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La diocesi di Noto on-line. E’ stato presentato oggi 28 Aprile 2008 il nuovo sito internet della Diocesi di Noto


E’ stato presentato oggi www.diocesinoto.it, il nuovo sito internet della diocesi di Noto. «Una opportunità umana, sociale ed ecclesiale di singolare portata» lo ha definito, nella sua relazione, il Vescovo S. E. Mons. Mariano Crociata, innanzitutto perché «un sito internet integra in sé diverse dimensioni dei media più avanzati, abilita ad una comunicazione ricca e completa, offre un costante aggiornamento, consente una interazione continua tra emittente e utente, fa entrare in comunicazione con un mondo vivo di persone e di comunità». In particolare, per Mons. Crociata le indicazioni da raccogliere all’avvio del nuovo strumento sono tre: impegno della comunità diocesana, e non solo, a seguire con attenzione il sito; di quanti sono impegnati nei vari ambiti della vita diocesana a far sì che il sito contribuisca, secondo i requisiti tecnici che gli sono propri, a rendere integrata e organica la vita e l’attività della diocesi per una Chiesa sempre più viva e partecipata; responsabilità dal punto di vista dei contenuti perché tutte le informazioni e le comunicazioni riconducono al compito dell’evangelizzazione che rappresenta la cifra riassuntiva dell’identità e di tutte le attività ecclesiali.


 


«Il profilo architettonico della cattedrale che campeggia nell’home page del sito è come unificare mondi e linguaggi separati da secoli ‘ ha detto nel suo saluto il direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Conferenza Episcopale Italiana, don Domenico Pompili ‘ eppure sorprendentemente capaci di dialogare. Mi pare che dentro questo mix di tradizione ed innovazione ci sia dentro il rapporto tra nuovi media e nuova evangelizzazione che oggi siamo chiamati ad interpretare con slancio ed entusiasmo».


 


Continua a leggere nell’allegato.


‘Mass media al bivio tra protagonismo e servizio. Il messaggio di Benedetto XVI in occasione della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2008’.

