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Donnalucata. Inaugurato in parrocchia un presepe permanente

Nel giorno dell’Immacolata l’8 dicembre 2010 a conclusione della solenne eucarestia è stato inaugurato il presepe permanente, benedetto nella circostanza da don Rosario Sultana, attuale parroco della Parrocchia Santa Caterina da Siena di Donnalucata. Il presepe è stato realizzato nell’arco di un intero anno con grande maestria  e con una sinergia di artisti e volontari. Le statuette in terracotta sono state realizzate tutte a mano dal maestro Giuseppe Criscione, nato nel 1940 a Vallelunga Pratameno (Caltanisetta) da padre ragusano. Dopo spontanee esperienze di disegno e pittura si è dedicato prevalentemente alla scultura, in particolare statuine del presepio, pezzi unici modellati nell’argilla con stile personalissimo. Vive e lavora a Ragusa. Criscione è un artista locale ma di fama internazionale i suoi lavori sono esposti in molte collezioni pubbliche e private. Le sue opere sono state apprezzate da grandi artisti come Gregorio Sciltian, Emilio Greco e Carmelo Cappello.

La scenografia è stata pensata e messa in opera da Gino Savarino un parrocchiano amante dell’arte e del bello. Le statuette sono state donate dalla famiglia Voi di Donnalucata. Il presepe può essere visitato tutti i giorni negli orari di apertura della chiesa. Vale la pena venirlo a visitare al fine di apprezzare i dettagli artistici e le verità di fede espresse nell’opera del presepe.

Giuseppe Criscione è un ceramista di grande abilità, erede ideale della tradizione calatina dei Bongiovanni – Vaccaro, una tradizione che è stata determinante a dare un volto, a fissare nella memoria la civiltà contadina iblea e siciliana. Quando i Bongiovanni – Vaccaro cominciarono, nell’Ottocento, ancora la fotografia faceva i primi vagiti, mentre la pittura e la scultura raccontavano con veli neoclassici e romantici. Saranno gli scrittori a narrarci di quel mondo e quasi contemporaneamente i primi fotografi. Quelle opere di Bongiovanni – Vaccaro saranno documenti significativi nel dire di una vita contadina e di una devozione religiosa.

Nel Novecento si continuò per questa strada e Criscione ha voluto prendere il testimone per rimodellare quelle immagini, cui ha fatto riferimento, al contempo inventando un suo linguaggio, un suo stile riconoscibile nella esemplificazione e nella essenzializzazione dei tratti realistici dei vari soggetti, in una cromia inedita nelle campiture degli abiti, raccontando non solo il mondo contadino scomparso ma anche la vita della povera gente della nostra contemporaneità.

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Anticipazione e partecipazione alla prima lettera pastorale del Vescovo

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Dopo le tre “Lettere ai Presbiteri” – volte a sorreggere la spiritualità di comunione nel presbiterio e dal presbiterio nella vita diocesana, incoraggiandone “forme concrete” -, è mia intenzione – afferma il Vescovo Staglianò – scrivere una prima Lettera Pastorale alla nostra Chiesa locale  sull’amore e la misericordia di Dio. Il. Vescovo precisa che non desidera tanto elaborare una specie di “trattatello dottrinale” sulla misericordia di Dio. A cosa servirebbe? Abbiamo già tanti scritti e documenti significativi sul tema. Mons. Staglianò ha invece in animo di pensare con la gente e per la gente sulla forza pratica della misericordia di Dio, sulla sua carica di rinnovamento e di conversione per le comunità cristiane. Anche per questa via aiuteremo il processo pastorale che le identifica oramai, con quest’anno, in “comunità di parrocchie”.

