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S. TERESA

Ultima chiesa della via Mormino Penna annessa la monastero carmelitano di S. Chiara. Il portale d’ingresso sovrastato da una finestra quadrilobata. L’interno è della prima metà del sec. XVIII. Nell’unica unica sono presenti quattro altari laterali alternati da colonne finemente lavorate. Il ciclo di stucchi è di   Pietro Cultraro e Guglielmo Migliore (1752-1762), le pitture della volta sono di Lorenzo Rota. Nell’abside si nota la tela sull’altare centrale di S. Teresa di Filippo Fangelli (1698). Da notare nel lato destro l’altare con la tela Madonna tra Santi di Ludovico Svirech (1761) e nel lato sinistro l’altare col Crocifisso con croce decorata da ricche cornici lignee. Pregevole il pavimento settecentesco.

 

MADONNA DEL CARMINE

La chiesa e il convento dei Padri Carmelitani, fondati nel sec. XIV, furono ricostruiti dopo il terremoto del 1693 e costituiscono un complesso architettonico di grande omogeneità stilistica. Nel prospetto a tre ordini, rivolto ad est, si evidenziano il portale, lo stemma dell’Ordine Carmelitano, il finestrone e le statue di religiosi carmelitani e della Madonna del Carmine.L’interno della chiesa è a navata unica arricchita da uno splendido ciclo di stucchi monocromi attribuiti al Gianforma, stuccatore palermitano allievo del Serpotta. La parete laterale destra presenta due dipinti nel primo ordine (scene bibliche) e due nel secondo (con i quattro evangelisti e S. Guglielmo) inseriti in cornici in stucco e tre altari marmorei policromi di Tommaso Privitera 1768 con pale d’altare (costantino Carasi Ssec. XVIII) inserite in preziose cornici lignee scolpite. La parete laterale sinistra presenta un dipintoi nel primo ordine (scena biblica) e due nel secondo (con i La consegna della regola carmelitana, Madonna delle Milizie) inseriti in cornici in stucco e tre altari marmorei policromi di Tommaso Privitera 1768 con 2 pale d’altare (costantino Carasi Ssec. XVIII) e un Crocifisso ligneo di grandi dimensioni e uno monumentale pulpito ligneo, mentre nell’altare maggiore in marmo (sec. XIX) domina la scultura lignea ricoperta in argento della Madonna del Carmelo. Francesco Castro (1760).

 

S. MICHELE

Ubicata nella via Mormino Penna, a poca distanza dalle chiese di S. Giovanni e di S. Teresa, la chiesa di San Michele Arcangelo fu realizzata alla metà del sec. XVIII, con la partecipazione ai lavori del capomastro Mario Mormino e dell’architetto Rosario Gagliardi, e consacrata nel 1763. Presenta un prospetto leggermente convesso caratterizzato da coppie di lesene presenti nei tre ordini; due colonne con capitelli corinzi nel primo ordine delimitano il portale sormontato dallo stemma coronato della confraternita di San Michele Arcangelo, nel secondo delimitano il finestrone con cornice arcuata e decorata ai lati con ghirlande coperto da una grata di ferro; il terzo ordine, in cui  spicca l’apertura ad arco della cella campanaria, è sormontato da un timpano con decorazioni a rilievo.All’interno, nell’aula ellittica, sono presenti stucchi, pitture, sculture e decorazioni, realizzate nel 1851, in sostituzione di quelle precedenti settecentesche; nelle pareti gli stucchi raffigurano strumenti musicali e arredi sacri. Gli altari sono cinque: il centrale con il dipinto della Madonna delle Grazie del Carasi (sec. XVIII) e quattro altari laterali con i dipinti di S. Agostino, San Michele Arcangelo, Adorazione dei Magi (sec. XIX) e un Crocifisso ligneo.

