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16 Gennaio Convegno diocesano delle famiglie

Il 16 Gennaio a Rosolini presso l’oratorio S. Domenico Savio, l’Ufficio diocesano per la pastorale familiare organizza un importante convegno sul tema della famiglia dal titolo: “Famiglia cristiana, vivi e trasmetti il vangelo?”. Il tema del Convegno vuole affrontare la realtà complessa delle famiglie di oggi, si cercherà insieme di rispondere ad un grosso e provocatorio interrogativo, oggi le nostre famiglie sono capaci di vivere, testimoniare e trasmettere il vangelo all’interno della famiglia stessa, considerata da più parti piccola chiesa domestica? Il direttore dell’Ufficio diocesano don Luigi Vizzini, dopo il momento della preghiera, introdurrà alle ore 10,15  il tema che tratterà il prof. Gioacchino Lavanco, docente in piscologia della comunicazione all’Università di Palermo. Per tutta la mattinata viene garantito alle famiglie che hanno bambini il servizio baby sitter.

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Notizie di fine anno da Butembo-Beni

Alcune notizie ci giungono dal Congo grazie a don Salvatore Cerruto che ci racconta come si è concluso il 2010 a Butembo-Beni. 

La questione sulla sicurezza rimane prioritaria nella diocesi di Butembo Beni, e i fatti di violenza perpetrati da gruppi armati continuano giorno dopo giorno. Non si tratta solo della violenza di un gruppo armato sulla popolazione civile inerme, ma della violenza che il più forte usa nei confronti di un altro che, anche se armato, risulta meno forte. E’ il caso dell’attacco che il gruppo di ribelli della PARECO – un gruppo armato che rifiuta l’integrazione nell’esercito governativo – ha sferrato nei confronti della Polizia Nazionale Congolese. Il fatto si è verificato nella notte del 23 dicembre nel villaggio di Kirikiri, a circa dieci kilometri dalla parrocchia gemella di Kipese. I guerriglieri della PARECO hanno colto di sorpresa la Polizia e si sono impadroniti di tutte le sue armi. Prima di allontanarsi dal villaggio, per dare ulteriore dimostrazione di forza, hanno massacrato di botte il Capo villaggio, che versa ora in condizioni gravi all’ospedale di Kiondo.

Il 23 dicembre, presso il Collegio San Pio X di Kambali, ha avuto luogo un giorno di ritiro spirituale degli addetti ai mass media, in preparazione al Natale. I giovani giornalisti di Radio Moto (il più anziano ha meno di trent’anni), formati con zelo dai Padri Assunzionisti, si sono ritrovati in ascolto della Parola di Dio per trovare coraggio e conforto. In loro sono riposte molte speranze della chiesa locale, perché attraverso un lavoro costante di informazione e formazione, le coscienze dei fedeli possano essere incoraggiate ed edificate nel bene comune e nella fede.

Il sindaco di Butembo ha lanciato un allarme che dà ulteriore prova di come i problemi in Congo siano diametralmente opposti a quelli d’Europa. In Europa il mercato della carne è saturo, a motivo dell’eccedenza dell’offerta sulla domanda. Gli allevatori vedono crollare i prezzi della carne, per cui non riescono a sostenere i costi di produzione. A Butembo, invece, il Sindaco ha lanciato un appello agli allevatori per aumentare la produzione della carne che è insufficiente rispetto ai fabbisogni della popolazione locale. Inoltre, arriva notizia preoccupante che anche in Uganda – che da sempre ha approvvigionato l’est Congo – è in calo la produzione di carne. Secondo le stime fornite dal responsabile del macello comunale di Butembo, in preparazione al Natale sono stati abbattuti 270 bovini, a fronte di una popolazione di più di 700.000 abitanti.

Capita spesso che qualche ospite venuto dall’Italia, dotato di un certo spirito d’eclettismo, chieda notizie a Butembo della cosiddetta medicina tradizionale, mostrando un interesse che denota allo stesso tempo una certa fiducia nei confronti della medicina occidentale. Certamente, sono molte le proprietà benefiche della medicina tradizionale a base di erbe, misture, intrugli e decotti, ma occorre ricordare che dopo il peccato originale non esiste più un paradiso terrestre allo stato puro, neanche tra le erbe della foresta di Butembo Beni. Ed è così, purtroppo, che bisogna registrare la morte di tre fratellini a causa della medicina tradizionale con la quale si cercava di curare una sintomatologia tifoidea. La tragedia si è consumata martedì 28 dicembre, a Butembo nella parrocchia di Kitatumba (molti ospiti venuti dall’Italia la ricordano, in quanto è la parrocchia dove si svolgono le ordinazioni sacerdotali che vengono celebrate di solito quando arrivano i fratelli gemelli di Noto).

La notte del 27 dicembre, a Butembo nel quartiere di Matembe, si è consumato l’ennesimo assassinio a mano armata ad opera di due sicari. La vittima, un onesto padre famiglia, si aggiunge alla lista dei 14 omicidi a mano armata che si sono verificati al centro della città dal  mese  di giugno ad oggi. I due sicari di cui sopra, prima di allontanarsi dal luogo del delitto, hanno accoltellato gravemente un altro uomo e saccheggiato quattro case. Gli abitanti del quartiere si sono recati in protesta dal sindaco che, come al solito, ha assicurato che giustizia sarà fatta.