Scrivere la Lettera pastorale coinvolgendo il popolo di Dio

Ci penso – scrive il Vescovo – da quasi un anno e precisamente dalla fine della mia visita ai vicariati, dopo il mio ingresso in Diocesi. Mi ha trattenuto solamente il pensiero di un rischio non insolito ai tempi di oggi, nei quali – come annota qualche sottile osservatore – si è passati “dal discorso della montagna, alla montagna dei discorsi”: quello che la Lettera pastorale possa restare un “pio esercizio letterario del vescovo” senza nessuna incidenza nella vita delle comunità e nel cammino pastorale ordinario dei credenti. In realtà la Lettera pastorale del vescovo è un atto di magistero oltremodo significativo per una Chiesa locale che non può non “dar frutto” nel rinnovamento e nella progettualità pastorale. Pertanto il Vescovo si chiede: che fare, allora, per evitare questo rischio mortificante?
Ho immaginato – dice il Vescovo – di chiedere l’aiuto di tutti, come si dice ab ovo. In fondo il vescovo ha il compito di portare a sintesi quanto lo Spirito suggerisce alla Chiesa, al popolo santo di Dio, nella porzione di gregge affidatogli. Ecco dunque il perché di questa breve traccia (che alleghiamo a questa notizia): organizzare l’aiuto che tutto il popolo di Dio a cominciare dai presbiteri può dare.

La misericordia non è “un sentimento o una emozione” (bando perciò ad ogni psicologismo), ma è l’atto stesso con cui Dio sempre si pone di fronte alla realtà che non è Lui stesso, la sua creazione, le sue creature. Alleghiamo un questionario, da sottoporre all’attenzione del Presbiterio, del Consiglio Pastorale Diocesano e dei Consigli Pastorali Parrocchiali. 

Il Vescovo chiede in particolare ai presbiteri di personalizzarlo, rendendolo eventualmente anche più concreto, per riferimento alla loro conoscenza specifico del territorio e della vita quotidiana dei cristiani nelle loro comunità parrocchiali.
Mi aspetto, dunque,- scrive Mons. Staglianò – una ampia e puntuale consultazione e un serio discernimento pastorale nell’interpretare il mistero della misericordia di Dio, di quest’atto benedicente che prelude alla composizione di un’umanità nella quale possa splendere la bellezza della creazione. Quest’ultima infatti custodisce nel suo intimo quell’alito di vita (Gen 1,30: nefesh hayyah) che non soltanto è il segno visibile della sollecitudine di Dio, ma è anche l’ambito in cui quest’azione misericordiosa si rinnova nella contemplazione del cielo e della terra sempre nuovi «perché le cose di prima sono passate [ … ] Ecco io faccio nuove tutte le cose» (Ap 21,4 5).
Confidiamo nella vostra accoglienza e collaborazione, perché la Lettera pastorale possa essere espressione di un sentire comune di una Chiesa che, nel conformarsi a Dio misericordioso, dà testimonianza di autentica conversione.

A tal fine è importante attivare il processo di consultazione e di discernimento popolare previsto per la stesura della Lettera pastorale sulla misericordia di Dio, responsabilizzando gli snodi della cinghia di trasmissione che deve far arrivare nelle mani del Vescovo gli esiti ottenuti dalla divulgazione dei questionari nei nostri vicariati.
I Consigli Pastorali Parrocchiali, convocati ad hoc, dopo aver personalizzato e reso il questionario più aderente alle concrete realtà comunitarie e territoriali, sceglieranno il metodo di consultazione e di lavoro (trattarlo all’interno del CPP stesso; diffondere il questionario e ritirarlo durante le celebrazioni eucaristiche di una domenica prestabilita; confronto a gruppi, sondaggi, etc. etc.). Dopo la consultazione lo stesso CPP procederà alla stesura della sintesi parrocchiale che verrà fatta pervenire al Coordinamento Vicariale per la redazione del sunto vicariale entro il 22 gennaio 2011. Ogni coordinamento vicariale si premurerà di far arrivare entro il 14 febbraio 2011 la sintesi del vicariato in Curia al Vicario episcopale per la pastorale, don Rosario Gisana.