S. GIOVANNI EVANGELISTA

La chiesa di “S. Giovanni Evangelista” si trova in via Mormino Penna, sul lato destro del Municipio di Scicli. La facciata ha tre ordini. La pianta è il risultato di uno schema geometrico il cui modulo fondamentale è il cerchio. L’unità spaziale centralizzata è evidenziata dalle semicolonne addossate alla superficie muraria dell’aula, dai quattro altari disposti con gli assi convergenti sul centro di raccordo dell’impianto e della volta a guscio di noce che sovrasta l’ordine del tamburo dove si trovano le grandi finestre che illuminano l’interno. I lavori di costruzione della chiesa iniziarono tra il 1760 e il 1765. Già alla fine del 1776 l’interno veniva concluso con gli stucchi di Giovanni Gianforma e l’affresco della volta. L’ultima fase della decorazione interna, con stucchi e dorature, fu eseguita nel 1854.La chiesa è dotata di un organo a canne del 1841 dell’organaro Salvatore Andronico Battaglia da Palermo.Di particolare rilievo due altari marmorei sfarzosamente scolpiti e dipinti su cui sono collocati i dipinti Il trionfo di S. Benedetto e S. Giovanni Evangelista protetto dalla Madonna vittoriosa sul drago. Di fronte altri due altari con altri dipinti, un crocifisso ligneo, probabile opera quattrocentesca. Nella sacrestia è conservato un dipinto rappresentante il Cristo sulla croce, di provenienza spagnola, legato ad una tradizione di Burgos, con una iconografia molto rara in Italia; notevoli gli arredi sacri e i paramenti liturgici e un’urna contenente la statua lignea del Cristo morto.Dal 1918 la Chiesa di S. Giovanni opera da Pantheon, avendo ricevuto le spoglie di numerosi soldati sciclitani caduti durante la prima guerra mondiale.

S. MARIA LA NOVA

La chiesa di S. Maria La Nova si trova nel centro storico di Scicli, in uno dei più antichi e integri quartieri della città. La storia dell’edificazione della chiesa di Santa Maria La Nova è ricca di eventi che, a partire dal XIV secolo, modificano la struttura dell’edificio.L’evento principale che interessa l’edificio è la sua ricostruzione dopo il terremoto del 1693. L’edificio fu tuttavia rimaneggiato e modificato per tutto il corso del Settecento e parte dell’Ottocento. L’assetto attuale della chiesa è ottocentesco. Sia il piano di stuccatura che l’impianto monumentale dell’edificio risentono dello stile in voga al tempo. La presenza di maestranze e progettisti non riferibili alla cerchia degli artisti locali, ne fa un edificio di straordinaria originalità. Non possiamo tacere il fatto che la chiesa apparteneva all’arciconfraternita di Santa Maria La Nova, erede, alla fine del ‘500, dell’ingentissimo patrimonio che costituiva l’eredità di Pietro Di Lorenzo Busacca. Ciò diede modo di impiegare i cospicui fondi a disposizione per chiamare artisti di fama, circostanza, peraltro favorita dalla presenza fino all’Unità d’Italia, dell’amministrazione del patrimonio Busacca a Palermo. La struttura dell’edificio consta di un’aula unica di dimensioni monumentali, con sei cappelle laterali e un grande catino absidale. L’ingresso della chiesa è costituito da un grande vestibolo, al di sopra del quale insiste il grande campanile-facciata. Ai lati si aprono, a destra una stanza contenente un grande portale in pietra di difficile datazione riferibile al ‘600 o al ‘700; a sinistra il vano scala che conduce alle otto sale contenute nella facciata. Tutta la facciata è stata recentemente restaurata e la scala di accesso ai locali sostituita.Nell’aula si affacciano 6 cappelle collegate tra di loro da un vano d’apertura. A destra la prima cappella contiene, oltre alla statua settecentesca di San Francesco di Paola, la grande Urna  reliquiaria in argento. La seconda cappella contiene la statua in argento, datata 1846, dell’Immacolata. La terza cappella contiene la statua lignea del Cristo Risorto databile alla fine del ‘700, e il dipinto raffigurante il martirio di Sant’Adriano attribuito ad Antonino Barbalonga Alberti (Messina 1603-1649). Alle pareti dei due passetti sono appesi quadri di piccole dimensioni raffiguranti l’uno la Madonna delle Milizie e l’altro una Adorazione dei magi.A sinistra la prima cappella contiene la statua settecentesca di San Giuseppe. La seconda cappella contiene il gruppo statuario dell’Addolorata, composto di quattro figure, oggetto di particolare devozione. La terza cappella contiene, in basso una statua del Cristo deposto databile alla metà del ‘500 e un busto dell’Ecce Homo riferibile al ‘700. Nelle nicchie una Madonna in pietra datata nel piedistallo a bassorilievo 1496 e un altare delle reliquie contenente la grande Croce reliquiario in argento con incastonati 22 medaglioni contenenti a loro volta reliquie, nell’altare ,sistemato intorno al 1950, sono inoltre esposte altre 370 reliquie contenute in piccoli reliquiari. Tra le reliquie di maggiore importanza quella di Sant’Adriano contenuta in un avambraccio in argento datato 1671.L’abside contiene tre grandi dipinti: ai lati due dipinti di Tommaso Pollace (1748-1830) raffiguranti l’uno Giuditta e Oloferne, l’altro Ester e Assuero (cm. 480×506). Il quadro posto al centro raffigura la Natività di Maria (cm. 750×450), è attribuito a Sebastiano Conca (Gaeta 1679-Napoli 1764). L’altare maggiore è decorate con lastre di lapislazzuli, il grande coro ligneo è riferibile al rifacimento ottocentesco dell’abside.A destra dell’abside si apre la sacrestia, composta di due ambienti. Nel primo, più piccolo e contenuta una piccola vetrinetta contenente reliquie e piccoli oggetti non più in uso. Un bassorilievo in pietra raffigurante Madonna con Bambino tra san Giovanni Battista e san Giovanni Evangelista, riferibile al rinascimento. Il secondo ambiente, più grande, contiene un grande quadro della Madonna delle Milizie, un quadro dell’Immacolata di Vito d’Anna, una statua lignea dell’Immacolata del ‘700, e 7 quadri più piccoli di canonici del ‘700 e dell’800.