Dal 27 al 29 dicembre, presso il Centro Catechesi di Butembo, ha avuto luogo l’Assemblea Generale dell’Unione dei Giovani Cattolici (UJC) della diocesi di Butembo Beni. I giovani sono venuti in rappresentanza delle 47 parrocchie e delle numerose associazioni cattoliche. L’Assemblea Generale ha esaminato il lavoro svolto dalle nove commissioni che si occupano della pastorale giovanile (commissioni per la catechesi, liturgia, lavoro, sviluppo, comunicazioni sociali, sicurezza, ambiente, giustizia e pace, protocollo) ed ha tracciato le linee di programmazione per il prossimo anno, durante il quale si spera di poter organizzare il Convegno interdiocesano su “Nuova etica mondiale”. Tale convegno, che prevede la partecipazione di 5.000 giovani  di sei diocesi, non si è potuto svolgere l’anno scorso per motivi di sicurezza.
L’Assemblea dei giovani ha accolto con un grande applauso la notizia dell’arrivo del giovane scout avolese Corrado Rizza, che farà un’esperienza di pastorale giovanile, per un periodo di tre mesi, operando nelle parrocchie di Tamende (Beni), Bingo e Lukanga.

Un tocco particolarmente commovente di preparazione al Natale è stato dato dagli alunni delle scuole materne di Butembo che si sono recati a rendere visita al vescovo mons. Sikuli Melchisedech. I bambini, accompagnati da genitori, suore e insegnanti hanno voluto esprimere solidarietà e fiducia al vescovo – nella persona del quale vedono l’ultimo baluardo di difesa contro oppressioni e ingiustizie – portando tutti in testa una “mitria” di carta …  Segno di un popolo che, in virtù del battesimo, vuole riscoprirsi e attestarsi come “popolo di sacerdoti” che non si stanca di lottare in nome del Signore suo Dio.

Sempre a proposito di scuole, segnaliamo che prima delle vacanze di Natale, gli insegnanti delle scuole primarie e secondarie della Provincia Scolastica Nord Kivu II (territorio in cui ricade la diocesi di Butembo Beni), dopo tre settimane di sciopero, hanno ripreso l’insegnamento. La protesta era contro il mancato pagamento dello stipendio (che va da 30 a 50 dollari al mese) che perdura da parecchi mesi. Le autorità di Kinshasa assicurano che i fondi vengono regolarmente erogati ed il problema è che si perdono per strada prima di arrivare agli insegnanti. E’ da dire che a Butembo, nel corso dello sciopero, si è organizzata una marcia di protesta che è sfociata nello scontro con la polizia.

Ed a proposito di bambini segnaliamo anche il fatto che a Butembo è stato costituito il Parlamento dei Bambini che, durante le vacanze di Natale, ha organizzato anche una conferenza per intrattenere meglio i bambini durante il riposo dallo studio. Il tema della conferenza si è articolato su diritti e doveri del fanciullo, e sulla partecipazione dei bambini alla costruzione della “sicurezza” nel Paese. Il Parlamento dei Bambini si è recato in visita dal sindaco di Butembo che ha promesso la costruzione di una sede per il Parlamento stesso. L’Unicef si è dichiarato disponibile a costruire la sede a condizione che la città metta a disposizione il terreno.

Per Natale, il vescovo di Butembo Beni mons. Sikuli Melchisedech si è recato nella lontana diocesi di Kasongo, di cui è Amministratore apostolico da più di un anno. La diocesi di Kasongo è particolarmente problematica in quanto in Congo, dove la religione cattolica è professata in larga maggioranza, rappresenta l’unica diocesi con preponderanza di musulmani (circa il 70% della popolazione). Auguriamo un coraggioso e fecondo lavoro di apostolato a mons. Sikuli, che gode solo della collaborazione di una cinquantina di preti.

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Tra le macerie, germogli di straordinaria bellezza