Un saluto cordiale porgo a tutti voi intervenuti alla presentazione del sito internet della diocesi di Noto e viva soddisfazione desidero esprimere in questo momento in cui raccogliamo i risultati della scelta della nostra diocesi per uno dei progetti pilota di siti internet realizzati in Italia. Un sentito ringraziamento innanzitutto all’Ufficio per le comunicazioni sociali della CEI nella persona del suo direttore don Domenico Pompili qui rappresentato dal dott. Vincenzo Grienti; poi al Servizio informatico della CEI nella persona del dott. Giovanni Silvestri; ancora ai tecnici della società Seed-Ids Informatica che hanno svolto il lavoro di progettazione e di messa in opera del sito; e infine, ma non per ultimi, ai miei collaboratori: a don Rosario Sultana, in particolare, che ha accettato di assumere la responsabilità di webmaster del nuovo sito, e a quanti lo hanno aiutato e continueranno a farlo per i vari aspetti di competenza e di informazione, tra i quali voglio citare il dott. Salvatore Maiore quale direttore del nostro ufficio per i beni culturali e l’arte sacra, così rilevante per il patrimonio di cui portiamo insieme il vanto e il peso. 
La nostra presentazione si svolge felicemente nella imminenza della celebrazione della 42a Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, per la quale il papa Benedetto XVI ha voluto consegnarci un suo messaggio che ne sviluppa il titolo: ‘I mezzi di comunicazione sociale: al bivio tra protagonismo e servizio. Cercare la verità per condividerla’. Il tema riprende un aspetto che è intrinseco alla natura stessa dei mezzi di comunicazione e che gli interventi del Magistero, già con il concilio Vaticano II, non hanno smesso di porre in evidenza, ovvero il loro rapporto con la verità. Mi piace sottolineare due aspetti tra altri del messaggio pontificio che interpellano il nostro uso dei media e la loro funzione nella società e nella Chiesa.
In primo luogo mi pare si debba segnalare la connaturale tendenza dei mezzi di comunicazione a costituire essi stessi un evento a sé, quasi indipendentemente dalla realtà che riferiscono, presentano o commentano, così da diventare essi stessi produttori di eventi, creatori di realtà, ma in questo caso virtuale, che si sovrappone fino a sostituirsi alla verità dei fatti. C’è in questo, lo sappiamo, un effetto congenito proprio degli stessi media, i quali non istituiscono una mediazione pura, tra i fatti e la loro conoscenza, bensì si presentano come strumenti e intermediazioni essi stessi dotati di propria consistenza, i quali rielaborano e in un certo senso ricreano la realtà dei fatti cui si riferiscono. La comunicazione è una mediazione che, mentre potenzia l’informazione e la sua diffusione, tende a erodere sempre più spazio alla realtà fattuale fino a introdurvi un ulteriore livello, virtuale, con il quale la realtà che chiamiamo fattuale finisce con l’intrecciarsi e alla fine con il confondersi. Mentre le dimensioni e le potenzialità della comunicazione vengono smisuratamente moltiplicate, cresce la necessità di imparare ad orientarsi nel discernimento dei livelli di realtà, o più semplicemente tra reale e virtuale; ma cresce anche la responsabilità, e quindi la necessità della competenza e della vigilanza, per chi opera nell’ambito della comunicazione. Infatti a questo carattere connaturale ai mezzi di comunicazione si aggiungono le condizioni e soprattutto gli scopi per i quali gli operatori della comunicazione utilizzano i media.
«Occorre pertanto chiedersi ‘ scrive il Papa nel suo messaggio ‘ se sia saggio lasciare che gli strumenti della comunicazione sociale siano asserviti a un protagonismo indiscriminato o finiscano in balia di chi se ne avvale per manipolare le coscienze. [‘] Oggi, in modo sempre più marcato, la comunicazione sembra avere talora la pretesa non solo di rappresentare la realtà, ma di determinarla grazie al potere e alla forza di suggestione che possiede. Si costata, ad esempio, che su talune vicende i media non sono utilizzati per un corretto ruolo di informazione, ma per ‘creare’ gli eventi stessi» (n. 3). C’è dunque una responsabilità che viene sfidata e che chiede di essere esercitata nei confronti dei media, sia da parte di chi li gestisce sia da parte di chi li usa e ne fruisce. Solo così si potrà far fronte a quella che il Papa considera una vera e propria «mutazione» (ib.) in atto nel ruolo dei mezzi di comunicazione, per i quali egli invoca lo sviluppo di una vera e propria «info-etica» (n. 4), analoga a quella che è diventata la bio-etica.
