro senza subito passare ad un “fare” precostituito. L’ascolto ci mette in discussione. L’ascolto permette l’incontro. L’ascolto apre alla relazione in cui si possono sperimentare fatica e speranza, impotenza e passione. Ecco perché diventa importante superare il rischio che l’attività caritativa delle nostre parrocchie si risolva in una distribuzione di aiuti materiali, con in più il problema di evitare che i furbi ne approfittano. Ecco perché è importante che l’ascolto accada non solo nei Centri di ascolto e di aiuto, ma anche e soprattutto in un andare della comunità cristiana laddove la gente vive. Ritessendo quelle relazioni che hanno nel buon vicinato un possibile incastro e nella visita evangelica – tanto raccomandata dal nostro Sinodo – la misura di un rapporto in cui si esprimono affetto, discernimento, tenuta delle relazioni. Certo, poi c’è l’aiuto, ma dovrà essere attento e trasparente. Per questo si sono dati anche dei criteri sui contributi che la Caritas può dare e che vengono incrementati ora dal progetto “Sulle vie di Gerico”, che permette aiuti materiali e l’avvio – d’intesa con la Fondazione San Corrado – di un Centro diocesano di pronta accoglienza a Modica, esigenza molto avvertita per le molte richieste, e di una mensa della fraternità diocesana a Noto, tanto raccomandata dal nostro Vescovo come forma di traduzione autentica della devozione a san Corrado. Ebbene, per rendere trasparente e ben finalizzato l’aiuto, ogni contributo sarà dato sempre e solo tramite i Centri di ascolto collegati con la Caritas per assicurare una necessaria verifica e sussidiarietà (peraltro l’avvio del microcredito sta mostrando come sia opportuna una verifica delle richieste perché l’aiuto vada veramente a chi ha bisogno ed è disposto a un cammino educativo). Ogni sostegno alle opere caritative, poi, sarà dato per sviluppi esemplari e documentati. Ascolto allora, aiuto ma anche rapporti con le istituzioni e con i servizi socio-sanitari. Pure in questo caso conta la qualità evangelica e la ricerca di un discernimento. Per questo l’appuntamento è per il 10 dicembre a Pachino (ore 16-20, nel salone dei Padri Canossiani) per approfondire la portata e le modalità di un lavoro di rete anch’esso da pensare in modo educativo. Relatore sarà Salvatore Inguì che già l’anno scorso ha suscitato molto interesse per la sua passione educativa misurata con l’ambiente difficile del carcere minorile e tradotta in coraggiose iniziative.

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Butembo. Don Cerruto ci racconta l’uccisione di P. Bakulene

Don Cerruto che si trova a Butembo dal 9 ottobre scorso ci racconta personalmente i fatti della barbara uccisione di Padre Bakulene.

Nel grande cortile della procure di Butembo si è radunata tanta gente ad aspettare l’arrivo della salma di padre Christian Bakulene. Si recita il rosario, si canta. Nella piccola cappella si trovano dal pomeriggio tante suore a pregare dinanzi al Santissimo Sacramento. La grossa jeep che funge da carro funebre, partita da Kanjabajonga intorno alle 15 arriva a Butembo alle 19,30. Il pianto di dolore che fino ad allora era stato trattenuto in petto sgorga ora fra grida e gemiti. Gli uomini che devono trasportare la bara nella cappellina stentano a trovare un varco in mezzo alla folla. Finalmente, deposta la bara dinanzi all’altare, il vicario generale riesce a formulare una preghiera che riusciamo ad ascoltare solo quei pochi che abbiamo trovato posto in cappella. Sul coperchio della bara, all’altezza del viso, un piccolo vetro mi permette di gettare un ultimo sguardo su padre Christian. Dalla bocca gli esce ancora un fiotto di sangue, ma il volto è disteso. Sembra sorridere. Come età, mostra meno dei suoi 42 anni.