Non si poteva non andare a Paganica prima di Natale. Non si possono, infatti, coltivare a distanza i rapporti. Non basta un passo, occorre un cammino. Così in tre siamo andati, sentendoci espressione di una Chiesa che cerca da tempo di ritrovare Gesù lungo le strade della vita e lasciare che Lui ci educhi. Passando dalla Sicilia alle montagne dell’Abruzzo la temperatura era fredda, molto più fredda della nostra, ma era più forte il calore di un’accoglienza straordinaria. Siamo stati accolti a mensa – che una sera diventava la polenta condivisa alla stessa tavola, ma che sempre era intessuta di tanta coralità e squisito affetto -; siamo stati accolti nelle case costruite o riadattate nelle parti meno pericolose da parte di chi non ha voluto perdere le radici: spesso piccole negli spazi, ma molto ampie nell’ospitalità del cuore, cuore attento a noi ospiti come a chi vive situazioni insostenibili perché costretto a convivenze forzate nelle uniformi e anguste abitazioni del Progetto Case, volute dal governo e dalla Protezione civile senza alcun ascolto della gente: case contigue, senza alcuna intimità, senza alcun servizio, senza alcuno spazio di incontro. Piano piano ti accorgi che non c’è ricostruzione, che ci sono stati – oltre i 300 morti del 6 aprile, dovuti più che al terremoto all’incuria umana – altri 1700 morti per malattie a causa della vita disagiata del dopo terremoto; ti accorgi che quanti, dopo aver perso spesso tutti i risparmi di una vita con cui avevano costruito case per sé e i figli e che ora hanno ricostruito in proprio una piccola abitazione per non allontanarsi proprio ambiente, non riceveranno nessuno aiuto. E la parrocchia – l’unica parrocchia di una Paganica passata da 7000 a 10.000 abitanti per la presenza di un insediamento del Progetto Case – resta senza casa canonica, solo da luglio ha come chiesa un prefabbricato in legno donato dal Trentino e dalla diocesi di Bergamo che a stento contiene la gente per la Messa, e un Centro pastorale in parte finito, che ospita le aule del catechismo che vorremo arredare con la colletta di Natale, in parte da finire e servirà per il centro di comunità anch’esso da arredare. E, mentre siamo dalle Clarisse – che ci chiedono della nostra diocesi con un particolare pensiero per le Benedettine – arriva una signora, operata per la settima volta dopo essere stata tratta fuori dalla macerie, che non sa dove andrà nel momento in cui sposandosi la figlia vuole lasciare a lei il piccolo ambiente del Progetto Case. Il terremoto è ancora lì, con le sue ferite, senza umanamente molta speranza di ricostruzione. Eppure, la fede è rimasta intatta, anzi più forte. La sera del nostro arrivo i giovani riempiono la chiesa delle Clarisse per la lectio divina, la domenica la Messa è festosa, bella, intensamente celebrata. E alla fine, mentre si vendono per beneficenza le stelle di Natale, si comunica che le offerte di Natale andranno per gli alluvionati del Veneto, mentre con una fiera del dolce organizzata dai catechisti si è raccolta una somma in parte destinata per ciò che occorre per il catechismo, in parte destinata come segno di amicizia alla Casa don Puglisi. Solo questa parte ammonta ad ottocento euro! Parlando ancora, scopri come da anni la Caritas parrocchiale aiuta, sostiene, promuove segni: dal Centro di ascolto all’accoglienza di rifugiati africani, dal campo per gli immigrati alla cura dei ragazzi di strada di Bucarest… Avendo ben chiaro che la radice e la forza dell’agire sono dati dalla preghiera, dal cammino di fede, che non si tratta di fare filantropia. Ma c’è anche chi con impegno sta avviando un Centro sociale in un prefabbricato perché anziani e giovani possano ancora incontrarsi. E nel freddo della basilica di Collemaggio piena di transenne, davanti al corpo di Celestino V, si alternano i cori per i canti natalizi: cori possenti, cori struggenti quando il canto viene dedicato all’Aquila, alla sua rinascita. Dall’Aquila, della sua anima, della sua presenza nel mondo ci parlerà lo scrittore Goffredo Palmerini, papà del seminarista Federico, nella prossima visita da Paganica alla nostra diocesi. E così il gemellaggio con Paganica cresce silenziosamente e gradualmente, come germoglio di bellezza tra le macerie del terremoto e di una storia pesante, difficile, per tutto il nostro Paese.

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Messaggio del Vescovo per Natale

Carissimi figli dell’amata Chiesa locale di Noto,
Natale è giorno di grande gioia per i cristiani e per l’intera umanità. E’ una grande festa per il mondo e per la storia degli uomini. Non può essere pertanto ridotta ad estetismo sentimentale. E’ invece tempo per “rinascere” e rivivere nell’amore, attraverso la contemplazione di un Dio che nasce per farsi vedere, di un Dio che non rimane più nascosto, ma si svela. Lo fa per amore. Lo fa perché noi possiamo amarci sempre più e sempre meglio. Solo l’amore infatti ci risuscita realmente dalle catene del nostro dolore e dalle sofferenze delle nostre alienazioni: così rinasciamo anche noi, come il Figlio di Dio ogni anno nasce per noi, tra noi e con noi. A Natale, perciò, rafforziamo la nostra fede. La fede è il dono di occhi nuovi su noi stessi, sugli altri, sul mondo, anzitutto perché crea occhi nuovi per vedere “Dio come veramente è”.

Ascoltiamo cosa dice il Catechismo della Chiesa cattolica: «Per mezzo della ragione naturale, l’uomo può conoscere Dio con certezza a partire dalle sue opere. Ma esiste un altro ordine di conoscenza a cui l’uomo non può affatto arrivare con le sue proprie forze, quello della Rivelazione divina. Per una decisione del tutto libera, Dio si rivela e si dona all’uomo svelando il suo Mistero, il suo disegno di benevolenza prestabilito da tutta l’eternità in Cristo a favore di tutti gli uomini. Egli rivela pienamente il suo disegno inviando il suo Figlio prediletto, nostro Signore Gesù Cristo, e lo Spirito Santo» (CCC n.50). Insomma, il “Dio nascosto” (Is 45.15) che nessuno può vedere faccia a faccia (Dt 34,10) e di cui si possono scorgere solo le tracce (Es 33,23), nell’incarnazione del Figlio suo ha comunicato assolutamente il suo “volto vero”, facendo conoscere il “mistero della sua volontà” (Ef, 1,9) volendo portare gli uomini alla comunione con sè, rendendoli partecipi della sua natura divina (Ef 2,18; 2Pt 1,14) e trattandoli come amici (Gv 15,14-15)».
Con il Natale, allora non si può più credere in un Dio che sia alla fin fine la mia idea di Lui: il Dio-idea non ha più diritto di albergare nel cuore degli uomini. Un Dio-altro da come noi lo immaginiamo si rivela e si mostra a Natale, “Dio ha carne, Dio è nella carne”. Accogliamo la rivelazione: “il Verbo di Dio si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi, a fare la sua tenda tra noi, si è reso nostro compagno di strada”. Così, la Sapienza in persona si è edificata una casa tra gli uomini nel seno immacolato di Maria.