Una seconda considerazione si impone allora in ordine al rapporto tra mezzi e fine nell’impiego dei media. Poiché infatti siamo di fronte a ‘mezzi’ di comunicazione che hanno assunto un ruolo così preponderante da creare essi stessi un nuovo ambiente umano e quasi una realtà parallela, e questo non solo per un uso distorto o strumentale, ma anche per la loro stessa natura sempre più pervasiva nell’orizzonte della conoscenza e dell’esperienza umana in genere, ciò che va posto all’ordine del giorno è la questione antropologica, ovvero la questione della verità dell’uomo; ancora una volta è diventato necessario chiedersi chi è l’uomo e che cosa può o rischia di diventare. Questo impone, quanto meno a noi credenti per un servizio a tutti, di tenere desto il senso della persona umana, nella sua figura completa di creatura di Dio a sua immagine e somiglianza, redenta da Cristo, nel quale trovare la compiuta realizzazione umana e verso cui orientare la ricerca di verità e di vita (cf. n. 6). L’umanità autentica ha il suo criterio insuperabile nel Cristo; egli è guida nel discernimento della verità e del bene che proprio attraverso i mezzi di comunicazione sociale possono raggiungere ulteriori significative realizzazioni. Ma perché ciò avvenga bisogna recuperare un adeguato senso della dignità dell’uomo ed una visione integrale della sua identità di creatura a immagine e somiglianza di Dio, chiamata ad una relazione filiale con Dio in Cristo. Insieme a questa chiara coscienza e visione è necessario quindi assicurare che l’uso dei media custodisca e promuova la dignità integrale dell’uomo, nella sua dimensione personale, dal concepimento all’ultimo respiro, e nella sua dimensione sociale, a cominciare dal diritto e dal dovere del lavoro, fino a tutti gli aspetti di una corresponsabilità e di una partecipazione che unicamente possono rendere ciascuna persona e la società in cui vive degna di essere definita umana.
Non si tratta allora di demonizzare i media, e nemmeno di idolatrarli, quanto piuttosto di possedere con chiarezza il criterio del loro utilizzo come utenti o come operatori della comunicazione, perché diventino ciò a cui sono chiamati, ovvero una magnifica ed esaltante potenzialità di sempre più piena umanizzazione.
Guardare in questo modo all’avvio di un nuovo sito internet come il nostro fa intravedere una opportunità umana, sociale ed ecclesiale di singolare portata. Innanzitutto perché un sito internet integra in sé diverse dimensioni dei media più avanzati, abilita ad una comunicazione ricca e completa, offre un costante aggiornamento, consente una interazione continua tra emittente e utente, fa entrare in comunicazione con un mondo vivo di persone e di comunità. Potrebbero essere tre, in tal senso, le indicazioni da raccogliere all’avvio di uno strumento come il sito internet di una diocesi quale la nostra.
Innanzitutto il sito rappresenta una opportunità completa e tempestiva di aggiornamento sul piano delle notizie e dell’informazione. Ciò significa un impegno assiduo e serio per tutti coloro che vi siamo implicati per assicurare che i dati siano sempre offerti puntualmente e con completezza. E significa anche, sul versante di chi fruisce del servizio, l’impegno a seguire con attenzione e quindi a corrispondere con una attiva partecipazione al circuito di comunicazione reso in tal modo permanentemente attivo.
In secondo luogo il sito si presta a diventare strumento privilegiato di lavoro per tutti coloro che sono impegnati e responsabili nei vari ambiti della vita diocesana e su tutto il territorio della diocesi. Si tratta allora di far sì che il sito contribuisca, secondo i requisiti tecnici che gli sono propri, a rendere sempre più integrata e organica la vita e l’attività della diocesi a tutti i livelli e tra tutte le sue componenti. Questo tocca immediatamente quanti portano responsabilità di settore o locale, coinvolge via via tutte le istituzioni, ma infine rende possibile una vita di Chiesa sempre più viva e partecipata.
Infine il sito porta la responsabilità di essere strumento della vita e della missione della Chiesa al proprio interno e verso tutti riconducendo tutte le informazioni e le comunicazioni al compito dell’evangelizzazione che rappresenta la cifra riassuntiva della identità e di tutte le attività ecclesiali. Attraverso il sito deve passare una immagine di Chiesa e, in essa, una immagine di umanità plasmata e conformata a Cristo Signore. E questo sia per l’immagine complessiva che trasmette dal punto di vista tecnico ed estetico, ma anche per i riferimenti, i richiami, le possibilità di rimando ai contenuti della fede cristiana che contiene e con cui sollecita chi lo visita. In altre parole, il sito deve diventare strumento non solo di informazione, ma anche di conoscenza e, perché no?, di formazione, direttamente o indirettamente. Con una peculiarità che gli è propria, e cioè il carattere in qualche modo interattivo, che trasforma la visita del sito in una possibile apertura di dialogo serio, costruttivo, positivo e arricchente per chiunque la intraprenda.
Sta nei nostri auspici, e nelle nostre preghiere, che tutto ciò si realizzi, perché anche questo strumento diventi segno di Chiesa e quindi frammento del Regno che viene, che è di Dio ma per ciò stesso anche e veramente dell’uomo.