S. IGNAZIO – CHIESA MADRE

Della prima metà del ‘700 è la Chiesa di S. Ignazio, Chiesa Madre della città dal 1874, anno del trasferimento della Matrice dalla chiesa di San Matteo. Sita in piazza Italia presenta una facciata nel cui primo ordine spiccano le lesene con capitelli corinzi e uno stupendo portale con una trabeazione dal fastigio curvilineo spezzato con lo stemma dell’Ordine di Gesuiti in un cartiglio sorretto da angeli, mentre i due portali laterali sono sormontati dalle statue di San Luigi Gonzaga, a sinistra, e Sant’Antonio col Bambino Gesù, a destra. Nel secondo ordine, caratterizzato da doppie lesene con capitelli ionici, si evidenziano la finestra centrale, con una vetrata nella parte inferiore e un orologio nella parte superiore, e ai lati le statue di Sant’Ignazio e di San Saverio. Ai lati, leggermente arretrate rispetto al piano della facciata, sono le due torrette campanarie.L’interno, ricco di stucchi dorati e affreschi, è a croce latina con tre navate; le laterali presentano tre cappelle ciascuna, mentre nell’abside, spicca l’altare maggiore in marmi policromi trasferito dalla demolita chiesa di S. Maria la Piazza.Tra le opere d’arte, da sottolineare il simulacro della Madonna delle Milizie, un’opera in cartapesta rappresentante l’intervento miracoloso della Madonna a cavallo a favore dei Cristiani contro i Saraceni, e il dipinto con la scena dell’apparizione della Madonna a cavallo sul piano delle Milizie, capolavoro del Pascucci. Nella chiesa è custodita l’urna reliquiaria argentea che contiene il corpo di S. Guglielmo. Molte opere d’arte ivi custodite provengono dalla precedente chiesa madre di S. Matteo.

S. BARTOLOMEO

La Chiesa di San Bartolomeo risale ai primi anni del XV secolo e fu l’unica a resistere al pauroso sisma del 1693. Il prospetto a torre, di stile barocco-neoclassico, sorretto da possenti colonne, fu progettato dall’architetto siracusano Salvatore D’Alì all’inizio del XIX secolo. La chiesa, scenograficamente inserita nella “cava” omonima, è composta da un’unica navata a croce greca decorata con stucchi, affreschi e dorature in stile tardo barocco-rococò. Le decorazioni interne furono compiute in diversi periodi, dalla prima metà del settecento sino al 1864. Gli affreschi sulla volta rappresentano San Bartolomeo nei momenti della preghiera, della benedizione, dell’arresto e del martirio.Molti sono i dipinti su tela tra cui il Martirio di San Bartolomeo di Francesco Pascucci (1729), l’Immacolata fra Santi Bartolomeo e Guglielmo del Cassarino e la Deposizione di Mattia Preti (1613-1699). Opera d’arte inimitabile è sicuramente il Presepe: al centro della scena compare la Natività, mentre gli altri personaggi, contadini e pastori, fanno da contorno. Delle statue, in origine sessantacinque, alte un metro, ne sono rimaste oggi soltanto ventinove. Completano la Chiesa la Statua dell’Immacolata, scultura lignea del 1727 successivamente rivestita d’argento ad opera degli argentieri retini fratelli Catera. e la Sacra Cassa, un’urna reliquiaria in argento incisa con rappresentazioni della vita di San Bartolomeo.