Allora, Dio non è lontano, Dio è vicino. Dio non è indifferente alla mia vita, anzi la considera in ogni istante. Dio non è freddo rispetto al mio dolore e alle mie gioie, tutt’altro, si è fatto carne per poter camminare con me in ogni sofferenza, animando e proteggendo il mio desiderio di felicità: è venuto perché avessimo la gioia in abbondanza.
Carissimi, ho sempre insistito nella mia predicazione (e registro con piacere che non vi annoiate affatto di sentirlo ripetere di continuo) che il nostro è un Dio corposo. Troppo spesso si dimentica questo aspetto centrale della nostra fede cristiana. Invece proprio questo oggi andrebbe annunciato. E’ questa la buona novella, la bella notizia. In Gesù, Dio è persona vivente nella storia degli uomini ed è “per” gli uomini. Usciamo allora dalla genericità  religiosa che presume di rapportarsi a Dio come una vaga idea di infinito o come un tutto che avvolge il mondo. Al contrario Dio è un agente, uno “che parla”, “che comunica”. La sua Parola è “incarnata”. Afferma la Dei Verbum «Dio esce dal suo silenzio e pronuncia in Cristo la Parola della salvezza che richiede una risposta dell’uomo» (DV 1). Il dialogo con l’uomo è possibile, perchè ogni essere umano è come sintonizzato. L’inquietudine umana è il segno più chiaro della sua apertura infinita, della sua trascendenza inappagabile.  E’ importante però chiarire la struttura di questo dialogo, perchè non si tradisca la verità di questo incontro. L’uomo è aperto infinitamente, ma Dio “non è” questa apertura infinita. L’uomo è alla ricerca di Dio, ma Dio è libero nella sua gratuita manifestazione. Dio “si mostra” e l’uomo lo può “vedere”, “toccare”: nell’esperienza religiosa, l’iniziativa è di Dio. Dio si dà visibilità, egli viene. L’uomo non si può chiudere materialisticamente nel “suo mondo”, ha orecchi e occhi per riconoscere Dio come Dio. Tutta la realtà che lo circonda “simbolizza” la presenza di Dio: i cieli narrano la gloria di Dio.

Ecco dunque il significato vero del Natale: accogliere nella fede Gesù è guardare Dio nel suo volto concreto. Natale è rivelazione di Dio come veramente è. 
Dio ha un “nome”, quello che Gesù “mostra” con la sua vita di vicinanza e di solidarietà con e in mezzo agli uomini. La via per incontrare Dio allora coincide con la “condivisione di una esperienza”, quella di Gesù: solo Gesù porta al Padre, perchè lo fa conoscere, perchè lo simbolizza sacramentalmente in ogni suo gesto e in ogni sua parola. Come per Gesù anche per ogni cristiano, il Dio da comunicare e da vivere non è un idea, un concetto, un sentimento di assolutezza, ma un evento di incarnazione, una vicinanza vera all’esistenza di ogni uomo, in qualsiasi situazione esso si possa trovare, ricco o povero, intelligente o incolto, potente o ai margini della società, bisognoso o sazio di beni materiali. Il Dio che in Gesù si dona un volto è, infatti, l’Amore non escludente, ma includente tutti e ognuno. Perciò è un Dio che si lascia incontrare in ogni esperienza di amore che porti le tracce vere e autentiche della sua verità, manifestata nella storia d’amore del Figlio suo, Gesù di Nazareth.

Ora, si potrebbero individuare tante esperienze, personali e pubbliche, sia di carattere civile che religioso, dalle quali si evince la tendenza degli uomini a disincarnare Dio per farlo diventare uno strumento a servizio delle proprie comodità. Questa operazione, purtroppo sempre più diffusa anche tra i cristiani, è tuttavia impraticabile per il cristianesimo: ne costituisce, infatti un tradimento del suo contenuto centrale. In particolare essa si riflette in quella tendenza, non rara nemmeno tra i cattolici, a privatizzare la fede, usandola e consumandola secondo interessi e gusti del momento.
Se Dio resta una idea, allora l’uomo può liberamente (=libertariamente, che è schiavitù) pensarla a modo proprio. Ma se Dio si è incarnato, l’uomo è soltanto libero di obbedire alla sua verità, cominciando ad accogliere il dono della sua rivelazione oggettiva, custodita nella fede della Chiesa. La verità di Dio salva. E’ però la “sua verità”, quella chiaramente manifestata nel gesto del Crocifisso per amore. Qui Dio manifesta la sua identità divina, inequivocabile: nella situazione dell’estrema impotenza della morte in croce, Dio è Padre, cioè Colui che rivela la sua onnipotenza nell’amore, perchè, anche quando gli uomini donano la morte al Figlio, Egli continua ad essere, nel suo perdono misericordioso, il Dio che dona la vita, sempre e oltre ogni ostacolo.

Se Dio è così, così dovrà essere anche l’uomo, fatto a sua immagine e somiglianza: l’amore, la vicinanza solidale, la carità non sono per il cristiano un optional, ma l’identità dell’esistere, per un motivo semplice: Dio lo ha incontrato.
 Perciò, scoprire Gesù è per il cristiano e per tutti una necessità di vita, il bisogno vero dell’esistenza. Proviamo allora ad assaporarne la ricchezza del suo mistero e a  goderne la bellezza, il cui splendore riempie di luce e di gioia i giorni degli uomini di buona volontà. 

Auguro perciò a tutti di scoprire Gesù per poter vivere la “vita buona del Vangelo”, cui dobbiamo essere educati e a cui dobbiamo educare per essere sempre più e sempre meglio “umani”, cioè uomini felici e gioiosi di esistere perché capaci di portare agli altri gioia e felicità. Vi benedico nel Signore che av-viene e ci porta la pace.