             + Mariano Crociata, Vescovo di Noto


La diocesi di Noto on-line. Presentazione del nuovo sito internet


Sarà presentato lunedì 28 aprile 2008 alle ore 11 a Noto, presso il Seminario vescovile alla presenza del Vescovo di Noto, S. E. Mons. Mariano Crociata, il sito internet ufficiale della diocesi. Scelto tra i dieci ‘progetti pilota’ individuati in tutta Italia dal Servizio informatico della Conferenza Episcopale Italiana per l’anno 2008, il sito internet raccoglie i video, le fotografie, i link agli uffici e servizi pastorali della curia diocesana e centinaia di ipertesti per un totale di quasi trecento pagine in html tutte dedicate alla Chiesa netina. L’indirizzo su cui trovare queste e tante altre informazioni utili è www.diocesinoto.it ed è stato realizzato in meno di due mesi da uno staff di webmaster, tecnici informatici e giornalisti.


 


Il sito, concepito come strumento al servizio sia degli uffici della diocesi che dei navigatori della rete, si propone di aggiornare su tutti gli eventi diocesani. In particolare, on line si potranno leggere sempre le omelie aggiornate, i discorsi, le lettere e i decreti del Vescovo S. E. Mons. Mariano Crociata, accessibili già dall’home page, cioè dalla pagina iniziale del sito internet. In evidenza anche l’itinerario culturale delle principali chiese barocche ricche di storia e di cultura religiosa, uno speciale dedicato alla Cattedrale di Noto dove sono disponibili foto e due video sulla celebrazione di riapertura del gioiello barocco patrimonio dell’umanità, un’area dedicata al gemellaggio tra Noto e Butembo-Beni e la sezione ‘vocazioni’ con l’approfondimento sul Seminario vescovile. Ampio spazio anche alla storia della diocesi in cinque lingue (inglese, francese, tedesco, spagnolo e italiano).


Vedi il resto del comunicato nell’allegato.


SANTUARIO CONVENTO MADONNA DELLE MILIZIE


Situato in contrada Mulici, la tradizione lo vuole costruito nel luogo dell’epica battaglia tra Normanni e Saraceni a memoria e ringraziamento dell’intervento risolutore della Madonna a cavallo. Edificato tra il 1093 e il 1098 fu ampliato nel 1391 e ricostruito interamente nel 1721, dopo esser stato distrutto da un terremoto, sulla base del modello precedente. In seguito vi venne accostato anche un convento. Caratteristica è la torre campanaria, che fungeva anche da torre d’avvistamento poiché dalla zona si domina tutto il territorio donnalucatese e si scorgono a nord-est anche le colline sciclitane. Vi si accede passando attraverso un ingresso voltato e il primo impatto è con un portale dagli accesi colori. In alto si trova la lapide posta da Ruggero d’Altavilla, che secondo la tradizione volle la costruzione del Santuario, per ricordare quanto avvenuto. Negli anni a seguire varie furono le processioni da tutti i centri abitati dalla zona allo scopo di chiedere protezione alla Madonna. Nel suo anniversario la battaglia viene ancora oggi inscenata da figuranti al culmine di una festa molto sentita. Nel XII secolo vi dimorò Frà Mariano Perello, notissimo storico sciclitano, che dopo la sua morte vi venne anche sepolto. La notizia ha trovato conferma qualche anno fa con il reperimento della sua tomba in seguito ad un crollo.