Esco dalla cappellina, per lasciare spazio a tutti i fedeli che vogliono avvicinarsi alla salma. Ho saputo che nel momento della sua uccisione, padre Christian era accompagnato da un suo parrocchiano. Un testimone oculare del delitto, dunque. Chiedo di parlare con lui. L’abbe Aurelian, presidente dell’Ufficio Diocesano di Giustizia e Pace, lo fa cercare. Troviamo posto per il colloquio in una stanzetta della procure. Non sono ancora in grado di parlare in Francese per un colloquio così impegnativo. L’abbè Telesforo, che ha studiato in Italia, mi fa da interprete. Entra nella stanza pure il  sindaco di Kanjabajonga, responsabile delle indagini sul delitto. Il testimone è ancora visibilmente scosso. Comincia il suo racconto, tenendo la testa abbassata, lo sguardo fisso nel vuoto. Ieri, lunedì 8 novembre, lui e padre Christian erano partiti presto da Kanjabajonga per Kasondo, uno dei centri di distribuzione delle 9000 bibbie in lingua swahili che la diocesi di Noto ha donato alla diocesi gemella di Butembo Beni. Infatti, a causa delle lungaggini di stampa e di trasporto, l’operazione “Una bibbia per Butembo” iniziata già nel 2008, si sta portando a conclusione solo in questi giorni, appunto con la distribuzione delle copie della bibbia. Padre Christian era felice di poter avere finalmente le bibbie per le numerose comunità di base della sua parrocchia, che egli riusciva a visitare solo di rado. Almeno i catechisti – egli pensava – possono disporre ora di una bibbia per istruire i fedeli.

Nel pomeriggio, la jeep, caricata degli scatoli di bibbie, è già pronta per il ritorno. Padre Christian pensa però di fermarsi ancora un po’ a Kasondo. Sente il bisogno di confessarsi con il vicario parrocchiale, come ha già fatto altre volte. Manda l’auto avanti. Egli con il suo parrocchiano faranno ritorno più tardi, con una motocicletta. Gli occhi del testimone si riempiono ora di lacrime. Dopo che padre Christian finisce di confessarsi, viene loro offerto da bere. Fa caldo, una bella birra è anche desiderabile, ma padre Christian preferisce solo un bicchiere d’acqua. Il buio li coglie poco prima di arrivare a Kanjabajonga. Da quelle parti, la guerra è finita ormai da un pezzo, ma i militari – non si capisce bene il perché – non vanno via. Il problema è che, non disponendo di uno stipendio, vivono a discapito della popolazione, perpetrando furti, saccheggi e rapine. Non è tanto sicuro, quindi, andare in giro, e men che meno di notte. Sono già le 18,30 e il sole è tramontato ormai da una mezzora, ma padre Christian e il suo accompagnatore sono già a 4 km circa dal loro villaggio.

Troppo tardi, comunque. Sulla strada un militare, armato di fucile mitragliatore, sbarra loro il passo. Chiede del denaro. Padre Christian risponde di non averne: ed in effetti ha lasciato quel poco che si ritrovava a Kasondo, come contributo alle spese di trasporto per far arrivare le bibbie fin lì. Il suo parrocchiano tira fuori dalle tasche 5000 franchi congolesi, equivalenti in valuta a circa mezzo dollaro americano. Il soldato comincia ad irritarsi. Chiede a padre Christian di togliersi la giacca e di dargliela. Fruga nervosamente nelle tasche, ma non trova il denaro sperato. Dallo sguardo lascia trasparire che è sotto l’effetto della droga. Punta il fucile su padre Christian, che si trova ancora a cavallo della moto, e gli spara sul costato destro. Padre Christian stramazza a terra, il suo compagno rimane pietrificato dal terrore, mentre il soldato riprende a frugare nelle tasche della giacca. Trova il documento d’identità e si accorge di avere colpito un prete. Capisce di averla fatta grossa. Ora dimostra paura anche lui. Fissa gli occhi sull’altra vittima ma non sa bene che fare. Alla fine si fa consegnare il cellulare e fugge in direzione della vicina collina, sul versante opposto della quale si trova da qualche mese un campo di soldati.

A questo punto del racconto, interviene il sindaco di Kanjabajonga, meno di quarantanni, piglio giovanile, tre cellulari in mano, polsini e colletto della camicia sdruciti. Altre persone – egli sostiene – hanno subito l’aggressione da parte dello stesso soldato sulla stessa strada, pochi minuti prima dell’assassinio. Hanno esporto denuncia. Il fatto è diventato ora di una gravità inaudita. Gli hanno telefonato dal ministero degli interni di Kinshasa e dal governatorato di Goma, incaricandolo di iniziare subito le indagini del delitto e di trovare il colpevole. Ha già inviato la sua polizia municipale nel campo di soldati; il comandante che non dimostrato sufficiente collaborazione è ora suscettibile di arresto …!
Il sindaco continua a parlare ed io abbasso il capo con tristezza ad ascoltare quella che mi sembra diventata ora una tragicommedia: i politici mostrano indignazione e condannano il fatto non tanto per fare giustizia, ma per cercare di nascondere le loro responsabilità sul problema dei soldati che non sono rientrati dalla guerra e che non ricevono regolare stipendio. Ma mi faccio di nuovo forza e rialzo il capo: bisogna andare avanti su questa linea. Occorre prendere sul serio la denuncia da Kinshasa, quella da Goma e le indagini del sindaco di Kanjabajonga, per cercare in qualche modo di ottenere giustizia. La diocesi di Butembo Beni, tramite l’Ufficio Giustizia e Pace, si costituirà in tribunale come parte civile.