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La nostra Cattedrale “casa di preghiera” per l’intera comunità diocesana

Un forte momento di riedificazione ecclesiale può essere senz’altro definita l’assemblea eucaristica tenuta in Cattedrale nella mattinata del 25 novembre scorso, in occasione del giorno anniversario della dedicazione della nostra chiesa Cattedrale. Alla celebrazione presieduta dal Vescovo, mons. Antonio Staglianò, hanno partecipato quasi tutti i presbiteri di Noto (16 in tutto), un gruppo di nostri seminaristi, religiose e fedeli laici (oltre 70) del vicariato. È stata una celebrazione, in un certo senso, fondante in quanto ha dato il via alla rivalorizzazione della nostra cattedrale come prima e originaria “casa di preghiera” e perciò prima casa di evangelizzazione, di comunione e di missione della comunità di credenti dell’intera diocesi netina.
LA RIFONDAZIONE SPIRITUALE ED ECCLESIALE CON UN DECRETO 
Questo aspetto di rifondazione ecclesiale e spirituale, oltre che di rivalorizzazione artistica e culturale, della nostra cattedrale, lo ha messo in forte rilievo il nostro Vescovo nella sua omelia, durante la quale ha presentato un suo specifico decreto a riguardo che porta la data del 25 novembre 2010, anniversario, appunto, della dedicazione. In tale documento -che spazia in un’ampia visione biblica e patristica, teologica e spirituale, pastorale e giuridica- il Vescovo presenta la chiesa cattedrale come casa originaria di preghiera e di comunione, di convocazione e di conversione verso Dio e verso la missione, a partire dal testo della costituzione sulla liturgia del Concilio Vaticano II (Sacrosanctum Concilium n.41) che così si esprime: «Il Vescovo deve essere considerato come il grande sacerdote del suo gregge, dal quale deriva e dipende, in un certo modo, la vita dei suoi fedeli in Cristo. Perciò bisogna che tutti diano la più grande importanza alla vita liturgica della diocesi attorno al Vescovo, principalmente nella chiesa Cattedrale: convinti che la principale manifestazione della Chiesa si ha nella partecipazione piena e attiva di tutto il popolo santo di Dio alle medesime celebrazioni liturgiche, soprattutto alla medesima Eucaristia, alla medesima preghiera , al medesimo altare, cui presiede il Vescovo, circondato dal suo presbiterio e dai suoi ministri».
LA CATTEDRA MAGISTERIALE DEL VESCOVO
La chiesa Cattedrale –ha spiegato il Vescovo nell’omelia e nel decreto- è da considerarsi “ecclesia caput et mater omnium ecclesiarum” , cioè chiesa capo e madre di tutte le chiese [della diocesi], in quanto in essa è posta la cattedra del Vescovo (che non è un trono), da cui egli compie il suo umile ministero fondante e primario di capo-servo nel guidare il popolo di Dio in nome di Cristo maestro e profeta, sommo sacerdote e buon pastore, circondato dal collegio dei presbiteri e dei diaconi, per l’edificazione del popolo di Dio verso l’unità della fede, della speranza e della carità, perché il mondo creda (cfr Ef 4,11-16; Gv 17,20-21).
LA CATTEDRALE “CASA DI PREGHIERA”  PRIMA CHE MONUMENTO TURISTICO
La nostra Cattedrale perciò, prima che stupendo edificio di arte barocca che attira molti turisti, deve essere la principale e originaria casa di preghiera dell’intera diocesi che attira e convoca i fedeli di tutti i vicariati a cominciare da quelli di Noto. Qui si viene convocati per la celebrazione dei sacramenti e per la preghiera personale, per l’approfondimento della Parola di Dio e per la catechesi, per la ricarica missionaria che si esprime anzitutto nella testimonianza concreta della carità verso tutti, a cominciare dai più emarginati, poveri e disorientati.
ALCUNE RIVOLUZIONI INNOVATIVE
Nella parte conclusiva del decreto il Vescovo ha poi indicato delle innovazioni, già in esecuzione dalla prima domenica di Avvento 2010, in armoniosa azione sinergica fra le attività pastorali della “parrocchia nella cattedrale” (animate dal parroco don Salvatore Bellomia, coadiuvato da don Eugenio Boscarino) assieme alle iniziative pastorali più ampie e più appropriate della cattedrale stessa, che il Vescovo ha affidato al vicario generale, don Angelo Giurdanella, come rettore e al vicario per la catechesi, don Rosario Gisana, come vicerettore.
Anzitutto la “Lectio divina” che già don Gisana ha avviato sabato 27 novembre alle ore 19 e che sarà tenuta ogni sabato alla stessa ora come incontro settimanale di approfondimento della Parola di Dio in sintonia con gli incontri di approfondimento teologico già avviati dal Vescovo.
La preghiera salmodica, attualmente con la celebrazione delle Lodi ogni martedì e giovedì alle ore 8, con la partecipazione di tutti i presbiteri e diaconi di Noto e un buon numero di fedeli, dopo la s.messa  (tutti i giorni alle ore 7.30) celebrata da don Giurdanella. Questa “rifondazione” del capitolo della Cattedrale, di cui fanno parte ormai tutti i presbiteri e i diaconi del vicariato di Noto, in virtù del suddetto decreto vescovile, rende ancora più visibile l’importanza della preghiera ufficiale e corale del clero accanto al Vescovo per il bene della Chiesa e la salvezza del mondo intero.
L’EUCARISTIA PONTIFICALE OGNI SABATO MATTINA  E NELLE SOLENNITA’
Sempre secondo il decreto, viene celebrata la s. messa in onore della Vergine Maria, presieduta dal Vescovo o dal vicario generale, con la partecipazione del clero di Noto e dei fedeli delle varie parrocchie che possono intervenire, ogni sabato mattina alle ore 8. I fedeli di Noto sono anche invitati a partecipare alle celebrazioni  pontificali delle maggiori solennità (Natale, Settimana Santa, Pasqua, Corpus Domini, San Corrado, ecc.). Ci sono poi le celebrazioni pontificali diocesane, da vivere e valorizzare pienamente, a cominciare dall’Eucaristia crismale del Giovedì Santo che l’intera diocesi vive con intensità spirituale come segno espressivo massimo di comunione di tutta la Chiesa netina attorno al suo Vescovo.
LA CELEBRAZIONE DEL SACRAMENTO DELLA RICONCILIAZIONE
E c’è infine un altro importantissimo appuntamento opportunamente rilanciato in questo Avvento: la Cattedrale “casa della riconciliazione” con Dio e con i fratelli”, attraverso il sacramento della Penitenza. I sacerdoti di Noto sono disponibili per le confessioni tutti i giorni feriali, tranne il venerdì, dalle ore 10 alle ore 12, secondo il seguente calendario: il lunedì don Paolo Trefiletti e don Paolo Lantieri; il martedì don Sebastiano Boccaccio e don Pietro Gennaro; il mercoledì don Giorgio Parisi e don Eugenio Boscarino; il giovedì don Enzo Iacono e don Adriano Minardo. Il sabato mattina, dalle ore 9 alle ore 10 il Vescovo, mons. Staglianò, e dalle ore 10 alle ore 12 il penitenziere don Ottavio Ruta. C’è anche la possibilità in alcuni giorni di confessarsi in orario pomeridiano dalle ore 16.30 alle ore 18, il lunedì e il mercoledì con don Angelo Giurdanella; il sabato con don Rosario Gisana; la domenica con don Salvatore Guastella.
VERSO LA PIENA MANIFESTAZIONE DEL REGNO DI DIO
Che la nostra chiesa Cattedrale rilanciata come casa originale di preghiera sotto la guida del nostro Vescovo, possa profondamente contribuire ad una conversione corale sempre più viva di tutta la comunità diocesana al Vangelo d’amore di Cristo, che salva il mondo di ieri, di oggi, di sempre, verso la piena manifestazione del Regno di Dio.