Testo  e foto da http://www.donnalucata.it

S. GIUSEPPE

La Chiesa di San Giuseppe fu costruita nel 1504 da parte di un devoto nel suo podere sito nel quartiere medievale extra moenia detto del Casale. La cura della Chiesa e lo sviluppo della devozione a San Giuseppe furono affidate alla Confraternita di cui facevano parte i nobili, i cavalieri e tutti gli artigiani di Scicli. Nei primi dei 1600 la Confraternita di Santa Agrippina, dopo aver ceduto il proprio oratorio e il proprio orto ai Frati Minori Cappuccini perché vi costruissero il loro convento con annesso lazzaretto per la cura degli appestati, si fuse con la Confraternita di San Giuseppe e trasferì il suo altare con il simulacro della santa presso la chiesa di S. Giuseppe. A partire da questo periodo la chiesa fu elevata a Gancia della Matrice come succursale per l’amministrazione del battesimo, dell’unzione degli infermi e del viatico ai fedeli che non potevano salire sul colle dirimpetto alla chiesa di San Matteo. Perciò ebbe il privilegio di poter avere il fonte battesimale e la conservazione degli olei sacri e dei Santissimo Sacramento pur non essendo chiesa parrocchiale. Come tutte le altre chiese dei Val di Noto crollò in buona parte nel terremoto dei 1693 e i lavori di ricostruzione furono ripresi già ai primi dei 1700 con l’impianto di una nuova chiesa in stile barocco in armonia con tutto le altre chiese ed edifici della città. I lavori furono terminati nel 1772 così che al presente abbiamo una chiesa a navata unica con cinque nicchie laterali dove sono collocati gli altari laterali e un grande catino absidale con l’altare maggiore e un presbiterio spazioso. La decorazione dello spazio interno è pregevole per gli stucchi e la tenue colorazione delle volte secondo il nuovo gusto dell’epoca. Purtroppo un primo restauro degli anni ‘60 ha un po’ tradito l’armonia primigenia e il primitivo progetto della chiesa settecentesca. La chiesa è stata elevata a parrocchia il 1 dicembre 1950 ed è tuttora aperta a tutte le attività pastorali. Secondo gli storici locali della chiesa precedente al terremoto rimangono: 1) la statua marmorea di Santa Agrippina, in marmo bianco colorato, su una base che porta in bassorilievo la storia del martirio della santa, datata 1497 e attribuita al famoso scultore Donatello Gagini, inserita in una parete abbellita da un panneggio in stucco dorato con al centro la colomba dello Spirito Santo. L’altare purtroppo è stato distrutto; 2) il fonte battesimale con catino in unico pezzo in pietra dura locale sormontato da copertura lignea a cupola ottogonale; 3) due angeli che reggono una conchiglia a mo’ di acquasantiera in pietra dura locale ai due lati dell’ingresso della chiesa di pregevole fattura; 4) un crociffisso ligneo attualmente conservato in una nicchia laterale.  Alla nuova costruzione appartengono invece: 1) La statua lignea di San Giuseppe, realizzata tra il 1773 e il 1780, rivestita parzialmente con lamine di argento decorate con motivi floreali a cura di Don Giuseppe Iemmolo e dei Barone Penna che donarono dieci once d’argento ad hoc. L’incarico della statua fu dato al napoletano Pietro Padula, autore del presepe ligneo conservato nella chiesa di San Bartolomeo di Scicli. L’opera, interrotta a causa della morte del Padula avvenuta nel 1778 fu ultimata dallo scultore sciclitani Pietro Cultraro (o Cultrera); 2) un quadro con la Madonna delle Grazie tra le sante martiri siciliane Agata e Lucia e le anime del Purgatorio, ex voto di un certo D’Antonio di Lorenzo datato 1745 di buona fattura locale; 3) Un quadro della stessa epoca raffigurante la cacciata dei venditori dal tempio in una ricca cornice lignea dorata di stile barocco;4) La balconata lignea dei coro dove era situato l’organo a canne della stessa epoca, con pregevoli decorazioni barocche. Al rimodernamento ottocentesco invece sono da attribuire: 1) la sede lignea del celebrante e i due sgabelli decorati a foglie di oro zecchino; 2) due consolle laterali dell’altare maggiore in legno con decorazioni in oro. Nella chiesa si conservano pure arredi liturgici degni di attenzione

LUI E NOI PER LORO

Titolo: Lui e noi per loro : Fonti d’archivio e documenti sul B. Antonio di Noto (+1550) detto l’Etiope o de Categerò
Autore: Guastella Salvatore
Editore: La Caritas Diocesana Noto
Data di Pubblicazione: 2000
Pagine: 239
Argomento: Santità – Spiritualità