La gente che amava padre Christian, intanto, si trova quasi in sommossa. Ieri sera tutto il villaggio è andato a prelevare la salma dal luogo del delitto per portarla in parrocchia. Stamattina, come segno di protesta, è stata occupata e sbarrata la strada principale che porta verso il sud. Neanche le forze della MONUC (i caschi blu dell’ONU) sono riuscite a passare. Ma forse in questa estrema arrendevolezza della MONUC si nasconde gran parte del problema, giacché occorrerebbe che essa mostrasse un po’ più i muscoli contro i militari governativi e a difesa della popolazione civile.
I funerali di padre Christian Bakulene saranno celebrati oggi, mercoledì 10 novembre, nella cattedrale di Butembo.

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Butembo. Ucciso un sacerdote in Congo gemellato con Pozzallo

È stato assassinato ieri sera (8 novembre)  in circostanze ancora tutte da chiarire, padre Christian Bakulene, sacerdote della parrocchia di San Giovanni Battista a Kanjabaionga, gemellata con San Giovanni Battista di Pozzallo, in Nord Kivu, est della Repubblica democratica del Congo. Il sacerdote era andato nella sua parrocchia a prendere le Bibbie donate dalla nostra  diocesi nell’ultima visita di Mons. Staglianò. Si aspetta che il corpo di padre Bakulene, congolese ordinato sacerdote 12 anni fa, venga trasferito al cimitero diocesano, situato a 20 chilometri da Butembo, dove i funerali dovrebbero essere celebrati domani mattina alle ore 9,00 a Kanjabaionga. 

Vogliamo precisare che i dettagli di quanto accaduto sono ancora poco chiari e che al momento circolano almeno due ricostruzioni dei fatti. Secondo una di queste il parroco sarebbe stato ucciso per una rapina mentre faceva ritorno alla sua abitazione, l’altra versione dei fatti non è ancora accertata. Gli autori del triste evento sono due individui non bene identificati. Padre Christian mentre rientrava in moto a Kanjabaionga dopo essere stato nella vicina località di Kirumba ha subito l’aggressione ed è stato ucciso.  I due uomini armati avrebbero prima sbarrato la strada al motoveicolo di padre Bakulene per poi sparargli ripetuti colpi di arma da fuoco da distanza ravvicinata, lasciando illeso un amico del sacerdote che si trovava con lui sulla moto e che adesso si trova in stato di shock, unico testimone oculare.

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Modica. Si concretizza l’Agenda della speranza: firmato Patto sociale tra il Vescovo e il Sindaco