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Il Vescovo da Radio Vaticana ci parla dell’Avvento

Il nostro Vescovo nei giorni scorsi è stato intervistato da Radio Vaticana nella trasmissione radiofonica condotta da Federico Piana dal titolo “Non un giorno qualsiasi”. L’Ufficio Comunicazioni sociali in collaborazione con Radio Vaticana ha pensato di pubblicare sul nostro sito diocesano il file audio dell’intervista per l’utilità di tutti i fedeli. Ascolta>>

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Educare all’intelligenza della fede

Giovedì 25 novembre 2010, con la relazione dal titolo “La teologia serve la Chiesa locale … la Chiesa locale serve la teologia: educare all’intelligenza della fede” (Leggi il testo integrale della relazione del nostro Vescovo Mons. Antonio Staglianò), il nostro Vescovo, Mons. Antonio Staglianò ha ufficialmente dato avvio al cammino dell’Associazione Teologica Netina, da lui stesso voluta e promossa. Per avere notizie più dettagliate sui compiti e sull’identità di questo nuovo organismo associativo abbiamo intervistato Don Ignazio Petriglieri, Vicario Episcopale per la cultura, che ne sarà il responsabile. A lui abbiamo posto delle domande preliminari, che ci faranno entrare nello spirito di questa inedita iniziativa diocesana.