Il questionario va restituito compilato in Curia via Fax. 0931-573310 o all’Ufficio Comunicazioni Sociali attraverso la mail
 comunicazionisociali@diocesinoto.it

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Messaggio del Vescovo per l’Avvento 2010

Comunicato Stampa>>

Il Vescovo di Noto Mons. Antonio Staglianò oggi rende noto il suo messaggio per il tempo liturgico dell’Avvento per aiutare tutti i fedeli nel prepararsi al Santo Natale.
 Il tempo di Avvento è per i cristiani un “tempo liturgico” importante – scrive il Vescovo di Noto – per chi vuole prepararsi al Natale, cioè alla memoria della venuta nella carne del Figlio di Dio, il piccolo di Betlehem che è una “buona notizia” di speranza, di pace e di amore per tutta l’umanità, per ogni uomo “di buona volontà”. L’Avvento – secondo il prelato – diventa perciò, per i credenti, l’attesa instancabile di Dio che scende in mezzo a noi e rinnova tutte le cose nella venuta del Messia, figlio di Dio nella carne umana, atteso per lunghi secoli e nato nella povertà di Betlemme.

L’Avvento è l’attesa come dimensione fondante del nostro vivere. Noi tutti attendiamo l’orario di lavoro, l’ora di pranzo, attendiamo il 18° compleanno dei nostri figli, attendiamo l’avanzamento di carriera. Va bene, è tutto legittimo. Ma non basta per colmare il senso vero dell’attesa umana: i credenti devono attendere, nella concretezza della preghiera e di piccoli gesti quotidiani di carità, il giorno ultimo in cui il Figlio dell’Uomo ritornerà, consapevoli che l’avvento di Cristo nella storia – e, in modo particolare, nella nostra vita -, non è prevedibile. L’attesa cristiana – continua Mons. Staglianò – non si configura come deresponsabilizzazione; anzi essa chiede di porre segni concreti di speranza, di assumere le ansie degli uomini e delle donne del nostro tempo, le esigenze più profonde delle nostre città.

Il Vescovo di Noto elenca alcune iniziative di solidarietà della diocesi  che nascono proprio dal desiderio di voler sostenere le attese più vere della nostra gente, a partire dai più deboli: la denunzia dell’emergenza sanitaria sollevata dalla questione degli ospedali di Noto-Avola, la firma di un patto sociale con i Comuni del territorio per il superamento della grave crisi sociale che vivono, la vicinanza espressa ai piccoli commercianti e artigiani che a Modica, e non solo,  vivono schiacciati dal peso dei debiti di natura fiscale.
Il Signore sta alla porta e bussa continuamente, perché al di là delle cose materiali, della bramosia del potere, dei soldi e del piacere, ognuno di noi – afferma il Vescovo – lo faccia entrare nel suo cuore, appagando finalmente il bisogno di un Oltre a cui spesso non sappiamo dare un nome, ma che ci rende sempre inquieti: desiderio di infinito, desiderio di Dio che nulla può tacitare, tanto meno i surrogati che la società offre a buon mercato.

L’Avvento – scrive il vescovo – c’impone un cambiamento, in quanto l’ascolto della sua Parola non può lasciare indifferenti né tantomeno inoperosi. Dirsi cristiani è ben poca cosa: occorre esserlo e dimostrarlo nella vita concreta. Dobbiamo sentirci ospiti e pellegrini di questo mondo, rinunciando alle tentazioni di sentirci arrivati e appagati.  Dobbiamo credere che Gesù sia ancora, ogni giorno, in mezzo a noi, che siano gli uomini a renderlo vivo con le loro azioni e con le loro decisioni  e che nello scenario di questo mondo, tanto seducente quanto effimero, passi tutto velocemente, tranne l’Amore di Dio.

A conclusione l’Avvento invoca per tutti un coraggio nuovo: nessuno deve avvilire la speranza che ogni giorno porti una nuova rivelazione della nostra irripetibile bellezza e della bellezza incommensurabile di ogni anima. Preghiamo intensamente dunque, in tempo di Avvento. Preghiamo tutti!