Non una semplice cerimonia ma “una pubblica assunzione di responsabilità”: così ha introdotto il suo intervento (cf. allegato) il Vescovo di Noto, Mons. Antonio Staglianò dopo la firma del “Patto sociale contro la crisi” (cf. allegato), sottolineandone il senso e la portata. Non “un accordo utilitaristico”, ha detto da parte sua il Sindaco Antonello Buscema, ma “un convergere progettuale”, per un’attuazione concreta e prospettica del Protocollo d’intesa siglato lo scorso luglio tra il Vescovo e i Sindaci del territorio. “Accordo esemplare” – hanno detto in molti – perché permette alle parole di farsi “Laboratorio”: Laboratorio, dal Sud, di quell’Agenda della speranza che è stata al centro della recente Settimana dei cattolici italiani di Reggio Calabria. Si prevede anzitutto l’impegno nella formazione d’intesa tra Assessorato alle politiche sociali e Caritas; quindi una serie di collaborazioni in cui il Comune interviene con i progetti del Piano socio-sanitario e la comunità ecclesiale con i suoi molteplici segni di carità e con la sua vita ordinaria accanto alla gente. Possono  in particolare ricordarsi la collaborazione nell’aiuto immediato (progetto “SOS detto-fatto” e Centro di ascolto, progetto della Caritas “Sulle vie di Gerico”), nell’aiuto educativo e assistenziale (educativa domiciliare del Comune, volontariato e cura pastorale dei malati e degli anziani), nell’animazione di strada (particolarmente significativo risulta il Cantiere educativo “Crisci ranni”, in cui convergono l’offerta gratuita dell’area e la ristrutturazione dei locali alla Fontana da parte del Comune e i laboratori educativi della Caritas sostenuti con il fondo nazionale dell’8/1000). Concretezza ma anche cultura diventano gli obiettivi del Laboratorio. Perché – ha sottolineato il Vescovo – a monte vanno chiarite le visioni dell’uomo: solo se l’uomo viene considerato sempre fine, non sarà ridotto a mezzo e si partirà sempre dai più deboli, curando tutti gli uomini e tutto l’uomo. “Far fare strada ai poveri senza farsi strada” diventa il cuore di una cultura veramente umana, che mette al centro la dignità dell’uomo, ma anche diventa la verifica di una politica vera, umile, pulita. Il richiamo è risuonato forte nel giorno anniversario della morte di Giorgio La Pira. Agli interventi del Sindaco e del Vescovo sono seguiti quelli della referente comunale per il Piano di zona, della presidente dell’Associazione avvocati per la famiglia, del direttore della Caritas, dei sindacati. Particolarmente interessante è stato l’intervento del dott. Gaetano Giunta, che ha insistito sulla necessità – per efficaci interventi sociali – di sempre verificare i paradigmi culturali di riferimento (chi l’ha detto che l’uomo è solo bisogno economico e che questo crea sviluppo?) e di sviluppare processi di co-decisione. Ha sottolineato infine Mons. Staglianò: sarà importante fra sei mesi la verifica, per dare concretezza ai fatti e al fatto ancora più rilevante di un accordo che vede insieme soggetti impegnati a convergere per il bene comune e così dare corpo alla speranza.

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Educa alla Vita: Costruttori di fiducia

“Educare alla pienezza della vita” è il titolo del messaggio del Consiglio episcopale permanente per la 33ª Giornata nazionale per la vita, che si celebrerà il 6 febbraio 2011. “L’educazione è la sfida e il compito urgente a cui tutti siamo chiamati, ciascuno secondo il ruolo proprio e la specifica vocazione”, scrivono i vescovi nel messaggio che è stato diffuso il 4 novembre. Di qui l’auspicio e l’impegno “per educare alla pienezza della vita, sostenendo e facendo crescere, a partire dalle nuove generazioni, una cultura della vita che la accolga e la custodisca dal concepimento al suo termine naturale e che la favorisca sempre, anche quando è debole e bisognosa di aiuto”.

Necessaria una svolta culturale. Ricordando le parole di papa Benedetto XVI nella Lettera alla diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell’educazione, del gennaio 2008, “alla radice della crisi dell’educazione c’è una crisi di fiducia nella vita”, i vescovi sottolineano che “con preoccupante frequenza, la cronaca riferisce episodi di efferata violenza: creature a cui è impedito di nascere, esistenze brutalmente spezzate, anziani abbandonati, vittime di incidenti sulla strada e sul lavoro”. “Cogliamo in questo – ammettono i presuli – il segno di un’estenuazione della cultura della vita, l’unica capace di educare al rispetto e alla cura di essa in ogni stagione e particolarmente nelle sue espressioni più fragili. Il fattore più inquietante è l’assuefazione: tutto pare ormai normale e lascia intravedere un’umanità sorda al grido di chi non può difendersi. Smarrito il senso di Dio, l’uomo smarrisce se stesso: ‘l’oblio di Dio rende opaca la creatura stessa’”, come recita la “Gaudium et spes”. Occorre perciò “una svolta culturale, propiziata dai numerosi e confortanti segnali di speranza, germi di un’autentica civiltà dell’amore, presenti nella Chiesa e nella società italiana. Tanti uomini e donne di buona volontà, giovani, laici, sacerdoti e persone consacrate, sono fortemente impegnati a difendere e promuovere la vita. Grazie a loro anche quest’anno molte donne, seppur in condizioni disagiate, saranno messe in condizione di accogliere la vita che nasce, sconfiggendo la tentazione dell’aborto”.