Don Ignazio, perché un’Associazione Teologica nella nostra diocesi?
L’espressione “Associazione Teologica” è di per sé ambiziosa perché richiama le varie Associazioni del genere (biblica, teologica, di docenti di teologia morale, di canonisti, ecc.) presenti in varie nazioni. Esse di solito hanno un raggio nazionale, per cui troviamo quella francese, quella tedesca, quella spagnola e così via. Il fatto che una diocesi si cimenti nell’organizzare una tale iniziativa non significa che voglia emulare quelle più grandi, costituite da pensatori e studiosi che svolgono per ministero e per professione il compito specifico del teologo. Si tratta invece di mettersi in atteggiamento di riflessione per prendere coscienza che la fede non è un dato scontato, che, per il fatto di essere stata a noi trasmessa, cresce in modo automatico. Essa ha bisogno di essere pensata in modo critico, perché per sua natura invoca il “conforto” della ragione. Ecco perché l’idea di fondare una tale istituzione nello spazio della diocesi va giudicata come una felice intuizione di Mons. Staglianò, un’intuizione che va colta in pieno e considerata come un vero kairòs.
Chi sono i componenti di questa Associazione?
Proprio perché la nostra diocesi ha una tradizione di pensiero non indifferente a motivo del quasi quarantennale Istituto di Scienze Religiose “G. Blandini”, dispone di un folto gruppo di docenti di Religione e di persone che hanno conseguito il titolo accademico del Magistero in Scienze Religiose, che possono mettersi al lavoro in questo comune impegno di riflessione. Ma abbiamo anche diversi presbiteri che hanno conseguito titoli accademici nelle facoltà teologiche siciliane e romane, che sicuramente possono mettere al servizio dell’approfondimento critico della fede le loro specializzazioni. Ovviamente le porte sono aperte anche per quelli che vogliono incontrarsi col patrimonio intellettuale del cristianesimo, visto che la teologia è forse la più umanistica delle discipline di questo ceppo.
Quali sono le finalità specifiche?
Il compito più importante è quello di pensare la fede. In un’epoca in cui è fortemente esaltata la razionalità, con tutti i suoi molteplici risvolti, è forse caduta in crisi la ragione. Questa non è un’accusa nei confronti della cultura, della società, della politica e della scienza; è una presa di coscienza. La crisi della ragione si sente anche dentro la Chiesa, dove fra i peccati più ricorrenti bisogna anche annoverare quello di “non voler pensare”. Se il buon Dio ci ha dotato di queste due ali (fede e ragione), vuol dire che non possiamo volare se ne utilizziamo una sola. Allora la finalità più rilevante dell’Associazione sarà quella di ritornare alle fonti del nostro credere, mediante lo studio, l’ascolto dei testimoni, il confronto con il nostro tempo, per scorgere con maggiore discernimento ciò che è essenziale, ciò che crea futuro e ciò che ci permette di accogliere meno distrattamente il Signore che viene. Il campo del confronto è vasto, quindi c’è molto lavoro: si vedano i problemi socio-politici, bioetici, dei rapporti con le altre culture, con le altre religioni e via dicendo.
Ha pensato ad un programma?
Sì, l’itinerario è già fissato. Il programma tematico avrà una scadenza triennale e quest’anno ci cureremo di fondare il lavoro teologico mediante alcune testimonianze – fra cui quella di Mons. Staglianò – che ci condurranno a riappropriarci del gusto dello studio, di una maggior comprensione della necessità della teologia per la pastorale e viceversa, di una più serena capacità di interloquire con chi non condivide il dato della fede o con chi non accetta la Chiesa in sé. Da questo terreno si apre la strada, per il prossimo anno (2011-2012), alla riflessione sul valore teologico dell’educazione, in attinenza agli orientamenti della CEI per questo decennio, studiando i criteri pedagogici testimoniati nella Scrittura, quelli adottati da alcuni Padri della Chiesa e quelli pensati dal concilio Vaticano II nel decreto Gravissimum Educationis. Il terzo anno sarà dedicato all’indagine sui criteri pedagogici pensati e attuati  da tre grandi figure del cristianesimo: Antonio Rosmini, Romano Guardini e Luigi Giussani. Gli appuntamenti trimestrali saranno intercalati da incontri di richiamo che ci serviranno per ritornare sui temi più rilevanti, come faremo ad esempio il 17 febbraio 2011, in Cattedrale, con la presentazione dell’esortazione apostolica post-sinodale di Benedetto XVI Verbum Domini, da poco nelle librerie.
In mezzo a questo impegni di natura sistematica abbiamo pensato a degli appuntamenti musicali, sapendo quanto sia vicina la musica all’esperienza teologica, così come ci hanno testimoniato personalità della statura di K. Barth, di A. Schweitzer, di H. U. von Balthasar, di J. Ratzinger e di altri. Si tratta di un programma che non esaurisce le attività dell’Associazione. Esso intende scandire il cammino comune, che richiede necessariamente il coinvolgimento personale. Solo a questo prezzo si potrà dare un valido contributo alla vita della Chiesa e ci si potrà sentire protagonisti all’interno di un campo dove a ciascuno spetta un ruolo determinato dai carismi di cui lo Spirito ha dotato ogni uomo.
Riesce a prevedere delle difficoltà?
E dove non ci sono difficoltà e problemi? Bisogna mettere in conto lentezze o, se si vuole, incomprensioni, ma bisogna partire; bisogna proseguire l’avventura appena iniziata. Abbiamo la certezza che chi lavora nella Chiesa non lo fa a titolo personale o per riempire il tempo. Se, mediante il discernimento del Vescovo, si è riusciti a prendere al volo un kairòs, ci si deve affidare alla potenza dello Spirito Santo che ispira scelte, azioni e propositi per fare bene il proprio dovere. La preghiera sarà il nutrimento del nostro lavoro e la fiducia nel Dio provvidente la forza che spingerà in avanti.

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Noto. Presentato il libro su Mons. Tranchina

Nella ricorrenza del 25.mo del sereno transito dell’infaticabile Mons. Salvatore Tranchina ( 10 dicembre 1985), la nostra Chiesa locale gli ha reso un sentito gesto di gratitudine. Alla presenza del Vescovo, S.E. Mons. Antonio Staglianò, lunedì 6 dicembre scorso, nell’aula Magna del Seminario è stato presentato il libro di Mons. Salvatore Guastella “ Tranchina, Sacerdote di preghiera e infaticabile nel servizio alla Chiesa Netina”. Ha fatto  seguito l’intervento del direttore del nostro giornale, Dr. Pino Malandrino, che ha tracciato un profilo di Mons. Tranchina sotto la triplice dimensione “ uomo- sacerdote- amministratore pubblico”. Molti fra i presenti  hanno voluto dare testimonianza delle doti umane dell’illustre sacerdote della nostra Chiesa. L’intervento del Vescovo ha dato alla cerimonia quella solennità che l’evento meritava. A conclusione della serata, è stata scoperta  una lapide a memoria del benemerito Sacerdote. 