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Butembo. Mons. Sikuli denuncia le violenze sulla popolazione

Martedì 23 novembre, il vescovo mons. Sikuli Melchisedech alle ore 12 ha convocato una conferenza stampa in vescovado, per leggere un messaggio in lingua francese. Erano presenti 14 giornalisti delle varie radio locali e dell’unico giornale locale, Lescoulisses, c’erano anche due rappresentanti dell’ONU.
Le parole di Mons. Sikuli sono di denuncia franca e coraggiosa. Parla dei «rapimenti, sparizioni di persone, assassinii, razzie sulle strade Beni-Kasindi, Butembo-Kauruma-Kasindi, Butembo-Goma, Butembo-Manguredjipa». Richiama i nomi di vittime rappresentative di scolari, giovani, padri e madri di famiglia, intellettuali, commercianti. Ricorda che dal mese di luglio al mese di ottobre 2010, nella sola zona di Mbau-Oicha-Eringeti, si sono registrati 32 omicidi e 31 rapimenti. Richiama, infine, anche l’assassinio di padre Bakulene e dei 9 passeggeri del bus sulla strada per Goma.
Dopo aver esposto quadro delittuoso, mons. Sikuli denuncia, senza mezzi termini, le colpe del “potere centrale”, dei “politici eletti nel territorio di Beni e Lubero”, della “MONUSCO” (caschi blu dell’ONU), dei “capi tribù del territorio di Beni e Lubero”, dell’esercito e della polizia nazionale.
Al potere centrale, il vescovo rinfaccia una indifferenza che «rischia di essere interpretata dalle popolazioni vittime e martiri come una complicità», e una irresponsabilità politica che diventa prova del «tentativo di fare accreditare un’ideologia genocidiaria».
Durissime le parole rivolte a senatori, deputati nazionali e provinciali: «Il vostro silenzio è colpevole. Voi assomigliate a pastori che vedono sgozzare con indifferenza le pecore del loro gregge. La popolazione vi chiederà conto in breve tempo. Che bilancio darete della vostra legislatura? Si possono realizzare opere magnifiche per un popolo mandato nelle tombe e nei cimiteri?».
E non meno dura è la denuncia della MONUSCO che «assiste con impotenza e passività al peggioramento delle condizioni di sicurezza a Est della Repubblica Democratica del Congo. Per esempio, in occasione dell’assassinio di padre Bakulene, la MONUSCO pur sollecitata, è rimasta passiva e non è intervenuta».
Mons. Sikuli richiama anche i capi tribù alle loro responsabilità sul problema della spartizione della terra che è causa di conflitti e delitti in continuazione: «Voi assumete una grande responsabilità nella gestione della terra che è fortemente bramata. Se essa è mal gestita, può divenire causa di conflitto. Così noi invitiamo a una gestione saggia della terra che, lungi dall’essere di proprietà personale, è di proprietà comunitaria».
Coraggiosa è anche la denuncia dei militari, i protagonisti ultimi di una violenza che, come si è visto, ha origini remote: «La vostra missione è di assicurare la sicurezza delle persone e dei loro beni … Stranamente, si constata che voi rapinate, violentate e uccidete gli innocenti. Ricordate l’esortazione di Giovanni Battista ai soldati che venivano a farsi battezzare da lui e che gli chiedevano: “E noi, cosa dobbiamo fare?”. Egli rispondeva loro: “Non commettete estorsione o frode verso nessuno, e contentatevi della vostra paga” (Lc 3,14). Dio rivolge a voi questa parola rivolta a Caino : “A ciascuno, chiederò conto della vita di suo fratello” (Gn 9,5) ».
Infine, il vescovo di Butembo Beni esorta tutti gli operatori pastorali a «contribuire alla formazione della popolazione, a comprendere la posta in gioco della democrazia, in particolare durante le elezioni politiche, affinché ogni elettore sia meglio informato sul profilo dei candidati».
Ai fedeli e a tutti gli uomini di buona volontà è rivolta in ultimo l’esortazione a «denunciare i malfattori» e a evitare la complicità con i sicari che uccidono una persona anche al «vile prezzo di 5 dollari».
La parola di speranza con cui mons. Sikuli chiude il suo messaggio è quella di Gesù nel vangelo: «Coraggio, io ho vinto il mondo» (Gv 16,33).