Per un’azione feconda. I vescovi ringraziano “di cuore le famiglie, le parrocchie, gli istituti religiosi, i consultori d’ispirazione cristiana e tutte le associazioni che giorno dopo giorno si adoperano per sostenere la vita nascente, tendendo la mano a chi è in difficoltà e da solo non riuscirebbe a fare fronte agli impegni che essa comporta”. A giudizio dei presuli, “quest’azione di sostegno verso la vita che nasce, per essere davvero feconda, esige un contesto ecclesiale propizio, come pure interventi sociali e legislativi mirati. Occorre diffondere un nuovo umanesimo, educando ogni persona di buona volontà, e in particolare le giovani generazioni, a guardare alla vita come al dono più alto che Dio ha fatto all’umanità”. Nel testo della Cei viene poi citato un passaggio del messaggio del Papa per la XXVI Gmg 2011: “L’uomo è veramente creato per ciò che è grande, per l’infinito. Il desiderio della vita più grande è un segno del fatto che ci ha creati Lui, che portiamo la sua ‘impronta’. Dio è vita, e per questo ogni creatura tende alla vita; in modo unico e speciale la persona umana, fatta ad immagine di Dio, aspira all’amore, alla gioia e alla pace”.

Dono di sé. È proprio la bellezza e la forza dell’amore, chiariscono i vescovi, “a dare pienezza di senso alla vita e a tradursi in spirito di sacrificio, dedizione generosa e accompagnamento assiduo. Pensiamo con riconoscenza alle tante famiglie che accudiscono nelle loro case i familiari anziani e agli sposi che, talvolta anche in ristrettezze economiche, accolgono con slancio nuove creature. Guardiamo con affetto ai genitori che, con grande pazienza, accompagnano i figli adolescenti nella crescita umana e spirituale e li orientano con profonda tenerezza verso ciò che è giusto e buono”. Ai vescovi piace sottolineare “il contributo di quei nonni che, con abnegazione, si affiancano alle nuove generazioni educandole alla sapienza e aiutandole a discernere, alla luce della loro esperienza, ciò che conta davvero”. “Oltre le mura della propria casa – si legge nel messaggio –, molti giovani incontrano autentici maestri di vita: sono i sacerdoti che si spendono per le comunità loro affidate, esprimendo la paternità di Dio verso i piccoli e i poveri; sono gli insegnanti che, con passione e competenza, introducono al mistero della vita, facendo della scuola un’esperienza generativa e un luogo di vera educazione. Anche a loro diciamo grazie”. Ogni ambiente umano, animato da un’adeguata azione educativa, concludono i vescovi, “può divenire fecondo e far rifiorire la vita. È necessario, però, che l’anelito alla fraternità, posto nel profondo del cuore di ogni uomo, sia illuminato dalla consapevolezza della figliolanza e dalla gratitudine per un dono così grande, dando ali al desiderio di pienezza di senso dell’esistenza umana. Il nostro stile di vita, contraddistinto dall’impegno per il dono di sé, diventa così un inno di lode e ci rende seminatori di speranza in questi tempi difficili ed entusiasmanti”.

Sintesi a cura del SIR
www.agensir.it

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Modica. San Martino duemiladieci: la festa del dono

L’AVIS di Modica, la CASA DON PUGLISI, la CARITAS diocesana, il cantiere educativo CRISCI RANNI, il gruppo comunale della PROTEZIONE CIVILE, l’Associazione Volontari Città di Modica, le SENTINELLE, la MISERICORDIA, in collaborazione con il Comune di Modica e con l’apporto  dell’Istituto Principe Grimaldi – sezione Alberghiera, hanno organizzato la tradizionale festa di San Martino. Essa si svolgerà nell’area della Fontana che si sta valorizzando come spazio d’incontro per tutti incastonato tra gli antichi quartieri di Modica. Vorrà essere da quest’anno la festa del dono, occasione – nel riferimento alla leggenda del mantello donato che fa rinascere il sole – per presentare le realtà che a Modica operano concretamente per soccorrere, soprattutto nelle emergenze, e per offrire alla città tutta un’esperienza di convivialità e di festa che l’aiuti a riscoprirsi come una grande comunità.

Il programma prevede – giovedì 11 novembre nell’area attrezzata Padre Basile – alle 19 la Celebrazione Eucaristica. Alle 20,30 seguiranno: una breve presentazione delle realtà promotrici, con appositi spazi informativi; il “racconto di San Martino” preparato con i ragazzi del Cantiere educativo “Crisci ranni”; una serata di fraternità con i “lolli n’te favi”, il vino e le frittelle (offerte da alcune ditte locali) e realizzata grazie all’apporto dell’Istituto alberghiero; un intrattenimento musicale con il gruppo “Muorica mia”. Le famiglie e i cittadini tutti sono invitati a partecipare.