   Relazione di Guastella su Mons Tranchina

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Roma. Al vescovo il Premio per l’ambiente G.Merli 2010

Il 9 dicembre 2010 alle ore 9,30, a Roma in via del Pozzetto, 158 (Piazza San Silvestro), presso la Camera dei Deputati – Sala delle Conferenze, il nostro Vescovo è stato invitato a partecipare ad un Convegno Internazionale sulle acque, XI  Edizione del “PREMIO PER L’AMBIENTE GIANFRANCO MERLI”, organizzato dall’Associazione Movimento Azzurro dedicato alla memoria del proprio fondatore, l’On. Gianfranco Merli, appunto, unanimemente riconosciuto padre dell’ecologia italiana per essersi reso promotore, negli anni 70 dello scorso secolo, dell’iniziativa legislativa che condusse all’approvazione della prima legge organica di tutela di un bene naturale fondamentale per la vita, come l’acqua, nota ai più come legge Merli. Il Vescovo ha tenuto un discorso alla Camera dei Deputati dove è stato insignito del “Premio per l’ambiente on. Gianfranco Merli” per l’impegno profuso nella sensibilizzazione e promozione ecologica.   Al nostro Vescovo va tutta la nostra solidarietà e il suo esempio sia da sprone al nostro essere buoni cristiani e onesti cittadini.

Il Premio Merli è un riconoscimento che viene assegnato ogni anno ad Enti, organismi e singole personalità particolarmente distintesi per il loro impegno; e per contribuire ad una sempre maggiore sensibilizzazione alle esigenze ambientali del nostro tempo, ormai non più procrastinabili, in una prospettiva nazionale e mondiale.

L’organizzazione dell’evento gestita dal Movimento Azzurro un’associazione ambientalista che ha come obiettivo fondamentale quello di tracciare un itinerario di ricerca e conoscenza, un percorso di grande interesse, utile non solo ad un’opera di controllo sul territorio, ma anche un intensa azione preventiva volta all’analisi ed allo studio di soluzioni più rispettose dell’ambiente e dell’uomo.

Trentasei i premiati per l’edizione 2010 che il Comitato d’Onore, il Comitato dei Garanti e il Comitato Organizzatore del Movimento Azzurro hanno indicato per le sezioni in cui è articolato il premio. Tra i destinatari dell’importante riconoscimento, l’ambasciatore della Serbia in Italia S.E. Sandra Raskovic, il Sottosegretario di Stato al dialogo pubblico e all’informazione presso l’ufficio del Primo Ministro di Malta dott. Chris Said, il presidente della Provincia regionale di Siracusa on. Nicola Bono, il prefetto di Ragusa S.E. Francesca Cannizzo, S.E. Mons. Antonio Staglianò vescovo di Noto, l’amministratore delegato di Banca Prossima dott. Marco Morganti, il Comandante Generale del corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera Amm. Marco Brusco, il presidente dell’ANAS e Amm. delegato della Soc. Stretto di Messina dott. Pietro Ciucci e lo scrittore maltese Paul P. Borg. Sarà assegnato anche un premio alla memoria di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica (SA), impegnato sul fronte della tutela dell’ambiente e ucciso in un agguato nel settembre scorso.

I premiati sono stati selezionati da una Commissione composta dal Comitato organizzatore (Presidente dott. Dante Fasciolo), Comitato di garanti (Presidente sen. Marisa Moltisanti), Comitato d’onore (Presidente prof. Corrado Monaca). Il premio è suddiviso in nove categorie e diciotto sezioni: Iniziative a livello internazionale, Iniziative a livello Nazionale (sezioni: Sicurezza e giustizia, Patrimonio boschivo, Patrimonio marino, Sport e ambiente, Alimentazione); Comunicazione ambientale (sezioni: giornalisti – scrittori – editori – poeti, Sevizi televisivi sulle tematiche ambientali); Impresa alimentare e servizi; Amministratori, dirigenti e funzionari P.A., Sindaci (sezioni interventi ripristino della biodiversità, Tutela territorio e paesaggio, Interventi sviluppo sostenibile); Immigrazione ed integrazione, Legislazione ambientale nazionale, Legislativa ambientale U.E., Prevenzione dell’inquinamento terrestre e marino.

Intervento del Vescovo>>

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Troina. Premio tutela della vita a don Di Noto

Il premio “Tutela della vita” a don Fortunato Di Noto, sacerdote fondatore dell’Associazione Meter in occasione del Giubileo di San Silvestro Monaco Basiliano che si terrà il 12 dicembre prossimo a Troina (EN) – Diocesi di Nicosia, alle 16,00 nella Torre Capitania – Sala Miani – per ricordare i 900 anni dalla nascita del Santo (http://www.giubileosansilvestro.it) . Il Premio San Silvestro sarà diviso in tre sezioni: per la “Ricerca medico-scientifica” lo riceverà Bruno Dallapiccola, professore di Genetica Medica presso la Sapienza di Roma e Direttore scientifico dell’ospedale pediatrico “Bambino Gesù” di Roma; per la sezione “Solidarietà” sarà insignito Stefano Pelliccioli, Presidente Associazione Amici Traumatizzati Cranici; e per la sezione “Tutela della vita” sarà premiato don Fortunato Di Noto. “Un riconoscimento che dedico ai piccoli e deboli, a tutti i bambini cha abbiamo salvato  – dice don Di Noto – e che testimonia vent’anni di impegno silenzioso e costante per i bambini. Meter c’è, questo conta. Ma conta ancora di più continuare tutti insieme nella nostra battaglia, perché è di questo che si tratta, contro tutti gli assurdi atti contro la vita”, conclude.

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