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Palermo. Alla CeSi un convegno regionale Migrantes

Oggi, mercoledì  24, fino al 26 Novembre p.v., nell’Istituto Cristo Re di Messina, avrà luogo il Convegno Regionale, organizzato dall’Ufficio regionale per le Migrazioni della Conferenza Episcopale Siciliana, sul tema “La mobilità umana: priorità pastorale?”.
  Il Convegno, che avrà inizio alle 15, si svilupperà attorno a tre momenti fondamentali: la mobilità umana e le Chiese di Sicilia, la mobilità umana e il quadro di riferimento giuridico, socio-politico e mediatico; la mobilità umana e la scelta pastorale delle nostre Chiese.
Ai lavori, ai quali sarà presente mons. Calogero La Piana, arcivescovo di Messina, delegato C.E.Si. per le Migrazioni e membro della Commissione Episcopale per le Migrazioni della CEI, interverranno:
– Diac. Santino Tornesi, Direttore dell’Ufficio regionale per le Migrazioni della C.E.Si.
– Mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes;
– Prof. Luigi D’Andrea, della Facolta di Giurisprudenza dell’Università di Messina
– Prof. Fulvio Vassallo Paleologo, della Facolta di Giurisprudenza dell’Università di Messina;
– On. Jaen – Léonard Touadi, della Camera del Deputati del Parlamento Italiano;
– Dott. Alberto Colaiacomo, dell’Ufficio stampa della Caritas di Roma;
Venerdì 26 Novembre, alle 9,30, nell’Auditorium “Mons. Fasola”, a Messina, a chiusura del Convegno, è prevista la presentazione del Dossier Statistico Immigrazione 2010, curata dall’Ufficio diocesano Migrantes e dalla Caritas diocesana e realizzata grazie alla compartecipazione dell’Assessorato alle Politiche di Integrazione del Comune di Messina.

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Roma. Seminario Nazionale per le diocesi in rete

Da oggi fino al 24 novembre a Roma si tiene un Seminario, promosso dall’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali e del Servizio Informatico della Cei, che intende proseguire il cammino di riflessione intrapreso con il Convegno nazionale Chiesa in rete 2.0 (Roma, 19-20 gennaio 2009) e culminato nel Convegno nazionale
Testimoni digitali. Volti e linguaggi nell’era crossmediale (Roma, 22-24 aprile 2010).
 
Scrive il Papa nel Messaggio in occasione della 44ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali: “Ci è richiesta la capacità di essere presenti nel mondo digitale nella costante fedeltà al messaggio evangelico, per esercitare il proprio ruolo di animatori di comunità che si esprimono ormai, sempre più spesso, attraverso le tante “voci” scaturite dal mondo digitale, ed annunciare il Vangelo avvalendosi, accanto agli strumenti tradizionali, dell’apporto di quella nuova generazione di audiovisivi (foto, video, animazioni, blog, siti web), che rappresentano inedite occasioni di dialogo e utili mezzi anche per l’evangelizzazione e la catechesi”.
 
L’esortazione di Benedetto XVI induce quanti operano nel mondo delle comunicazioni sociali e dell’informatica nelle diocesi e nelle parrocchie italiane a ripensare le dinamiche comunicative valorizzando il web quale luogo che “possa fare spazio – come il «cortile dei gentili» del tempio di Gerusalemme – anche a coloro per i quali Dio è ancora sconosciuto”. I principali d
estinatari sono i Direttori UCS diocesani; i Responsabili Informatici diocesani e lo Staff web dei siti diocesani. Dalla diocesi di Noto si sono recati a Roma per partecipare a questo importante convegno il direttore UCS don Rosario Sultana e un suo collaboratore di curia Paolo Manenti che avranno cura di aggiornare tutti in tempo reale sul convegno nazionale.