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La commemorazione dei defunti in Sicilia

La “festa dei morti” in Sicilia è una ricorrenza molto sentita, risalente al X secolo viene celebrata il 2 novembre, per commemorare i defunti. Si narra che anticamente nella notte tra l’1 ed il 2 novembre i defunti visitassero i cari ancora in vita portando ai bambini dei doni. Oggi questi doni vengono acquistati dai genitori e dai parenti nelle tradizionali “fiere”, che si svolgono in molte parti della Sicilia. Qui vi si trovano bancarelle di giocattoli e oggetti vari da donare ai bambini. Questi ultimi vengono poi nascosti in casa e trovati dai bambini, al mattino presto, con una sorta di caccia al tesoro.

Oltre a giocattoli di ogni sorta, esiste l’usanza di regalare scarpe nuove talvolta piene di dolcetti, come i particolari biscotti chiamati “crozzi ‘i mottu”, ossa di morto e la frutta secca, biscotti e cioccolatini, la frutta di martorana e i pupi di zucchero, generalmente accompagnati da ‘u cannistru’, un cesto ricolmo di frutta secca, altro che il dolcetto di Holloween. In alcune parti della sicilia viene preparata la muffoletta, “cunzata” la mattina del 2 Novembre, con olio sale pepe e origano. La giornata prosegue con la visita al cimitero dove riposano i loro defunti più vicini e più cari. In questi giorni e precisamente il 31 ottobre, vigilia della festa di Tutti i Santi, qualcuno celebra la festa di Halloween. Festa popolare di tipo pagano che a noi cristiani non ci interessa. Vi raccontiamo una bella esperinza di una parrocchia che si impegna a valorizzare le feste cristiane.

Nella parrocchia di San Luigi Gonzaga a Foggia, guidata da don Guglielmo Fichera, da alcuni anni nel pomeriggio del 31 ottobre, adulti e bambini, catechisti e genitori, hanno indossato abiti e portato simboli che ricordano il santo di cui portano il nome. La festa di “quelli vestiti come i santi” inizia con la processione animata con canti e preghiere che si snoda per le vie della parrocchia che attenzione non si chiama “processione di tutti i santi”, ma processione di “quelli vestiti come i santi”. Gli abiti per tale festa vengono realizzati in economia, con semplicità, in maniera artigianale, con pezzi di stoffa e accessori recuperati dalle cose e dai materiali che sono in casa o acquistati a poco prezzo al mercato. Povertà creativa, dunque, non spreco di denaro, perché bisogna testimoniare il Vangelo, non fare una sfilata di moda! Dopo la processione e dopo la Santa Messa, in chiesa viene esposto il Santissimo Sacramento e si prega in vario modo per lodare Dio e per riparare tutti i tipi di “brutture” operate nella notte dai “devoti di Halloween”. C’è poi la festa nei locali parrocchiali con tanti palloncini colorati, tante luci, tanti giochi, dolci e canti: è allora che grandi e piccoli si chiedono l’un l’altro: il simbolo che porti, che significato ha nella vita del santo di cui porti il nome? Insomma non più “dolcetto o scherzetto” ma “dimmi che santo sei”.

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Un patto sociale contro la crisi

A seguito del “Protocollo di intesa per le politiche sociali” firmato lo scorso luglio tra il Vescovo di Noto e Sindaci della diocesi, a Modica il prossimo 5 novembre – anniversario della morte di Giorgio La Pira – sarà firmato un accordo attuativo con cui si vorrà dare concretezza alla collaborazione attraverso la convergenza in un cammino formativo per gli operatori sociali, in una serie di progettualità (per il primo aiuto, per l’animazione di strada, per un lavoro di rete a favore di famiglie, bambini, anziani, disabili), in uno sforzo di una elaborazione culturale che aiuti a ripensare le nostre città (peraltro nel prossimo giugno Modica ospiterà il Coordinamento nazionale immigrati che diventerà un’occasione per ripensare la collocazione nel Mediterraneo del nostro territorio).
Diventa rilevante per questo lo sviluppo di una cittadinanza attiva che, per i cristiani, è una forma di testimonianza del Vangelo che ci impegna ad essere sale e lievito della terra, come ribadito nella recente Settimana sociale dei cattolici di Reggio Calabria. L’appuntamento è allora per venerdì 5 novembre alle ore 11 nell’aula consiliare del Comune. L’accordo sarà preceduto da alcuni interventi, ad iniziare da quelli del nostro Vescovo e del Sindaco della Città.
 
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