SS. CROCIFISSO – CHIESA MADRE

La chiesa Madre di Pachino è dedicata al SS. Crocifisso e sorge sulla piazza centrale della città. Fu edificata nel 1790 ed è una delle costruzioni più antiche della città. Fu fatta erigere dal marchese Vincenzo Starrabba per la comunità cristiana di Pachino. Presenta una facciata a due ordini sovrapposti e due piccole torri campanarie con un portone bronzeo realizzato nel 1968 dallo scultore Biasi e all’interno una sola navata, con una cappella a destra dell’abside. Da notare il simulacro della Madonna Assunta, patrona della città, e varie tele alle pareti laterali. Vi si conservano i resti mortali di Gaetano e Vincenzo Starrabba.

MADONNA DEL ROSARIO – CHIESA MADRE

La Chiesa Madre Madonna del Rosario, edificata alla fine del XIX sec, fu dedicata inizialmente a San Pietro, in omaggio alla chiesa omonima di Modica dalla quale dipendeva.La facciata a due ordini e con tre portali, posta su una scalinata, fu iniziata nel 1878, anno in cui il parroco Vincenzo Ferreri fece avviare i lavori di scavo per le fondamenta, fu ultimata con progressivi interventi nella prima metà del Novecento. Il suo interno ampio e luminoso, si articola in tre navate a croce latina con archi pilastri e colonne sulle quali spicca una ”Via Crucis” in bronzo del 1969 e un pulpito, datato 1910, opera dell’ispicese Raffaele Caruso, costituito da pannelli in legno istoriato.L’interno presenta pilastri e lesene con capitelli ornati. L’altare maggiore è dedicato alla Madonna del Rosario, patrona della città; la statua in cartapesta è stata eseguita da Giorgio Assenza di Modica. Altre statue create da artisti locali adornano la chiesa. Gli stucchi della Cappella del Sacramento nella navata sinistra sono opera di Antonino Assenza, gli affreschi sulle pareti laterali, sono eseguiti da Beppe Assenza.Nella cappella centrale della navata destra si può ammirare, a coronamento dell’arco, un gruppo scultoreo a stucco di ispirazione serpottiana riproducente un angelo con puttini, anch’esso opera di Antonino Assenza.

S. PAOLO APOSTOLO

La Chiesa, di S. Paolo in Modica, eretta intorno al 1400, restò molto danneggiata dal terremoto del 1631; il susseguente terremoto del 1693 la distrusse completamente. Venne ricostruita verso la prima metà del settecento; il prospetto e l’interno subirono restauri e rifacimenti nel 1803. Della primitiva Chiesa restarono una cariatide di sostegno d’arco, ancora visibile all’esterno, sulla parte destra, quasi corrispondente al piccolo campanile, rappresentante una scultura di pietra raffigurante un vecchio che sostiene un peso sulle spalle, e la trabeazione di una porta interna della sacristia, secentesca, ove al centro spicca un gallo di pietra.L’interno, a tre navate, formate da sei belle colonne ornate da capitelli corinzi del secondo periodo, conserva sul soffitto un affresco di Giovan Battista Ragazzi, eseguito nel 1750, rappresentante nella parte centrale la Gloria della Madonna e ai lati San Pietro e San Paolo. Nel primo altare della navata a destra entrando il grandioso dipinto di Sant’Agata miracolata da San Pietro, opera d’attribuirsi ad Ignazio Bongiovanni attento scolaro e discepolo di Pietro Novelli. Sul primo altare della navata a sinistra entrando, un dipinto d’Ignoto, raffigurante l’Apparizione della Madonna col Divin Figlio a S. Antonio.Interessanti le due statue in pietra di S. Pietro e S. Paolo poste su due pilastri di pietra all’ingresso centrale.