Altre info su www.diocesinrete.it

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Proposte per l’avvento a partire dal gemellaggio con l’Abruzzo

Vivremo l’Avvento 2010 portando nel cuore la consapevolezza – ravvivata nel nostro Convegno diocesano di inizio anno e dal documento dei vescovi italiani per i prossimi dieci anni sulla sfida educativa – che Dio è il nostro primo educatore. La prima scuola resta la liturgia unita alla lectio divina, ma ci sono anche le sollecitazioni ricevute negli incontri unitari con don Nisi Candido e in esperienze che dilatano il cuore – come i gemellaggi con l’Africa e con l’Abruzzo. Vengono allora offerte a tutti nel sussidio per l’Avvento 2010 in modo particolare le perle preziose raccolte nel rapporto di fraternità avviato con la comunità di Paganica (L’Aquila) attraverso le visite reciproche. Come nei racconti evangelici anche in questo sussidio si parte da volti precisi e particolari, per ricevere però messaggi universali che potremo riportare nella vita delle nostre comunità come un’ispirazione, e così costruire il percorso di Avvento. Sono riportati alcuni testi per un discernimento della vita e della storia, delle tracce per la preghiera (per l’adorazione eucaristica, per la liturgia penitenziale, per la veglia di Natale), delle proposte d’impegno (la visita e la mappatura dei bisogni, anche come esperienza educativa; il presepe a tappe con i bambini; le indicazioni per la colletta dell’Avvento di fraternità). Come scrive il nostro Vescovo nella prefazione, «dal “basso della terra” (da questo lembo di Sud d’Italia, posto sul Mar Mediterraneo, che si incontra con le terre ferite dal terremoto e delle vite terremotate dei poveri, dei migranti, del Sud della terra, a iniziare dalla diocesi gemella di Butembo-Beni) vogliamo rinnovare il canto di gloria a Dio che tutti gli uomini ama, cantato dagli angeli a Betlemme e ogni Natale posto nel nostro cuore nella misura in cui ci apriamo e innamoriamo di questo mistero d’amore». Quanto alla colletta di Avvento, quest’anno sarà destinata ad un bisogno urgente, concreto, situato nelle nostre relazioni con la comunità di Paganica: essa solo ora sta riprendendo lentamente una vita comunitaria più serena, avendo però bisogno del sostegno dei fratelli. La CEI ha ultimato i lavori per un Centro pastorale comunitario, ma ora occorre l’arredamento delle aule catechistiche e della sala di comunità. Complessivamente servono 20 mila euro, e serve per noi la capacità di ricordarci che ogni colletta non è un’elemosina ma un gesto santo che deve avere misura evangelica. Peraltro il desiderio della comunità di Paganica è di trovare in seguito forme reciproche di aiuto, e questo dice l’esemplarità di una comunità che nel passato ha tanto aiutato altri, in varie zone dell’America Latina come in progetti di recupero dei ragazzi di strada nell’Est europeo. C’è poi la fraternità delle Clarisse tornata, malgrado tante proposte diverse, a Paganica in un prefabbricato, per restare in mezzo alla fatica della gente dopo essere stata come tutti colpita direttamente con la morte della madre e la distruzione del convento. Anche in questo caso possiamo farci strumento della Provvidenza… La carità dirà la verità del nostro Natale, non solo nel dare, ma anche e anzitutto nel ricevere la misura di una vita essenziale, per questo generosa.
 
Copie del sussidio si possono trovare nelle librerie cattoliche di Noto e Modica. Si allega testo in pdf per poterne riprodurre parti utili per momenti di preghiera, di riflessione, di impegno.
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La storia dalla parte delle vittime

La parola del nostro Vescovo, Mons. Antonio Staglianò, ha aperto la XXXIX Settimana Teologica di Modica in una Domus S. Petri che ha registrato anche quest’anno una vasta e qualificata partecipazione. Si tratta, vale la pena sottolinearlo, di un appuntamento che – dal Concilio ad oggi – permette alla Chiesa netina e alla città di Modica il respiro di una forte ricerca di senso della vita e della storia, senza la quale tutto rischia di appiattirsi e di omologarsi alla mentalità dominante. “La teologia serve!”, ha detto con forte convinzione il Vescovo, ricordando che quella sala era stata il primo luogo della sua conoscenza della diocesi quando era venuto nel 2000 come teologo. La teologia serve per una fede adulta, e per questo pensata, e serve per la vita, per
leggerla in profondità. Come si è potuto verificare nello svolgimento delle tre sere. Durante la prima sera, don Corrado Lorefice (sostituendo Massimo Toschi, che non era potuto arrivare in tempo per lo spostamento dell’aereo in tarda serata), ha ripreso la lezione conciliare della Chiesa povera e dei poveri, chiarendo come l’eucaristia è fonte di rinnovamento anche politico per la forza che immette nella storia e come la “questione dei poveri” non è anzitutto una questione etica, legata a cosa fare, ma ontologica e teologica, legata a chi siamo come uomini e come cristiani. Con i poveri impariamo a rifiutare gli idoli del benessere e ritroviamo il valore della relazione, ad iniziare dalla relazione con Dio. Per questo la consapevolezza, per la prima volta esplicitata da papa Giovanni, di una Chiesa che sia anzitutto “povera e dei poveri”, e non solo “per” i poveri, richiede un “accrescimento attuativo”. Come quello del Sinodo diocesano netino, ripreso la seconda sera da Massimo Toschi come un evento di grazia per la Chiesa di Noto, che si è messa così in sintonia con lo stile stesso di Gesù. Una sintonia che colloca sulla linea della profezia, legata anzitutto alle vittime della storia, il cui sangue è più eloquente delle parole e ci invita ancora oggi ad essere accanto per scoprire cosa Dio ha da dirci. Come è potuto essere accanto lui Massimo Toschi, poliomielitico in carrozzella, partendo dai bambini, dalle vittime più innocenti, e potendo arrivare – con la sola forza della fede – a far curare dai medici ebrei i bambini palestinesi, innestando un meccanismo di riconciliazione. Che poi ha anche risvolti politici di grande respiro, come nel caso del Sud Africa che si è liberata dall’apartheid grazia alla capacità di Nelson Mandela e del Vescovo anglicano Desmond Tutu di aiutare a coniugare spiritualità e cittadinanza. Così il Vangelo viene proclamato nel suo modo più proprio: “dalla croce”, in cui continua a soffrire l’innocente, offrendo un messaggio che è “per tutti”, e in primo luogo per le vittime, ma anche per i carnefici chiamati a pentirsi e a ritrovare, nella richiesta di perdono, relazioni nuove. Quando poi la profezia prende corpo in figure esemplari come don Giuseppe Dossetti, Giorgio La Pira, don Lorenzo Milani, allora riceviamo parole che rinnovano la storia. Pensiamo al ruolo di Dossetti nella Costituente e al Concilio, ma anche come politico e come monaco. Pensiamo a La Pira che ha forgiato Firenze come città della pace, lui che veniva dal Sud. Pensiamo a don Milani che, da un luogo isolato e poverissimo come Barbiana, ha saputo dire la parola più seria sulla scuola che sia stata finora detta. E lui l’ha detto con la vita, contro ogni intellettualismo, preoccupato solo di dare la parola agli ultimi perché potessero riscoprire la loro dignità e chiarendo che il “fine vero della scuola è l’amore per il prossimo”! Anche in questo caso, Massimo Toschi ha invitato anzitutto a cogliere il segreto della profezia, ciò che l’ha reso possibile e che la rende possibile e doverosa anche per noi: una robusta vita interiore, una preghiera autentica che permette all’impossibile di diventare possibile. Certo, questo può farlo solo Dio, ma in Lui siamo chiamati a farlo anche noi, accettando di pagare per questo un prezzo. “Quando la grazia è data, è comunque data per intero e non va seppellita!”. Le parole provenivano da uno che in sedia a rotelle è stato più di quaranta volte nel mezzo di guerre e di ingiustizie per favorire processi di riconciliazione; le parole venivano dette con un racconto di sé che arrivava alla confidenza della persuasione che il suo prezzo alto pagato era stato la morte della moglie come era stata per Abramo, dopo la riconsegna di Isacco, la morte di Sara. Una Settimana teologica particolare quella di quest’anno, che ha lasciato nella diocesi e nella città un messaggio forte che invita all’autenticità e ad una speranza operosa e coraggiosa, speriamo anche contagiosa, senz’altro fonte di una vita bella.

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